Diario di docenza – puntata 71 min di lettura

Le puntate precedenti sono tutte a questo link.

Ho finito di leggere questo libretto qui.

Questo libro parla di un concetto molto usato: il concetto di merito. In sostanza l’autore afferma che, sebbene dietro la parola merito ci sia un’idea positiva, di uguaglianza, di capacità di ottenere un riconoscimento in base al lavoro svolto, in effetti c’è un inghippo.
Il problema è che, soprattutto di recente, l’idea positiva di uguaglianza ha abbandonato il concetto di merito; ormai quando si parla di merito si parla di competitività, di essere più bravi di qualcun altro e quindi di meritarsi le cose.

In certi casi la competizione è addirittura esaltata, descritta come sanissima. La conseguenza principale di questa esaltazione è che i problemi sociali diventano problemi individuali. Cioè, se non si riesce ad essere appetibili (che brutta parola) per il mercato del lavoro allora, in una società in cui il merito è il motore, la colpa sarà solo di ciascuno di noi.

Così, il conflitto sociale (che dovrebbe essere il vero motore dello sviluppo di una società) è coperto, nascosto, messo sotto il tappeto.

Inoltre, la competività e il merito passano oggi attraverso metodi di valutazione che sono definiti standard e, udite udite, oggettivi. Ma non è così: i metodi di valutazione possono essere molteplici, si sceglie un metodo tra i vari disponibili e non esiste un metodo migliore degli altri. Ma poi, che cosa dobbiamo esattamente misurare con questi metodi di valutazione? Come si fa a decidere quali sono le competenze (altra parola molto ambigua) da parametrizzare?

E infine: malgrado tutto, questo concetto di merito non scalfisce neanche per sbaglio le vere disuguaglianze sociali, le quali persistono a prescindere. Non è merito di nessuno nascere in una famiglia piuttosto che in un’altra, o in una regione piuttosto che in un’altra. Un sistema di valutazione standardizzato, che non risolve questi problemi di base, alla fine non permette di appianare le divergenze sociali. 

Comunque sia: mi trovo molto d’accordo con il pensiero e l’analisi di Boarelli, ma mi piacerebbe anche sapere che cosa ne pensate voi, così a pelle o magari dopo aver letto il libro (sono circa 100 pagine). Scrivetemi pure via mail o su Telegram (nome utente @snadroc) oppure semplicemente commentate qui sotto.

To be continued…

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