I Joy Division sono stati un gruppo britannico fondato nel 1977 e sciolto nel 1980 per motivi direi tragici, cioè la morte di Ian Curtis, il frontman dei Joy Division. La band è durata solo tre anni ma avuto tempo di creare un capolavoro musicale: il disco Unknown Pleasure, la cui cover è l’immagine di questo post.

Se non avete mai ascoltato questo album ritagliatevi un’ora e fatelo subito.

Voi direte: ma perchè parliamo di musica su Quantizzando, sebbene si tratti di gran musica? Cioè, voi vi starete chiedendo quale sia il nesso con l’astrofisica. Beh, il nesso è proprio nella cover di Unknown Pleasure.

Quelle linee che sembrano non avere alcun significato, in realtà sono una misura astrofisica: è ciò che abbiamo ottenuto guardando una stella di neutroni pulsare.

Nel dettaglio, si tratta del segnale vero osservato nel 1970 degli impulsi radio di una pulsar, ovvero di una stella di neutroni come dicevo.

Il segnale della cover in questione fu osservato da Harold Craft, uno studente di dottorato che nel 1970 lavorava all’osservatorio di Arecibo, in Puerto Rico. Craft ci fece la tesi di dottorato grazie a questa immagine e questi dati: mise insieme impulsi brevi e lunghi della stella di neutroni per provare a capire come si originassero quegli impulsi.

A dire il vero, Craft all’inizio non aveva la minima idea che la sua immagine fosse poi stata scelta per la cover dell’album proprio dai Joy Division. Inutile dire che, una volta saputo, Craft subitò acquisto una copia dell’album.

La stella di neutroni della cover ha un nome: si chiama CP1919 e, come vi dicevo, fu osservata e studiata da Craft con il gigantesco telescopio di Arecibo, grande 305 metri e inaugurato il 1 novembre 1963.

Il radiotelescopio di Arecibo, e in generale tutto Puerto Rico, ha passato un brutto momento quando nel 2017 arrivò, purtroppo, l’uragano Maria a spazzare via tutto.

Molti poi, ne sono certo, si ricorderanno di Arecibo anche per questa scena di 007 GoldenEye, con uno dei miei Bond preferiti: Pierce Brosnan.

Ma torniano un attimo alla pulsar CP1919.

CP1919 fu scoperta qualche anno prima delle osservazioni di Craft: a scoprire questa stella di neutroni fu l’astrofisica Jocelyn Bell-Burnell nel 1967.

Jocelyn Bell-Burnell negli anni Sessanta.

In quel periodo, Jocelyn Bell-Burnell stava svolgendo il suo dottorato di ricerca a Cambridge sotto la supervisione di Antony Hewish. Bell-Burnell si occupava di studiare quasar con i dati dei radio telescopi. Non solo: insieme ad altri costruì proprio materialmente un radio telescopio.

Bell-Burnell, a destra, durante la costruzione di un radio telescopio nelle desolate campagne inglesi.

Il radio telescopio costruito dalla squadra di Bell-Burnell era molto grande: consisteva in una serie di antenne fatte di fili metallici sparse su un campo. Siccome era molto grande, il radio telescopio fatto in casa aveva anche la possibilità di intercettare molte interferenze. Certo, forse nel 1967 non era come oggi dove qualsiasi dispositivo crea interferenza, però comunque bisognava stare attenti.

Inoltre, a proposito di dispositivi, i dati raccolti non erano dei semplici file da analizzare al computer: Bell-Burnell si trovava ogni giorno a guardare attentamente, con i suoi occhi, lunghi fogli pieni di dati, alla ricerca sia di quasar da studiare, sia di interferenze da scartare.

Un lavoraccio assurdo, ma svolto con grande perizia.

Mentre Bell-Burnell guardava e riguardava quei dati, alla fine notò una sorgente particolare che non era evidentemente un’interferenza: era la sorgente CP1919. Presto si notò che la sorgente emetteva impulsi molto regolari e fu una cosa clamorosa, giusto per dirla con un diffuso intercalare molisano.

Addirittura, fu così clamoroso che all’inizio si penso agli alieni e la sorgente fu chiamata LGM-1, cioè Little Green Man numero 1. Qualche tempo dopo poi però fu confermata l’origine pienamente astrofisica della sorgente e ciaone alieni: si trattava di una stella di neutroni pulsante ed era la prima volta nella storia che se ne vedeva una.

Secondo me, Bell-Burnell per questa scoperta avrebbe meritato decisamente un premio Nobel per la fisica, voi che dite? Lo so che anche voi siete d’accordo, ma evidentemente a Stoccolma devono pensarla diversamente visto che il premio Nobel per la scoperta di CP1919 fu assegnato sì, ma a Antony Hewish, il supervisore di dottorato di Bell-Burnell. Insomma, un’ingiustizia assolutamente clamorosa.

Nel 2018 Bell-Burnell ha avuto una rivincita, comunque: ha vinto 3 milioni di dollari del Breakthrough Prize. E sapete che cosa ci ha fatto con tutti quei soldi? Li ha donati per farne borse di studio per future scienziate. Una classe immensa, stima totale.

Questa era una storia di scoperte meravigliose, disastri naturali incalcolabili, film che possono piacere o meno, delusioni inconcepibili, ottima musica. Spero vi sia piaciuta.

Jocelyn Bell-Burnell, un’astrofisica con un’intelligenza e un’etica a cui tutti dovremmo ispirarci.

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