La sonda NASA Juno sta studiando dal 4 luglio 2016 il pianeta Giove. I dati che raccoglie sono fondamentali per studiare atmosfera e campo magnetico di questo pianeta gigante gassoso, il più grande del Sistema solare.

Il 2 febbraio 2017 la sonda Juno ha scattato questa foto al polo sud di Giove.

Immagine in infrarossi del polo sud di Giove. Si vedono molto chiaramente le strutture corrispondenti ai cicloni. Crediti: NASA/Juno

Cinque cicloni, che formano un pentagono praticamente perfetto, che circondano un altro ciclone al centro. Che spettacolo. Per capirci, le dimensioni del ciclone al centro sono quelle degli Stati Uniti. Oh. Wow.

Sembra già una roba incredibile e i passaggi successivi di NASA Juno nei pressi del polo sud gioviano non hanno fatto altro che confermare la presenza di questi cicloni ogni volta. Ma si tratta di fenomeni continui da decenni o siamo stati solo fortunati a beccarli stavolta?

Non lo sappiamo ancora, però il 3 novembre 2019 NASA Juno è stata testimone di una novità: un nuovo ciclone si sta formando e la struttura a forma di pentagono sta per diventare un esagono.

Immagine in luce visibile ripresa dalla JunoCam a bordo di NASA Juno. In alto a destra, indicato con il segno “+” c’è il nuovo ciclone visto nascere in diretta praticamente. Crediti: NASA/Juno

Questo nuovo ciclone, si vede anche dalle immagini, è più piccolo degli altri; si stima sia grande come il Texas, per ora. Crescerà e diventerà come gli altri? Può darsi, anzi lo scopriremo presto grazie ai futuri passaggi ravvicinati di NASA Juno.

La cosa sorprendente è che questa scoperta del sesto ciclone è stata completamente casuale. Vediamo un po’ insieme che cosa è successo.

NASA Juno può lavorare grazie ai pannelli alimentati a energia solare che la tengono in vita. Durante il tragitto che ha portato NASA Juno dalla Terra verso Giove non ci sono stati problemi a tenere la sonda sempre illuminata dal Sole. Ma una volta arrivata dalle parti di Giove bisogna considerare le lune di Giove. Infatti, siccome NASA Juno orbita molto vicino a Giove (nei punti più vicini anche fino a 3500 km al di sopra delle nubi del pianeta), allora una semplice eclissi di qualsiasi luna sarebbe deleteria, perché potrebbe tenere al buio la sonda per un tempo troppo lungo, tale da scaricare le batterie solari.

Questa eventualità si è presentata qualche mese fa: NASA Juno stava per attraversare una zona di Giove completamente al buio a causa dell’eclissi della luna Io. Allora alla NASA hanno deciso di operare una manovra il 30 settembre 2019 per evitare che Juno finisse in una zona d’ombra di eclissi nelle settimane successive. La manovra ha avuto successo, la missione è stata salvata e ha portato NASA Juno verso il polo sud di Giove il 3 novembre 2019. E così, Juno ha scoperto il nuovo ciclone. Se non ci fosse stato il problema dell’eclissi non avremmo mai osservato la formazione di questo nuovo ciclone.

Queste scoperte sono importissime. Infatti Giove è un pianeta gassoso, non ha una superficie solida come la Terra su cui poggiare i piedi (a parte probabilmente un nucleo solido al centro) e le tempeste possono durare centinaia di anni proprio perché non c’è nulla in grado di smorzarle (come capita, per esempio, per la Grande Macchia Rossa). Studiare la dinamica delle tempeste gioviane è fondamentale per capire meglio la meccanica dei fluidi delle atmosfere dei pianeti giganti gassosi.

Questi cicloni sono in tutto per tutto fenomeni meteorologici che dovremmo essere in grado di prevedere se avessimo dei buoni modelli teorici. O almeno, andiamoci piano: dovremmo essere in grado di aspettarci di vedere più o meno robe come quelle che osserva la sonda NASA Juno. Naturalmente, l’incredibile sguardo che sta gettando Juno su Giove è senza precedenti e quindi c’è tutto il tempo per raffinare tutti i nostri modelli. Però l’obiettivo è questo.

Se poi tutto questo avviene per puro caso, allora il godimento scientifico è semplicemente amplificato.


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