Qualche giorno prima dello scorso Natale ci eravamo chiesti: la stella Betelgeuse sta per esplodere?

Sebbene il titolo del post fosse interrogativo, in realtà leggendo l’articolo già allora avevo cercato di mostrarvi che c’era abbastanza scetticismo nell’aria. Insomma, si era un po’ alzato l’hype su una questione che dopotutto non aveva bisogno di quell’hype. Tutto era nato dall’osservazione di un calo di luminosità di Betelgeuse, ma Betelgeuse si trova in una fase di stella supergigante rossa, soggetta anche normalmente (e lo registriamo già da anni) a diversi cali e aumenti di luminosità.

Comunque, veniamo a noi.

Gli ultimi aggiornamenti del 22 febbraio 2020 affermano che la stella Betelgeuse è tornata a essere più luminosa di nuovo. Ergo, è passata la paura (o l’eccitazione) per essere vicini all’osservazione di un’esplosione di supernova imminente in cielo.

OK, ma allora perché Betelgeuse cambia in modo così drastico la sua luminosità? Cioè, riformulo la domanda: va bene che sappiamo che Betelgeuse sia in una fase tumultuosa del suo ciclo vitale e che prima o poi dovrà esplodere in una supernova, ma possiamo creare un modello fisico in grado di spiegare la luminosità di Betelgeuse che osserviamo?

La risposta è, indovinate un po’, sì, possiamo provare a creare un modello del genere. E viene fuori una cosa di questo tipo.

Sembra un gomitolo, lo so, ma in realtà è un modello che descrive la gravità e la pressione del gas che compone la stella Betelgeuse.

Dovete pensare a una stella come a una pentola in cui l’acqua bolle in attesa di buttare la pasta, diciamo le mezze maniche di cui sono un grande fan. Il gas in superficie si raffredda scende già negli interni stellari e poi risale su bello caldo e luminoso; questo meccanismo, chiamato convezione, genera dei possibili cambi di luminosità della superficie della stella, come si vede nel video. Anche nel Sole accade lo stesso meccanismo: perché non vediamo cali di luminosità nel Sole? Lo sapevo mi avreste fatto questa domanda, quindi mi sono preparato: il Sole è molto più piccolo di Betelgeuse e gli effetti del cambio di luminosità sono meno evidenti.

Ora, è chiaro che il gas ha i suoi tempi a fare la convezione date le dimensioni di Betelgeuse; inoltre è chiaro che questo fenomeno del calo di luminosità dovrà per forza ripresentarsi in futuro.

Inoltre, non c’è solo la convezione. Il gas di Betelgeuse ha una certa densità, a seconda della distanza dal centro a cui si trova. La luce prodotta nel nucleo della stella quindi si ritrova ad attraversare strati più o meno densi di gas; questa caratteristica del gas si chiama opacità. Anche di ciò bisogna tenere conto. Per non parlare poi della fatto che Betelgeuse potrebbe pulsare, cioè espandersi e contrarsi, perché si trova in una fase del proprio ciclo vitale in cui le reazioni di fusione nucleare avvengono anche in strati più distanti dal nucleo.

Insomma: è parecchio complicato. Il solo dato della luminosità è ovviamente importante perché è la quantità che misuriamo direttamente; tuttavia creare un modello accurato di ciò che succede all’interno di una stella non è per forza una roba semplice. Ci si prova.

Poi, certo, prima o poi Betelgeuse tra migliaia di anni esploderà, ma insomma, per ora rilassiamoci tutti.

E quindi che cosa diciamo a Betelgeuse che vuole esplodere?

NOT TODAY!