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4 minuti di letturaIl Sole è magneticamente meno attivo delle altre stelle

Il Sole è una stella, la nostra, quella che dà il nome al nostro sistema planetario. Il Sistema solare, appunto. Come tutte le stelle, anche il Sole ha un campo magnetico. In generale, un campo magnetico si forma quando ci sono delle cariche elettriche in movimento.

Il Sole dovete pensarlo come una enorme palla di gas dove fa così caldo che protoni ed elettroni non riescono a stare appiccicati a formare un atomo neutro (e formano quello che è, tecnicamente, un mare di plasma). A loro volta, le particelle cariche risentono della presenza di un campo magnetico (quello solare in questo caso) e si muovono in un certo modo. In tutto questo poi, per completare l’opera, tutto il Sole ruota su se stesso. Se a questo punto avete il mal di testa, tranquilli: anche io.

Questo continuo muoversi e districarsi nel campo magnetico solare porta alla formazione di fenomeni molto celebri. Due su tutti: le macchie solari e le eruzioni solari. Le macchie solari sono delle zone scure della superficie solare: il loro colore è dovuto al fatto che sono più fredde delle regioni circostanti. Pensate, la superficie solare ha una temperatura di circa 5500 gradi Celsius; le macchie solari arrivano a circa 3000 gradi Celsius. Sono più fredde, quindi appaiono più scure, tutto qui. Le eruzioni solari invece sono degli sputacchi di plasma solare nello spazio; le eruzioni, dette anche flare, si estendono per parecchi km nello spazio e non sono indicate per grigliare degli arrosticini, sebbene a prima vista a qualcuno potrebbe venire l’idea.

Gli astrofisici dunque pensano: se siamo bravi e precisi e siamo in grado di monitorare le macchie solari e i flare magari riusciamo a capire come funziona il campo magnetico solare, anzi il Sole in generale. Per questo si fa sempre un gran parlare di macchie solari. Inoltre l’attività magnetica del Sole influenza in qualche modo la Terra: se si liberano grosse eruzioni di plasma, quelle particelle arrivano da noi e quindi dobbiamo farci in conti (o meglio il nostro campo magnetico ci fa i conti, non noi, ma insomma ci siamo capiti). E infatti gli astrofisici sono stati bravi e precisi e, in modi vari con telescopi spaziali, resoconti storici e datazione tramite nuclei atomici presenti nelle rocce terrestri e affetti dall’arrivo di particelle energetiche dal Sole, alla fine sono riusciti a tracciare l’attività delle macchie solari e flare degli ultimi 9000 anni!

Ora, sembra fantastico: ma se ci pensate, tutti questi dati riguardano solo il Sole. Ovvero, qualunque cosa scopriamo è qualcosa che accade al Sole, qualcosa di unico. Ma l’universo è pieno di stelle, quindi magari per capire che cosa accade nel Sole in realtà basterebbe solo fare un confronto tra tutte le stelle che somigliano al Sole.

Viviamo nell’epoca in cui abbiamo i migliori telescopi spaziali della storia (finora), perché non sfruttarli? I telescopi sono NASA Kepler e ESA Gaia e così hanno fatto Reinhold e il suo team, gli astrofisici protagonisti di questa storia. E che cosa hanno trovato? Hanno dato un’occhiata alla variabilità della luce emessa da 369 stelle tipo il Sole (estratte da un catalogo di oltre 34 mila stelle di tutti i tipi) a diverse frequenze di emissione.

Di queste stelle hanno anche misurato il periodo di rotazione delle stelle su stesse (che come abbiamo visto è importante per il campo magnetico) e le 369 scelte sono quelle che hanno il periodo di rotazione simile a quello del Sole, circa 25 giorni.

Dopo tutte le analisi gli astrofisici hanno trovato che, statisticamente, il Sole è meno variabile delle sue stelle simili. Come mai? C’è qualcosa che non va nel Sole? C’è qualcosa che non va nelle altre stelle? Forse noi siamo vicini al Sole e riusciamo a misurare qualcosa che è difficile osservare nelle stelle lontane? Non è chiaro. Un’idea può essere che il Sole sia sempre stato, dopotutto, in una fase poco attiva. Qui sotto un esempio di quello che intendo con “fase poco attiva rispetto alle altre stelle simili al Sole”.

Dove per sempre intendo nei 9000 anni di cui abbiamo dati recuperabili. Questo può voler dire che magari in futuro il Sole chiuderà il ciclo e finalmente sarà molto più attivo di oggi, come le sue stelle simili. Se vi sembra esagerato, tenete presente che una stella come il Sole ha un ciclo vitale di circa 10 miliardi di anni, quindi è totalmente plausibile.

Un ultimo dettaglio: tra tutte le stelle di Kepler e Gaia c’erano anche circa 3500 stelle simili al Sole ma di cui non è stato possibile misurare il periodo di rotazione su se stesse. Ora, non si sa perché, ma queste 3500 stelle sono tutte poco attive, proprio come il Sole. Come al solito, non si capisce niente. C’è ancora molto da lavorare per gli astrofisici e i tempi astronomici per capire davvero qualcosa sono quello che sono.

Come sempre, la parola d’ordine in astrofisica è una sola: pazienzzzaaaaaa (semi-cit.).

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