3 minuti di letturaContrordine: il buco nero di 70 masse solari alla fine non esiste

3 minuti di letturaContrordine: il buco nero di 70 masse solari alla fine non esiste

Solo qualche giorno fa ero qui a stressarvi in un post su questo blog con la storia della potenziale scoperta di un buco nero stellare di circa 70 masse solari e ora sono già qui a raccontarvi che cosa è andato storto. La scienza è meravigliosa, non c’è che dire.

Già quel mio post di qualche giorno fa si chiudeva con qualche dubbio lecito, direi di metodo scientifico: la scoperta non era ancora confermata, sebbene ci fosse un lavoro di ricerca a riguardo che aveva sollevato la questione dell’esistenza di questo buco nero così grande.

Ecco, diversi autori hanno analizzato di nuovo i dati e, udite udite, hanno trovato che forse quel buco nero non è poi così grande. Sempre che ci sia (addirittura!).

Rewind

Kareem El-Badry è un’astrofisico molto attivo su Twitter. Qualche giorno fa ha postato una serie di tweet in cui parlava di un suo lavoro di ricerca riguardo proprio il possibile buco nero di 70 masse solari.

El-Badry e il collega Quataert hanno trovato che c’era un problema nell’analisi delle righe spettrali osservate nella luce della stella Lb-1.

Nell’analisi originaria della scoperta, si era trovato che l’emissione di luce a una certa lunghezza d’onda (quella che si chiama riga di emissione) da parte del gas osservato attorno alla stella LB-1 segnalava un moto in avanti e indietro proprio di questo gas, cioè un moto del gas attorno a un altro oggetto celeste. Dall’ampiezza di questo moto si è trovata la massa dell’ipotetico oggetto celeste: è venuto fuori 70 volte la massa del Sole e si è subito (naturalmente) pensato a un buco nero di quella stazza.

A quanto pare le cose non stanno più così, però.

Infatti nell’analisi originaria ci si è dimenticati di un particolare: il gas può anche assorbire la luce proveniente dalla stella. Se non si tiene conto di questo importante fatto, cioè se si trascurano questi fenomeni di assorbimento, allora è possibile confondere le righe di emissione del gas come se fossero dovute al moto del gas attorno a qualche oggetto massivo.

El-Badry e Quataert dimostrano proprio questo nel loro articolo: secondo il loro lavoro, è molto probabile che non ci sia alcun bestione di buco nero così massivo. Secondo loro se c’è un buco nero (e potrebbe esserci) nel sistema Lb-1, allora potrebbe avere tra le 5 e le 20 masse solari, non di più. Tutto nella norma, insomma.

E poi arriva la cavalleria

Ci sono anche altri articoli che sembrano dimostrare l’errore nell’analisi originaria sul buco nero di Lb-1.

Abdul-Masil et al. hanno fatto vedere praticamente la stessa cosa mostrata da El-Badry e Quataert.

Eldrige et al. invece hanno puntato la loro analisi su un fatto che vi avevo raccontato anche io nel mio post di qualche settimana fa, cioè il probabile errore sulla stima della distanza del sistema della stella Lb-1. Alla fine la stima del satellite ESA Gaia sembra aver avuto la meglio.

Insomma, l’enorme buco nero che aveva fatto sognare tanti una nuova sfida astrofisica, in realtà non esiste. C’è da dire, e lo avevo già sottolineato qualche settimana fa, che buchi neri di quella stazza sono stati già misurati, per esempio grazie a LIGO e Virgo e le onde gravitazionali. Il problema era piuttosto quello di avere un buco nero così enorme di palese origine stellare in un sistema come quello della stella Lb-1, cioè in un’orbita parecchio circolare. Era qualcosa di troppo simmetrico per avere un buco nero così grande formatosi chissà come, ma difficilmente in modo simmetrico insomma.

Si va avanti, comunque

È finita così, quasi tutte le teorie astrofisiche sono salve, tutto è bene quel che finisce bene. Soprattutto, è stato fantastico vedere come funziona la scienza: qualche settimana fa è stata fatta una scoperta dal sapore sensazionale, e poi subito la comunità scientifica si è messa in moto per controllare e verificare che tutto fosse a posto.

È sempre bello vedere la scienza che si autoregola, che si controlla con trasparenza e fiducia nei propri metodi. Sono anche contento di aver raccontato questa storia in due puntate (per ora) mentre il tutto procedeva. Spero possa essere un utile esempio di come la scienza possa fare passi in avanti in termini di metodo e trasparenza anche quando non si scopre niente di nuovo.


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