Alla conquista dello spazio, Astrofisica e società

4 minuti di letturaLa lungimiranza spaziale dell'Etiopia

“Ci dicono che siamo pazzi, ma la realtà è che non guardano al progetto di più ampio respiro che abbiamo in mente.” (Abinet Ezra, Ethiopian Space Science Society – ESSS).

L’agenzia spaziale etiope (ESSS) è nata nel 2004 e ha grandi progetti.

L’osservatorio e centro di ricerca di Entoto si trova a 3200 metri sul livello del mare, a nord di Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia. L’osservatorio consta di due telescopi con specchio di un metro di diametro; sembra poco, ma con la qualità incredibile del cielo etiopie il gioco è fatto. Le immagini (e di conseguenza i dati) ottenute sono favolose.

La galassia M51 osservata dall’osservatorio di Monte Entoto.

Sembra tutto molto bello, interessante. Perché le persone credono allora che i ricercatori etiopi siano pazzi?

Il punto è che in Etiopia le cose, socialmente dico, non vanno benissimo. Per esempio nel 2016 c’è stata una siccità clamorosa, per non parlare poi dei problemi cronici riguardo la fame e la povertà. Perché tutto questo interesse ed entusiamo verso la ricerca spaziale?

Bisogna guardare al progetto a più ampio respiro, appunto. L’Etiopia sta investendo in una parola che sembra avere poco senso nel resto del mondo: stiamo parlando della parola “lungimiranza”.

In Etiopia è molto importante poter analizzare l’andamento dei raccolti, il livello dei fiumi e dei laghi (abbiamo parlato prima proprio della siccità) e quindi è fondamentale riuscire ad acquisire dei dati a riguardo. Al momento tutto questo è fatto grazie ai satelliti. Già, ma di chi sono questi satelliti? Sono di stati vicini e meno vicini: questi satelliti sorvolano l’Etiopia e sono in grado potenzialmente di acquisire dati fondamentali per l’economia e, di riflesso, per la società etiopie.

Voi direte: beh, basta chiedere questi dati, giusto? Già, ma tutto questo ha un costo. Prima di tutto un costo materiale, nel senso che l’Etiopia deve pagare per avere questi dati da satelliti di altre nazioni; inoltre, il costo è anche socio-tecnologico, in quanto l’Etiopia è continuamente costretta ad appoggiarsi alla ricerca scientifica di altri enti nazionali.

Per questo motivo gli etiopi, nonostante le millemila difficoltà, hanno deciso di prendere in mano le redini del proprio destino e provare a mandare nello spazio un proprio satellite.

Voi direte: beh, chiaro, lo costruiscono, lo mandano nello spazio ed è fatta.

In realtà è più complicato di così. Se è vero che un satellite si può costruire e mandare nello spazio anche in poco tempo, il punto è tenere in piedi un progetto a lungo termine che sia in ordine anche dal punto di vista finanziario. E qui entra in gioco l’osservatorio di Monte Entoto.

L’idea della ESSS è quella di far appassionare i giovani etiopi all’astrofisica: l’osservatorio di Monte Entoto serve principalmente a questo. Serve a dire: dai ragazzi, guardate l’universo, non sarebbe bello fare gli astrofisici per lavoro? Se dovesse aumentare la domanda di iscritti alle facoltà scientifiche, allora la ESSS avrebbe un potere maggiore in termini di richiesta fondi e potrebbe portare avanti le proprie attività con relativà tranquillità. Potrebbero non solo mandare un satellite nello spazio per osservare i raccolti, i fiumi e i laghi; con più soldi potrebbero anche decidere, una volta acquisiti i primi dati, di mandare satelliti molto più specifici per l’Etiopia e, perché no, addirittura arrivare a vendere i propri dati alle nazioni vicine, in una sorta di condivisione di tecnologie.

E infatti, il 20 dicembre 2019 l’Etiopia ha finalmente lanciato il suo primo satellite nello spazio. Per questo satellite l’Etiopia si è avvalsa della collaborazione (anche economica) della Cina: la cina ha pagato circa 6 dei 7 milioni di dollari necessari per lo sviluppo e la costruzione del satellite. Insomma, un passo alla volta, anche economico.

Il momento del lancio del satellite etiope ETRSS-1. Il satellite è stato lanciato da una base cinese.

Il piano quindi è, nell’ordine: far entrare la ricerca spaziale nel dibattito pubblico, ottenere i primi risultati con il nuovo satellite nello spazio, aumentare gli iscritti alle facoltà scientifiche, incrementare quindi la raccolta fondi per la ricerca spaziale, usare i fondi per costruire satelliti migliori e assumere un ruolo importante anche nello spazio. Se il piano va a buon fine, è chiaro che l’Etiopia entrerebbe a pieno diritto nel circuito internazionale della ricerca astrofisica (considerando anche, come dicevo prima, l’ottima qualità del cielo notturno) e ciò creerebbe occasioni per nuove professionalità, posti di lavoro tecnici e sviluppo di tecnologie sul territorio. In breve: condizioni di vita migliori per una fetta sempre più ampia della popolazione.

Naturalmente non sappiamo, oggi, se tutto il progetto spaziale lungimirante dell’Etiopia andrà a buon fine per i suoi risvolti sociali. Però l’Etiopia ci sta provando: ci vorranno anni, molti anni probabilmente. Ma se le condizioni in Etiopia dovessero migliorare, l’astrofisica potrebbe mostrare un impatto diretto sulla società allo scopo di migliorare le condizioni di vita delle persone.

Nel 2008 non c’erano dottorati in astronomia in Etiopia. Gli studenti erano costretti a migrare in Europa per completare gli studi e poi magari tornare in Etiopia. Nel 2016, otto anni dopo, cinque università prevedevano dottorati in astronomia, con almeno 20 posti ciascuno. Il programma lungimirante dell’ESSS ha subito iniziato a dare i primi frutti.

Quello di usare l’astrofisica potrebbe sembrare un giro molto largo per cambiare la società, ma sembrerebbe anche avere la forza per farlo, e questo è molto incoraggiante.


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