NASA Parker Solar Probe ci sta facendo scoprire delle robe nuove sul Sole e oggi provo a raccontarvi che cosa abbiamo scoperto finora.

NASA Parker Solar Probe è stata lanciata circa un anno fa durante una mattina di agosto (me lo ricordo perché stavo facendo la conserva di pomodoro dai miei nonni quel giorno!) e ne avevo parlato in un post qui sul blog. In quel post tra l’altro, se andate a vederlo, oltre a raccontare della missione in sé, provo anche a spiegare che cosa sono il vento solare e la corona solare, ovvero due degli obiettivi principali della Parker Solar Probe.

Vediamo un po’ che cosa abbiamo capito finora, con i dati raccolti dalla Parker Solar Probe mentre è passata un paio di volte a soli 24 milioni di km di distanza dal Sole.

1) Altro che swiffer!

La polvere è ovunque nel Sistema solare. La vediamo tutta questa polvere per il semplice fatto che riflette la luce solare. Parker Solar Probe ha scoperto che c’è una regione attorno al Sole in cui non c’è traccia di neanche un granello di polvere. Questo perché il Sole fa una strage, vaporizza tutto.

Un ciambellone polveroso, ecco che cos’è il Sistema solare.

2) Dietrofront magnetico

Vento solare, luce e campo magnetico sono tutte robe che in qualche modo il Sole sputa verso l’esterno del Sistema solare. Accade però ogni tanto che le linee del campo magnetico si invertono e tornano a puntare verso il Sole. Questo fenomeno è chiamato switchback.

Inversione a U un po’ inaspettata del campo magnetico solare (è un disegnetto della NASA, non un’immagine vera).

Ora, non sappiamo bene bene bene perché accada questo fenomeno. Però è una roba interessante. Il modo in cui il campo magnetico e il vento solare partono dal Sole è importante per prevedere quello che potremmo chiamare il meteo spaziale, ovvero l’influenza di ciò che proviene dal Sole nei confronti della Terra. Noi abbiamo dei modelli, certo, ma se ci sono dei fenomeni nuovi non previsti dai nostri attuali modelli, allora dobbiamo riprendere i nostri modelli e modificarli. Magari poi, con le modifiche, otteniamo modelli più accurati che ci permetteranno di capire meglio che cosa succede tra il Sole e la Terra.

Questi switchback dovrebbero essere sempre più comuni man mano che Parker Solar Probe farà orbite più vicine al Sole. Il prossimo incontro ravvicinato della sonda con il Sole sarà il 29 gennaio 2020: vediamo che succede e se riusciamo a capirci qualcosa di più.

3) Vento (quasi) a casaccio

L’idea che il vento solare sia un fenomeno piuttosto ordinato non sembra essere confermata dai dati di NASA Parker Solar Probe. Piuttosto, sembra ci sia abbastanza turbolenza là dove si origina il vento solare e inoltre sembrerebbero esserci anche vari blob di materiale che a loro volta potrebbero essere la causa dei switchback. Insomma, un ginepraio.

4) Il punto giusto

Attorno al Sole c’è una regione chiamata corona solare, e poi finita questa regione inizia la zona in cui il vento solare parte verso la Terra.

Dove finisce la corona? Dove inizia il vento solare?

Una cosa è certa: il Sole ruota e quindi la corona ruota un po’ insieme al Sole. Ci deve essere però, si pensa, un momento e un luogo in cui il vento solare parte diritto diritto verso le zone dove si trovano i pianeti. Dove sono quel momento e quel luogo?

Parker Solar Probe ha trovato segni di questa zona di transizione (e ce lo aspettavamo) e questi segni sono molto più lontani del previsto da Sole. Questo non ce lo aspettavamo ed è una cosa bella, come tutte le sorprese. Ora bisogna aggiornare i modelli che abbiamo.

5) Spruzzi a sprazzi

Durante i due flyby della Parker Solar Probe il Sole è stato molto calmo dal punto di vista della sua attività. Eppure la sonda ha osservato alcune piccole emissioni intense di particelle con energia molto alta.

Tipo così, per capirci.

Sebbene non si tratti di una novità il vedere emissioni discontinue dalla superficie del Sole, tuttavia esplosioni di materiale così piccole mai si erano viste.

Il punto è che le particelle diffuse da queste piccole esplosioni si sparpagliano molto rapidamente durante il loro viaggio verso la Terra e, dal nostro pianeta, è praticamente impossibile capire che particelle così diffuse nello spazio in realtà erano parte di una stessa emissione iniziale. Invece, con la Parker Solar Probe appostata là vicino al Sole è stato possibile osservare direttamente queste emissioni e quindi scoprire questo nuovo fenomeno peculiare della nostra stella. Altri modelli da aggiornare insomma.

Perché tutto ciò è importante?

Particelle cariche e con energia elevata che bombardano la Terra non si possono trascurare: è importante avere questi fenomeni sotto controllo non solo per le telecomunicazioni sul nostro pianeta ma anche per quanto riguarda il lavoro degli astronauti sia nell’orbita bassa dove si trova la Stazione Spaziale Internazionale sia per futuri (eventuali) progetti di missioni lunari e marziane nei prossimi anni.

Il lavoro della Parker Solar Probe è comunque solo all’inizio: con due soli incontri ravvicinati sono state scoperte una marea di cose di cui non avevamo idea. Il futuro sarà pieno di nuovi dati da interpretare e modelli da rivedere. Ma va bene così, è proprio per quello che abbiamo inviato la sonda ad arrostirsi vicino al Sole.


Qui la press release della NASA con il link ai quattro articoli scientifici principali in cui sono descritte tutte le scoperte che vi ho raccontato in questo post.


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