di Sandro Ciarlariello

Ci siamo sempre preoccupati dei marziani, degli alieni, ma la realtà dei fatti, come vedremo oggi, è un'altra: siamo noi gli alieni che invadono gli altri pianeti e questa è La domenica di Quantizzando.

ANNUNCIAZIONE: il 10 e 11 agosto ci sarà la seconda edizione di Fossalto Scienza, ovviamente in formato ridotto causa Covid-19. Trovate tutti i dettagli sul sito ufficiale di Fossalto Scienza. Faremo un Sistema solare in scala attraverso le vie del paese e ci sarò io che racconterò un po' di storie sul Sole e su tutti i pianeti, asteroidi e comete: sarà una passeggiata tra i pianeti, a piccoli gruppi, all'aperto, nel pieno rispetto delle regole sanitarie (quindi portate la mascherina anche se siamo all'aperto!).

Questa settimana sono partite alcune nuove missioni verso Marte (e ne partirà un'altra la prossima settimana, se non ci sono intoppi) nella newsletter di oggi vorrei fare un riassunto delle missioni che finora hanno fatto la storia dell'esplorazione di Marte. Pronti? Via!

Come sempre nelle robe spaziali, in principio furono i sovietici. La battaglia tra sovietici e americani per la conquista di Marte inizia già negli anni Sessanta del secolo: vincono i russi nel 1971, con il primo schianto della sonda Mars 2 il 28 novembre e poi, finalmente, con il primo sbarco soft il 2 dicembre con la sonda Mars 3. La Mars 3 però, dopo pochi secondi dall'arrivo sulla superficie marziana, subito si spegne e non si rianima più. Gioia ma anche delusione per i sovietici.

Gli americani però non stanno con le mani in mano: parte il programma Mariner, sempre negli anni Sessanta. Queste sonde Mariner nel corso degli anni si avvicinano a Marte, orbitano intorno, ma non sbarcano: per i primi ammartaggi americani bisogna attendere il 1975 e le missioni Viking. La sonda Viking 1 arriva sulla superficie marziana il 20 luglio, la sonda Viking 2 invece il 3 settembre dello stesso anno. Non solo: le sonde Viking non si spengono, anzi trasmettono dati e immagini storiche. Un punto a favore degli americani: Marte è conquistato, l'interesse per il pianeta rosso cala un pochino negli anni successivi. 

Questa qui sotto è la prima immagine ravvicinata della superficie Marziana. È il 14 luglio 1965 e la sonda è l'americana Mariner 4.

Del resto, non è facile andare su Marte e non è detto che le missioni siano sempre un successo. Se si scorre la lista delle missioni marziane si scopre che circa i due terzi sono fallite e solo poche sono riuscite a toccare il suolo rosso pieno zeppo di ossidi di ferro di Marte senza schiantarsi. Partiamo da una considerazione ovvia: la finestra di lancio. Marte e la Terra sono due pianeti che orbitano entrambi intorno al Sole. E lo fanno con velocità diverse; quindi a volte sono più vicini tra loro, a volte sono più lontani. Perciò bisogna attendere il momento giusto per fare in modo che il viaggio duri il meno possibile, risparmiare e abbassare i costi della missione.

Questo influisce sul percorso di avvicinamento a Marte: poche missioni, pochissimi successi. Così arriviamo al 4 dicembre 1996, data storica per l'esplorazione di Marte: gli americani riescono a far poggiare sulla superficie rossa il primo rover della storia, cioè il primo modulo in grado di scorrazzare come un trattore su Marte: è la missione Mars Pathfinder (lander) che liberò il rover Sojourner.

Poi a volte ci si mettono anche le assurdità degli esseri umani. Nel 1998 la NASA invia in orbita su Marte la sonda Mars Climate Orbiter. La missione fallisce in modo inaspettato: il 23 settembre 1999, al momento dell'inserimento in orbita, i contatti con la sonda si perdono. Che cos'è successo? Qualcosa di assurdo, appunto: l'azienda che aveva lavorato alla sonda insieme alla NASA, cioè la Lockheed Martin Space, ha fatto confusione tra le unità di misura del Sistema Internazionale (metri e kg) e le unità del sistema di misura anglosassone (piedi e libbre). Peccato: tra l'altro il sodalizio tra NASA e Lockheed Martin era già andato a buon fine nel 1996, quando in orbita marziana arriva il Mars Global Surveyor.

Oltre a Russia e Stati Uniti, i primi ad avventurarsi su Marte sono stati i giapponesi. Il lancio è nel 1998 e la sonda si chiama Nozomi. Purtroppo la missione è un fallimento: il 14 dicembre 2003 Nozomi non riesce a entrare nell'orbita di Marte.

Anche l'Unione Europea a un certo punto si lancia alla volta di Marte: siamo nel 2003 e la missione si chiama Mars Express. Il nome è tutto un programma: la missione si chiama così perché sfrutta il fatto che la Marte e Terra non sono così vicini da circa 60 mila anni. La missione consta di due parti: un orbiter e un lander (Beagle 2). Purtroppo l'ammaraggio di Beagle 2 non ha successo. Tuttavia Mars Express è tuttora in orbita attorno a Marte e il 23 gennaio 2004 gli scienziati europei fanno un grande annuncio: c'è acqua su Marte, nella calotta del polo sud marziano. È la prima evidenza diretta di qualcosa che si sospettava già da tempo, un risultato fondamentale. Mars Express dovrebbe riuscire a funzionare senza problemi fino al 2026.

