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2 minuti di letturaAnche le comete hanno l’aurora

La sonda ESA Rosetta ha studiato con attenzione incredibile la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (67P/C-G).

Dal 30 settembre 2016 ormai Rosetta giace sulla cometa inattiva, ma i dati che ha raccolto dal 2014 al 2016 sono ancora molto preziosi. Per esempio, già nel 2014 era stato osservato un alone luminoso ultravioletto che circonda la cometa 67P/C-G. All’epoca questo bagliore fu scambiato per luce diffusa diurna, ovvero un bagliore diffuso provocato dal fatto che la luce del Sole rimbalzasse sulle varie molecole del gas che circonda la cometa.

Un’analisi più attenta ha però rovesciato questa spiegazione. A quanto pare non è luce del Sole a provocare il bagliore diffuso, bensì le particelle cariche provenienti dal Sole. In due parole: vento solare.

E voi che leggete Quantizzando o ascoltate il podcast Parsec sapete già tutto: se c’è di mezzo il vento solare, allora molto probabilmente stiamo parlando di aurore, come accade già sulla Terra o su altri pianeti.

Infatti, le particelle cariche del vento solare quando arrivano sulla cometa 67P/C-G collidono con le molecole d’acqua nei pressi delle cometa e, a causa dell’energia elevata delle particelle del vento solare, le spaccano – separano l’idrogeno e l’ossigeno che compongono l’acqua.

Accade quindi qualcosa di molto simile alle aurore ultraviolette osservate qualche tempo fa su Marte.

L’ESA ha fatto un video molto bello che spiega ciò che accade.

Per la precisione accade questo: gli elettroni accelerati del vento solare colpiscono le molecole d’acqua della cometa; ossigeno e idrogeno si separano e acquistano energia; quando ossigeno e idrogeno tornano stabili emettono luce ultravioletta, cioè la luce che forma il bagliore diffuso misurato attorno alla cometa 67P/C-G.

Per capire la natura di questo fenomeno sono stati usati diversi strumenti a bordo della sonda Rosetta: questo è un aspetto fondamentale, perché permette di avere ragionevoli conferme sulla bontà dell’analisi, visto che sarebbe molto strano se diversi strumenti si sbagliassero tutti contemporaneamente. Invece i dati convergono verso la spiegazione che vi ho appena descritto e che si vede nel video.

Per quanto riguarda le aurore in sè, cioè l’interazione del vento solare con molecole di vari corpi celesti, questa non è la prima volta per una cometa. Già nel 1996 era stata osservata un’aurora con emissione nei raggi-X sulla cometa C/Hyakutake 1996 B2. Questa è la prima volta di un’aurora ultravioletta, invece.

Questo tipo di studi è molto interessante perché ci dà un’idea di come il vento solare interagisca con i vari protagonisti in giro nel Sistema solare. Siccome il vento solare è un attore essenziale per determinare vari fenomeni, per così dire, meteorologici nello spazio, allora capire come interagisce con le varie molecole può essere fondamentale.

Ma soprattutto, io non avrei mai immaginato di scrivere un post per raccontare il bagliore ultravioletto di una cometa. Evidentemente, sono io che manco di immaginazione, mentre la realtà del nostro universo ha ancora un sacco di cose da dire. Tocca a noi scoprirle ogni giorno.

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FONTI

Articolo scientifico Far-ultraviolet aurora identified at comet 67P/Churyumov-Gerasimenko di Galand et al. su Nature Astronomy.

Comunicato stampa dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

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