4 minuti di letturaL’azienda SpaceX ha spedito per la prima volta astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale

Il lancio della missione Demo-2 di SpaceX è andato alla grande. Ecco un breve video del liftoff del Falcon 9 con la capsula Crew Dragon.

Ora gli astronauti andranno verso la Stazione Spaziale Internazionale come prevede la missione.

Si tratta della prima volta di una missione con equipaggio in orbita per l’azienda SpaceX di Elon Musk. Un altro grande successo della missione Demo-2 è il rientro del razzo Falcon 9; in realtà siamo già ben abituati al recupero in verticale del Falcon 9, ma fa sempre un gran bell’effetto vedere un razzo che da decine di km di altitudine cade in verticale grazie ai suoi stessi motori. Sbam.

EDIT del 31 maggio: alle 16:16, ora italiana, di domenica 31 maggio la capsula Crew Dragon ha attraccato con successo la Stazione Spaziale Internazionale. È la prima volta che un’azienda privata porta degli astronauti a bordo della Stazione.

Ma senza nulla togliere alla grande doppia giornata di sabato e domendi SpaceX, proviamo anche a fare una piccola riflessione per il futuro.

Al di là dell’indiscutibile successo tecnologico e spaziale, la notizia è che ora più che mai i prossimi anni dell’esplorazione spaziale sono in pratica nelle mani di Musk.
La NASA si è affidata già da anni a SpaceX (e in realtà anche ad altre aziende private, come per esempio Bigelow Aerospace) per la corsa umana allo spazio; in fin dei conti, il lancio della missione Demo-2 ha praticamente sancito questo affidamento in modo definitivo, a meno di ripensamenti (per esempio, l’esplosione del prototipo del razzo Starship di SpaceX potrebbe essere una battuta d’arresto in questo senso, ma vedremo). Prova di ciò è anche il fatto che il Controllo Missione è a Hawthorne, California, all’interno del quartier generale di SpaceX e non al quartier generale NASA. Tutto sommato, ciò è comprensibile, visto con gli occhi della NASA: per circa 10 anni gli americani hanno affidato i loro astronauti ai lanci della Soyuz dal Kazakistan. SpaceX ha permesso di spedire gli astronauti dall’America: per questo, ovunque, nei collegamenti di SpaceX e sul sito NASA campeggia la scritta Launch America.

Alla fine è questione di PIL: un singolo miliardiario riesce là dove una nazione intera fallisce. Attenzione: non è una questione di nazionalismo, ci mancherebbe. È più una questione di perdita di potere collettivo: è incredibile che le tasse dei contribuenti non riescano a produrre ciò che un gruppo ristretto di contribuenti (gli investitori di SpaceX) possono fare. Ovviamente siamo tutti contenti del successo delle missioni spaziale di SpaceX: infatti il lavoro tecnologico fatto dall’azienda di Musk è favoloso.

Tuttavia le missioni spaziali finora, soprattutto quelle con equipaggio (si pensi alle missioni Apollo), sono sempre state viste come un momento di unione, una situazione di coinvolgimento collettivo. Adesso invece tutto potrebbe dipendere principalmente dagli investitori di SpaceX (e attenzione ad alcune idee bislacche di Musk) e dagli interessi in gioco.
Se la collettività decide di appaltare l’esplorazione spaziale ai privati, allora c’è il rischio che diventi sempre più difficile sentirsi parte di quel successo e, a lungo termine, c’è il rischio che le scelte spaziali diventino esclusivamente scelte di profitto: pensate al lancio del Falcon Heavy (sempre di SpaceX) con a bordo un modello di auto Tesla. A ciò aggiungiamo anche la notizia del 14 aprile per cui il presidente Trump, nel bel mezzo di una pandemia, ha deciso di sdoganare lo sfruttamento minerario della Luna da parte di imprese private.
Pian piano insomma ci sono dei segnali non trascurabili di un’idea di profitto spaziale che in realtà è vecchia di decenni ma che ora sembra totalmente fattibile. Non è più sete di conoscenza se diventa sete di denaro e questo lo sappiamo già bene qui dalla superficie del pianeta Terra.

Nei prossimi mesi, se tutto procede secondo i piani, SpaceX si occuperà di nuove missioni verso la Stazione Spaziale Internazionale mente la NASA potrà concentrare i suoi sforzi sulle missioni senza equipaggio verso lo spazio lontano. Tuttavia, se la NASA è entrata nell’immaginario di tutti noi è stato prima di tutto grazie alle missioni con equipaggio umano. SpaceX ora può ambire al ruolo che la NASA ha fatto suo fin dagli anni Sessanta; solo che SpaceX è un’azienda privata, non pubblica.

Siamo ormai dentro una nuova era per quanto riguarda l’esplorazione spaziale da parte degli esseri umani: i privati gestiranno le missioni umane per conto della NASA, cioè del pubblico. Sicuramente ora la programmazione spaziale andrà più spedita, la competizione porterà investimenti e ricerca dell’eccellenza. Ma ci sarà anche un costo per la collettività? E in che termini? In fondo l’esplorazione umana dello spazio è un sogno collettivo, di tutta l’umanità. Che cosa vorrà dire far gestire tutto ciò a privati?

Nell’attesa di capirlo, intanto, la scoperta dell’universo (privata o pubblica che sia) continua.

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