La NASA poi torna all'attacco di Marte nel 2003 e vince definitivamente la sfida con tutte le altre nazioni del mondo: sulla superficie del pianeta rosso sbarcano i rover Spirit (4 gennaio 2004) e Opportunity (25 gennaio 2004). Ci sarebbe da scrivere un libro intero sulle scoperte fatte da questi due rover riguardo la geologia marziana e i dati e le immagini raccolte. Questo per esempio è un tramonto su Marte colto da Spirit. Robe che neanche il miglior fotografo della storia riuscirebbe a fare.

Il resto è storia recente: il rover NASA Curiosity, tuttora operativo, il successo europeo di ExoMars TGO con però schianto del lander Schiaparelli (non è facile arrivare sani e salvi su Marte, lo abbiamo detto), un altro successo con NASA InSight (che ha registrato anche il primo terremoto su Marte).

E il futuro? E le altre nazioni? Già, in questi mesi molti altri stati si sono lanciati alla conquista di Marte.

Partiamo facendo un passo indietro: il 24 settembre 2014 l'India ha messo una sonda in orbita marziana, il Mars Orbiter Mission. La missione per ora dovrebbe essere operativa fino alla fine di quest'anno, in attesa di sequel, cioè Mars Orbiter Mission 2 da lanciare verso Marte nel 2024.

La Cina nel 2011 pure aveva provato a raggiungere Marte, sfruttando un passaggio dei russi: la missione Fobos-Grunt della Russia contava di raggiungere Phobos (una delle due lune di Marte) per recuperare un campione di superficie; lungo il tragitto la Fobos-Grunt avrebbe scaricato un orbiter cinese chiamato Yinghuo-1 in orbita appunto attorno a Marte. Purtroppo però la missione fallì: il lancio ci fu l'8 novembre 2011 ma ci fu un guasto e dopo poche settimane nel gennaio 2012 la missione finì nell'Oceano Pacifico, senza aver mai abbandonato l'orbita terrestre. I russi, reduci già da parecchi storici fallimenti marziani, hanno gettato la spugna.

Ma la Cina in questi giorni invece ci riprova, stavolta senza passaggi rischiosi: il 23 luglio 2020 è partita la missione cinese Tianwen-1 verso Marte. L'arrivo previsto in orbita marziana è per febbraio 2021; inoltre, la missione ha anche un lander da far sbarcare su Marte, se tutto va bene, il 23 aprile 2021.

Infine, l'ultima nazione di cui dobbiamo parlare è quella degli Emirati Arabi Uniti: il 19 luglio 2020 è partito l'orbiter Al Amal (tradotto significa: speranza), che dovrebbe arrivare in orbita marziana a febbraio 2021.

Anzi no, scherzavo: dobbiamo di nuovo citare gli Stati Uniti, che hanno la fissa riguardo a Marte. La nuova missione si chiama NASA Perseverance e la finestra di lancio prevista è tra il 30 luglio e il 15 agosto 2020. Il nome già dice tutto: il rover Perseverance andrà alla ricerca di tracce di vita marziana. Poi, siccome agli americani piace far vedere che stanno avanti a tutti, insieme al rover invieranno un piccolo drone chiamato Mars Helicopter che farà compagnia al rover Perseverance. Se la partenza sarà il 30 luglio come previsto, lo sbarco è previsto per il 18 febbraio 2021.

Ma come mai questo crescente interesse verso Marte? Voglio dire, il fallimento di una missione marziana è dietro l'angolo, gli americani sono chiaramente avanti e ottengono i dati e le analisi migliori: perché tutto questo affannarsi in sforzi locali? Non sarebbe meglio un grande sforzo globale condiviso?

Lo so: è una posizione ingenua la mia. È chiaro che gli interessi in gioco vanno oltre la semplice scienza. Yuval Noah Harari nel suo libro Sapiens fa un interessante riflessione: nella storia il progresso scientifico è andato sempre di pari passo con l'imperialismo. O, se preferiamo parafrasare in termini più moderni, con il capitalismo. Harari nel suo libro fa soprattutto esempi di ricerca nel campo della medicina o della biologia (in realtà fa anche una specie di esempio astrofisico di cui magari vi racconterò poi, se non avete già letto il libro).

L'idea che Harari espone è che il capitalismo/imperialismo, proprio come la ricerca scientifica, è attratto dall'ignoto, dalla possibilità di scoprire nuovi mercati e nuove possibilità di guadagno. L'invasione del continente americano nel 1500 può essere letto in questo modo. Anche l'invasione di Marte da parte di Russia, USA, India, Cina, Giappone, Unione Europea, Emirati Arabi può essere letta solo in quest'ottica: farsi largo nello spazio per ottenere un ritorno economico presto o tardi.

Da una parte, lo dico da scienziato/insegnante è davvero frustrante; dall'altra è la semplice realtà delle cose: le scoperte scientifiche che raccontiamo sono il frutto di investimenti nella speranza di ottenere guadagni. Voi direte: ovvio, è banale che sia così. Forse avete ragione, ma secondo me vale sempre la pena ricordarlo e rifletterci su. 

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Quantizzando consiglia 

Oggi tra i miei consigli, tutte cose di cui parleremo presto in questa newsletter e su blog e podcast (già, Parsec torna il 7 settembre live!)

1* Una nuova puntata nella saga della stima della costante di Hubble, della materia oscura e dell'energia oscura (Quantizzando)

2* La storia del grande dibattito astronomico del 1920  (Quantizzando)

3* Su Saturno è estate! (NASA)

4* Fotografati due pianeti attorno a una stella tipo Sole (ESO)

5* Instagram e la vita a Jakarta (Il tascabile)

 

Per finire, un libro da leggere quest'estate (cliccate sull'immagine per ordinarlo al volo).

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