La Scuola nelle mani di Google?

Nell’emergenza la scuola decide di affidarsi a determinate piattaforme private per gestire la didattica.
C’è qualcosa di molto sbagliato in tutto ciò e ne va dell’interesse di tutti noi, giovani e adulti.

A causa dell’emergenza COVID-19, la didattica a distanza ha stravolto il modo in cui docenti e studenti interagiscono. Tutti vogliono tornare in classe ma per motivi sanitari purtroppo nessuno può. Ho già espresso il mio pensiero sulla didattica a distanza in un altro post.

In sintesi: la didattica a distanza non può essere concepita come strumento che sostituisce totalmente la didattica in presenza. Tuttavia, questo momento può essere usato per sperimentare, inventare nuove metodologie e testarle. Magari in futuro la didattica a distanza potrebbe essere utile per integrare in modo efficace ciò che si fa in presenza e ampliare la funzione sociale della scuola.

Ma nonostante tutte le migliori intenzioni, la realtà è che oggi tra le maglie dei buoni propositi si nascondono sempre problematiche potenzialmente legate alla logica del profitto che pervade il nostro mondo. Provo a spiegarmi meglio.

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Le catene (gravitazionali della galassia) di Andromeda

L’astronomia e la mitologia hanno molto storie che si intrecciano: esattamente come le galassie si scontrano quando la gravità prende il sopravvento. Questa è la storia che lega il destino della galassia di Andromeda a quello della nostra Via Lattea.

La gravità è una forza incredibile: fa espandere l’universo, fa danzare stelle, pianeti e galassie, ci tiene sulla Terra e non ci fa schizzare via nello spazio.

La gravità lavora lentamente, in silenzio, per cambiare volto all’universo. Prendete la nostra galassia, la Via Lattea, il nostro condominio spaziale: noi siamo sul pianerottolo chiamato Sistema solare, a parecchi miliardi di kilometri dal centro galattico.

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La Scuola ai tempi del coronavirus

Viviamo un’emergenza senza precedenti e la scuola ha scoperto di essere molto vulnerabile. Ma anche dietro un periodo negativo si possono aprire nuovi orizzonti. La domanda è: guarderemo oltre questi orizzonti quando tutto sarà finito?

In un celebre romanzo di Gabriel Garcia Marquez, Florentino Ariza ha amato Fermina Daza tutta la vita. Entrambi da giovani si sono voluti molto bene: poi è accaduta la vita e qualcosa è cambiato. Un lungo e tortuoso percorso ha portato Florentino e Fermina su strade diverse, anzi percezioni diverse della realtà circostante. Passata la bufera della vita, a un certo punto, Florentino e Fermina si riuniscono e sono felici, mentre tutto intorno divampano molti cambiamenti. Più o meno, con qualche licenza, è questa la storia che voglio raccontarvi oggi. I protagonisti però non sono Florentino e Fermina, ma siamo Noi e la Scuola.

E il naufragar m’è dolce in questo mare

Oggi, inteso letteralmente come il giorno in cui sto scrivendo questo post, sono a casa, confinato. È sabato, Bologna è vuota e non sono andato a prendere i cornetti in pasticceria e neanche il giornale (per precauzione, tanto leggo online il pdf). Guardo la finestra e vedo una magnifica desolazione, come disse Edwin Aldrin quando mise piede sulla Luna.

Qualche bus in giro c’è, alcuni buttano il rusco (come si dice qua), altri portano fuori il cane: la vita non è ferma ma estremamente rallentata. L’aria è molto più pulita, me ne accorgo mentre sorseggio la mia tazza di caffè.

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