Autore: Sandro Ciarlariello Pagina 1 di 85

La Scuola nelle mani di Google?

A causa dell’emergenza COVID-19, la didattica a distanza ha stravolto il modo in cui docenti e studenti interagiscono. Tutti vogliono tornare in classe ma per motivi sanitari purtroppo nessuno può. Ho già espresso il mio pensiero sulla didattica a distanza in un altro post.

In sintesi: la didattica a distanza non può essere concepita come strumento che sostituisce totalmente la didattica in presenza. Tuttavia, questo momento può essere usato per sperimentare, inventare nuove metodologie e testarle. Magari in futuro la didattica a distanza potrebbe essere utile per integrare in modo efficace ciò che si fa in presenza e ampliare la funzione sociale della scuola.

Ma nonostante tutte le migliori intenzioni, la realtà è che oggi tra le maglie dei buoni propositi si nascondono sempre problematiche potenzialmente legate alla logica del profitto che pervade il nostro mondo. Provo a spiegarmi meglio.

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Le catene (gravitazionali della galassia) di Andromeda

La gravità è una forza incredibile: fa espandere l’universo, fa danzare stelle, pianeti e galassie, ci tiene sulla Terra e non ci fa schizzare via nello spazio.

La gravità lavora lentamente, in silenzio, per cambiare volto all’universo. Prendete la nostra galassia, la Via Lattea, il nostro condominio spaziale: noi siamo sul pianerottolo chiamato Sistema solare, a parecchi miliardi di kilometri dal centro galattico.

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La Scuola ai tempi del coronavirus

In un celebre romanzo di Gabriel Garcia Marquez, Florentino Ariza ha amato Fermina Daza tutta la vita. Entrambi da giovani si sono voluti molto bene: poi è accaduta la vita e qualcosa è cambiato. Un lungo e tortuoso percorso ha portato Florentino e Fermina su strade diverse, anzi percezioni diverse della realtà circostante. Passata la bufera della vita, a un certo punto, Florentino e Fermina si riuniscono e sono felici, mentre tutto intorno divampano molti cambiamenti. Più o meno, con qualche licenza, è questa la storia che voglio raccontarvi oggi. I protagonisti però non sono Florentino e Fermina, ma siamo Noi e la Scuola.

E il naufragar m’è dolce in questo mare

Oggi, inteso letteralmente come il giorno in cui sto scrivendo questo post, sono a casa, confinato. È sabato, Bologna è vuota e non sono andato a prendere i cornetti in pasticceria e neanche il giornale (per precauzione, tanto leggo online il pdf). Guardo la finestra e vedo una magnifica desolazione, come disse Edwin Aldrin quando mise piede sulla Luna.

Qualche bus in giro c’è, alcuni buttano il rusco (come si dice qua), altri portano fuori il cane: la vita non è ferma ma estremamente rallentata. L’aria è molto più pulita, me ne accorgo mentre sorseggio la mia tazza di caffè.

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Facciamo la rivoluzione didattica, non l’innovazione

I discorsi attorno alla scuola sono sempre i più difficili da affrontare. Da queste parti, su questo blog, ogni tanto si parla di scuola, istruzione e didattica. Si tratta di divagazioni personali che si agganciano alla mia esperienza quotidiana di fresco docente precario e soprattutto a un discorso generale da cui, ritengo, la divulgazione scientifica non possa prescindere.

Galeotta fu, per questo post, la puntata di Presa Diretta dal titolo Cambiamo la scuola andata in onda il 28 febbraio 2020. Temo che in quella puntata abbiano raccontato una realtà che non esiste e che ciò abbia mostrato un quadro molto lontano dalla realtà dei problemi da affrontare con urgenza.

Bisogna partire dai dati OCSE-PISA

Il centro di gravità della questione è l’insieme dei dati OCSE-PISA, dove PISA sta per Programme for International Student Assessment. Per gli amici, cioè, i dati INVALSI: quelle prove, sotto forma di test, che si svolgono durante alcuni anni precisi del ciclo di studi per verificare come se la cavano gli studenti in alcune materie.

Si tratta di questionari che dovrebbero poi rilasciare un punteggio in grado di misurare la temperatura cognitiva di una popolazione scolastica: la capacità di affrontare ragionamenti scientifici o di leggere, comprendere e interpretare un testo scritto.

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No, Betelgeuse non esploderà tra oggi e domani: ecco perché

Qualche giorno prima dello scorso Natale ci eravamo chiesti: la stella Betelgeuse sta per esplodere?

Sebbene il titolo del post fosse interrogativo, in realtà leggendo l’articolo già allora avevo cercato di mostrarvi che c’era abbastanza scetticismo nell’aria. Insomma, si era un po’ alzato l’hype su una questione che dopotutto non aveva bisogno di quell’hype. Tutto era nato dall’osservazione di un calo di luminosità di Betelgeuse, ma Betelgeuse si trova in una fase di stella supergigante rossa, soggetta anche normalmente (e lo registriamo già da anni) a diversi cali e aumenti di luminosità.

Comunque, veniamo a noi.

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