5 minuti di letturaAmazon, SpaceX e Facebook alla conquista dello spazio: ma a quale prezzo per l’astronomia?

Il 30 luglio 2020 la Federal Communication Commission (FCC), cioè la commisione federale per le comunicazioni negli Stati Uniti, ha autorizzato il progetto Kuiper di Amazon, l’azienda privata fondata da Jeff Bezos. Come riportato sul documento ufficiale, i satelliti Kuiper saranno 3236, posti su 98 orbite attorno alla Terra, a tre diverse quote: 590 km, 610 km, 630 km. Questi satelliti hanno come obiettivo la diffusione sul territorio statunitense di connessione internet a banda larga ad alta velocità. Il documento ufficiale della FCC riporta questa conclusione:

Notate le parole finali per indicare a chi saranno utili i futuri satelliti di Amazon. In pratica a tutti, ma sono sono i vocaboli scelti che colpiscono. Non si parla di popolazione o lavoratori, bensì “consumatori, governo, e affari”.

Poco prima di un lancio di un razzo di SpaceX

Per capire l’impatto del progetto Kuiper, al momento in cui scrivo questo post in orbita attorno alla Terra ci sono 2666 satelliti. Questo vuol dire che le missioni del progetto Amazon Kuiper in pratica aumenteranno del 120% il numero dei satelliti artificiali in orbita.

Amazon non è l’unica azienda privata che mette in orbita una costellazione di satelliti artificiali. Già SpaceX, azienda fondata da Elon Musk e che corre verso lo spazio da tempo, ha lanciato diversi lotti (a pacchi di 60 alla volta) di satelliti della costellazione Starlink, altra rete di satelliti che si occupa di connessione internet su banda larga, ma con l’aspirazione di coinvolgere tutto il globo, non solo gli USA, nel suo mercato.

Sicuramente il problema del cosiddetto digital divide, cioè l’insieme delle di disuguaglianze di accesso a livello tecnologico, è un problema da non sottovalutare (l’abbiamo visto in particolare durante i lockdown dei mesi scorsi); tuttavia non dimentichiamo che stiamo parlando di aziende che intendono vendere alle persone la possibilità di accedere a una connesione ultra veloce e potente, ovvero non abbiamo a che fare con benefattori dell’umanità che fanno le cose per il bene di tutti e senza secondi fini. A oggi, Space X ha già inviato 655 satelliti della rete Starlink in orbita e l’obiettivo e arrivare a 12 mila satelliti in orbita entro la fine del 2020.

Bezos, Zuckeberg, Musk

Naturalmente, lo spazio come fonte di mercato ingolosisce tutti, visto che il capitalismo terrestre cerca di ottenere profitto da tutto ciò che ci circonda. E subito è arrivato dunque anche Mark Zuckeberg: Facebook sta ufficialmente costruendo la sua rete di satelliti Athena. Ma ci sono anche altre aziende all’opera con il mercato spaziale, per esempio Telesat e OneWeb.

Che cosa significa tutto questo per l’osservazione astronomica del cielo?

I satelliti riflettono la luce del Sole ed è molto facile riconoscerli in cielo di notte: si vedono questi puntini luminosi muoversi molto velocemente sulla volta celeste. All’osservatorio cileno di Cerro Tololo si sono già accorti di come il capitalismo applicato allo spazio ha cambiato la vita degli astrofisici. Questa foto qui sotto è stata ottenuta nel 2019 con il telescopio Blanco.

Porzione di cielo fotografata dal telescopio Blanco in Cile nel 2019. Crediti: National Optical-Infrared Astronomy Research Laboratory/CTIO/AURA/DELVE

Quelle strisce luminose che tagliano l’immagine come i cavi dell’alta tensione tagliano i nostri orizzonti sulla Terra, in realtà sono le scie lasciate dal moto dei satelliti Starlink di SpaceX. Già, perché i satelliti saranno anche piccoli in dimensioni e magari, anche visti a occhio nudo, non sono altro che deboli puntini luminosi; però se si fa una lunga esposizione con la camera di un telescopio, allora le immagini finali saranno tutte falciate dal passaggio dei satelliti artificiali.

Inoltre, con un aumento esponenziale del numero dei satelliti in circolo potrebbero aumentare i possibili incidenti. A dire il vero c’è già mancato poco circa un anno fa, quando un satellite dell’Agenzia Spaziale Europea ha rischiato un incontro troppo ravvicinato con un satellite Starlink di SpaceX.

Gli astrofisici hanno sempre avuto questo problema, certo, e hanno messo a punto algoritmi in grado di ripulire le immagini: ma una cosa è qualche centinaio di satelliti, un’altra è qualche decina di migliaia di satelliti da eliminare. Questi satelliti (Amazon, SpaceX e Facebook) operano nelle e lavorano con le onde radio: quindi non solo l’astrofisica visuale (che studia la luce visibile) è preoccupata, ma anche la radio astronomia.

Altro fattore importante: tanti satelliti, tanta luce riflessa. Avete presente le notti di Luna piena in cui si vedono meno stelle? Magari non a quel livello ma l’inquinamento luminoso della riflessione di luce dei satelliti di Space X, per esempio visto che saranno migliaia, potrebbe essere un fattore molto importante da tenere conto per le osservazioni da Terra con i telescopi, perché con più luce diffusa in cielo diventa più complicato beccare gli oggetti celesti più deboli o distanti. Ma non solo: pensate al costante monitoraggio degli asteroidi, oppure alla recente scoperta di oggetti che addirittura provengono da altri sistemi stellari, come ‘Oumuamua e la cometa Borisov. In un articolo apparso il 10 agosto 2020 sul New York Times, alcuni astrofisici professionisti esprimono la loro perplessità e il loro disappunto per questa nuova espansione del mercato anche nello spazio.

Ma non solo gli astrofisici che lo fanno di lavoro. Una rete di decine di migliaia di satelliti letteralmente ci rovina il cielo. Il sempre maltrattato problema dell’inquinamento luminoso (che su questo blog trattiamo con attenzione da sempre e continueremo senza stancarci a sottolineare) è un problema culturale innanzitutto e bisogna prestarci attenzione. Per non parlare poi dell’eventuale costante visione di scie di satelliti in moto in cielo mentre proviamo a osservare e riconoscere costellazioni e asterismi nelle notti serene d’estate (soprattutto) e d’inverno (con il cappotto).

Insomma, se già adesso in una fase iniziale di messa in orbita dei satelliti di SpaceX ci sono problemi, possiamo solo immaginare il peggio quando arriveranno anche Amazon e Facebook. Nel frattempo avremmo davvero bisogno di una severa regolamentazione dell’accesso delle aziende private allo spazio.

Se trasformiamo anche il cielo in una propaggine del mercato, allora non avremo più scampo e non riusciremo a cercare altri mondi neanche con la macchina più potente mai costruita dall’essere umano, in grado di viaggiare nel tempo e nello spazio: il telescopio.

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