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6 minuti di letturaLe stelle cadenti di agosto: le Perseidi

Quando arriva agosto arrivano anche le cosiddette “stelle cadenti” in cielo. È uno spettacolo imperdibile.

In realtà le stelle cadenti si possono vedere un po’ tutto l’anno, ma complice le temperature gradevoli (se non roventi) quelle di agosto sono sicuramente tra le più affascinanti.

Partiamo chiarendo subito una cosa: non si tratta di stelle che cadono. Quelle scie che vediamo in cielo tra il 10 e il 12 agosto ogni anno si chiamano più propriamente meteore e, nella fattispecie, Perseidi. Tranquilli, adesso vi spiego tutto per bene. Mettetevi comodi così poi farete una gran bella figura con amici e parenti.

Le stelle cadenti non sono stelle

Una stella è una palla di gas, principalmente idrogeno ma anche un po’ di elio e altri elementi. Il Sole, per esempio, è una stella: nel suo nucleo la densità è così elevata (perché tutta la stella con il suo peso schiaccia ciò che c’è nel nucleo) e l’idrogeno si accoppia nel formare l’elio. Questo processo si chiama fusione nucleare ed è il processo che produce la luce del Sole (e di una stella in generale) che prendiamo al mare.

Per saperne di più su come funziona una stella, guardate questo mio video.

Le stelle sono corpi celesti molto più grandi dei pianeti: guardate questo video che mette a confronto non solo le dimensioni del Sole con i pianeti del Sistema solare, ma anche le dimensioni del Sole con quelle delle altre stelle.

È già abbastanza chiaro dunque che quelle che vediamo in cielo non possono essere stelle, altrimenti a quest’ora saremmo già tutti morti se palle gigantesche roventi ci cadessero addosso. Ma non possono essere neanche pezzi di stelle, perché le altre stelle della nostra galassia sono molto lontane dal Sole. Per esempio, la stella più vicina al Sole è Proxima Centauri: questa stella è distante 40 mila miliardi di km. Se anche questa stella viaggiasse alla velocità della luce (e non è possibile) impiegherebbe 4 anni circa per arrivare da noi. Inoltre, se una grossa stella si scontra con il Sistema solare, vedere le “stelle cadenti” in cielo sarebbe l’ultimo dei problemi, ve lo assicuro.

Se le stelle cadenti non sono stelle, allora che cosa sono?

Questa domanda se la sono posta un po’ tutti in passato, ma il primo che ebbe un’intuizione felice fu Giovanni Schiaparelli, astronomo e anche senatore del Regno d’Italia. Siamo infatti nel 1867 e Schiaparelli si mette a studiare proprio le Perseidi, le “stelle cadenti” di agosto e si accorge di una cosa fondamentale: le “stelle cadenti” sembrano trovarsi proprio lungo l’orbita di una cometa, per la precisone la cometa Swift-Tuttle.

Giovanni Virginio Schiaparelli ritratto nel 1890. Schiaparelli è anche noto per una vicenda (puramente linguistica) dovuta ai canali marziani, ma di questo parleremo un’altra volta.

Questa cometa fu scoperta – indipendentemente – solo qualche anno prima, nel 1862, da Lewis Swift e Horace Parnell Tuttle. Anni di osservazione degli astronomi alla fine confermano l’ipotesi di Schiaparelli: le “stelle cadenti” d’agosto sono i resti della cometa Swift-Tuttle durante il suo passaggio attorno al Sole.

Poi, negli anni, ci si rende conto che in realtà questo vale anche per gli altri sciami di stelle cadenti che si verificano durante l’anno. Per esempio, le Acquaridi, che si verificano tra aprile e maggio, sono causate dai detriti lasciati dalla celeberrima cometa di Halley.

Che cosa sono le comete?

Le comete sono palle di ghiaccio e roccia che orbitano attorno al Sole.

Questa è la cometa 67/P. Tutte le comete appaiono così quando sono lontane dal Sole.

Le comete in generale provengono da una zona periferica del Sistema solare chiamata Nube di Oort: quando la loro orbita viene perturbata per qualche motivo – per esempio dal moto degli altri corpi presenti nella Nube di Oort – una cometa può iniziare a cadere verso il Sole.

Ecco dove si trova la Nube di Oort rispetto alle orbite dei pianeti (non è proprio tutto in scala in questo disegno, ma almeno rende l’idea).

Quando cade verso il Sole una cometa inizia ad avvicinarsi a una zona in cui l’influenza della luce proveniente dalla stella comincia ad avere effetto: si formano così le due code della cometa.

Le due code della cometa Hale-Bopp

Già capite che le comete hanno una certa tendenza a perdere materiale. Durante il loro tragitto attorno al Sole lo fanno e poi magari capita che la Terra attraversi proprio una regione di spazio che attraversa pure la cometa (in istanti diversi si spera, altrimenti famo er botto). Quei detriti lasciati da una cometa, quando poi cadono nell’atmosfera terrestre formano le “stelle cadenti”.

Come si formano le scie delle stelle cadenti

Assodato che non abbiamo a che fare con pezzi di stelle, ma con pezzi di cometa, possiamo stare più tranquilli. I detriti delle comete hanno dimensioni che vanno dalle frazioni di millimetro a, quando proprio esageriamo, circa qualche metro. Ma tranquilli: l’atmosfera terrestre è abbastanza spessa e densa da fare piazza pulita. Infatti quando questi detriti cadono sulla Terra ecco che avviene il fenomeno che provoca le classiche scie che tanto ci piacciono.

Questo fenomeno non avviene a causa dell’attrito tra i detriti e l’atmosfera: questa spiegazione è sbagliata.

La spiegazione giusta è questa: quando un detrito entra nell’atmosfera, cade verso la Terra e comprime l’aria davanti a sé. Quest’aria compressa si scalda e il calore prodotto fa evaporare il detrito. Siccome questo processo avviene in caduta, ecco che si forma la classica scia.

Tecnicamente, questa scia che vediamo è ciò che si chiama meteora, ma ora provo a essere più chiaro su questo punto.

Meteora o meteorite?

Agli astronomi piace dare nomi alle cose. Dunque, una meteora è la scia che un detrito lascia dietro di sé quando si consuma completamente nell’atmosfera. Un meteorite invece è un pezzo detrito che riesce ad arrivare fino alla superficie terrestre. Sia la meteora sia il meteorite prima di cadere sono chiamati meteoroidi. Questo piccolo schema qui sotto dovrebbe rendere tutto più chiaro.

Per finire: dove guardare in cielo per osservare le meteore Perseidi?

Le Perseidi si chiamano così perché la zona di cielo da cui sembrano tutte originarsi è quella della costellazione di Perseo. Per trovare questa costellazione dovete guardare a nord est sotto la caratteristica costellazione di Cassiopea (quella che sembra una lettera W).

Dunque, anche quest’anno come negli scorsi anni, tutti a mettere il naso all’insù per goderci lo spettacolo delle meteore Perseidi nelle belle notti estive italiane. E ora che conoscete tutta la scienza che c’è dietro questo fenomeno, vi è concesso anche essere abbastanza romantici, tanto poi sapete spiegare tutto e farete bella figura, come tutti coloro che leggono Quantizzando del resto. Buon universo a tutti!

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