Le verifiche a scuola

Nuovo appuntamento con pensieri e commenti sulla mia avventura a scuola come insegnante quest’anno.

Le verifiche sono una parte importante della vita scolastica. Ma non per il voto (vedi scorsa puntata di questo diario) bensì perché sono un momento unico e importante, per ciascun studente, per capire se un concetto è stato digerito oppure no. E, in caso di errori nella verifica, bisognerebbe sfruttare l’occasione per imparare qualcosa o comunque per iniziare a ri-digerire quel concetto.

Ma, ovviamente, sapete benissimo anche voi che questo non accade nel mondo reale.

Nel mondo reale gli studenti sono terrorizzati dalla verifica. Per loro il voto è fonte di ansia perché attorno al voto ruotano anche altri protagonisti oltre ai soliti scolastici. Per esempio, entrano in gioco in genitori. Ed è chiaro che una cosa è tornare a casa con un 8, un’altra è tornare con un 4.

Che cosa genera tutto questo? Spesso, insicurezza nei soggetti un po’ più fragili, facilità di errore anche dove si può evitare, studio di una materia senza motivo se non evitare l’insufficienza.

Mi soffermo sull’ultimo punto. Se l’obiettivo degli studenti diventa evitare l’insufficienza, allora la verifica perde tutto il suo significato. Anziché essere un momento scolastico del tipo “vediamo dove siamo arrivati, come ci siamo arrivati e, in caso, come intervenire per sistemare le cose”, piuttosto rischia di diventare “momento supremo in cui evitare rogne nelle prossime settimane”. 

È evidente che questo nostro mondo reale non ha molto senso.
D’altra parte, non è facile scardinare questo preconcetto. Per ora, in ciò che vivo come la mia esperienza, l’unico strumento a mia disposizione è il dialogo: parlare con gli studenti per tranquillizzarli, per infondere loro fiducia nei loro mezzi. Bisogna far capire loro che con la verifica non si vuole punire nessuno, ma che si tratta solo di un momento per tirare le somme. 

Non è facile. D’altronde, i problemi piu difficili della vita sono sempre legati al cambio di mentalità, alla modifica di una prospettiva. 

Ho appena fatto in questi giorni le prime verifiche dell’anno in tutte le mie classi. Non sono certo che tutti abbiano accolto la verifica come momento per tirare le somme. Ci devo ancora lavorare con i ragazzi su questo.

La scuola però dovrebbe educare, non creare ansie da prestazione. Le verifiche (scritte e orali) non possono essere mini-esami universitari (nelle modalità intendo soprattutto); voglio dire che gli studenti devono poter sbgliare una verifica a scuola, perché l’errore a scuola dovrebbe essere un momento educativo centrale. Noi adulti sappiamo bene come la vita e la società attuale spesso non perdonino i nostri errori. Se vogliamo cambiare tutto questo, dobbiamo insegnare ai ragazzi che errare è educativo, e non punire chi sbaglia una verifica. Perché ognuno di noi ha i suoi tempi di apprendimento. 

Certo, voi direte: OK, ma se poi non studiano? Ecco, secondo me sono legate le cose, soprattutto in matematica e fisica. A volte i ragazzi non studiano perché ritengono a prescindere di non potercela fare. E quel “non potercela fare” a cosa è legato? Alle verifiche, al fatto che molte volte il momento valutativo della verifica non è usato come occasione educativa.

Ora, in tutto questo entrano mille altre difficoltà umane e sociali che ogni giorno si palesano negli aspetti quotidiani di una classe. 

Ma come diceva uno più famoso, intelligente e importante di me, “non lo facciamo perché è facile, lo facciamo perché è difficile”. 

Finalmente trovato quello stronzio cosmico!

È stato trovato dello stronzio come prodotto della collisione di due stelle di neutroni. Lo sospettavamo, ma ora abbiamo la conferma di ciò.

No vabbè, scusate: non ho resistito con il titolo, ci stava troppo. Ma la verità è che quella che sto per raccontarvi è una storia davvero molto bella, che potete raccontare anche voi ai vostri amici quando capita la giusta occasione (e verso la fine del post capirete quale può essere l’occasione migliore).

Dunque, la notizia è questa: vi ricordate GW170817? Si tratta del segnale di onde gravitazionali che poi risultò essere una kilonova, uno scontro tra due stelle di neutroni.

Già all’epoca fu dato molto risalto alla notizia, soprattutto perché era la prima volta che osservavamo lo stesso fenomeno astrofisico con due tipologie di dati diversi, nella fattispecie onde gravitazionali e raggi gamma.

La cosa bella dell’astrofisica è che i dati sono continuamente analizzati: vuoi per confermare i risultati trovati in precedenza, vuoi per studiare nuovi fenomeni. Comunque ci si mette le mani di continuo.

GW170817 non fa eccezione. Gli astrofisici del Very Large Telescope (VLT) in Cile hanno osservato GW170817 con lo strumento X-shooter. Malgrado il nome, con lo strumento X-shooter non si osservano i raggi X, bensì un intervallo di frequenze luminose che vanno dall’ultravioletto all’infrarosso, cioè uno spettro un po’ più ampio di quello della luce visibile.

X-shooter è uno spettrografo: cioè prende la luce di una sorgente astrofisica e la divide in tutte le sue frequenze, appunto dall’ultravioletto all’infrarosso. Questa cosa è utile perché gli atomi possono assorbire ed emettere luce solo a certe particolare frequenze. Quindi con uno spettrografo possiamo studiare quali atomi ci sono nell’universo.

Esempi di spettri atomici riconoscibili dalle righe di assorbimento ed emissione: idrogeno (H), sodio (Na), mercurio (Hg)

Una buona parte degli atomi che conosciamo si formano dentro le stelle molto massicce. Questo accade per gli atomi dall’elio al ferro. Gli atomi più pesanti del ferro si producono in condizioni ancora più estreme di quelle del centro di una stella molto grossa. Per esempio, nel caso di GW170817, che è una collisione di due stelle di neutroni, si formano elementi molto pesanti, tipo l’oro e il platino.

Infatti le stelle di neutroni sono fatte, appunto, di neutroni. Quando due stelle di neutroni collidono, quindi anche i neutroni collidono. E si formano atomi con un gran numero di protoni e neutroni in tutto quel trambusto.

Oltre all’oro e al platino, in una kilonova, gli astrofisici hanno sempre pensato si potesse formare dello stronzio, elemento numero 38 della tavola periodica degli elementi (quindi lo stronzio ha 38 protoni nel suo nucleo).

Grazie ai dati di X-shooter ora abbiamo una conferma: una kilonova sforna lo stronzio. O, se volete, questo tipo di atomi si formano in questi eventi catastrofisici come le collisioni di due stelle di neutroni.

Sulla Terra, nella vita di tutti i giorni, lo stronzio è molto usato per i fuochi d’artificio e fornisce quel colore rosso brillante che vediamo durante gli spettacoli pirotecnici.

Ma ci pensate? Quel rosso che esplode nei nostri cieli durante le feste proviene dallo scontro frontale di due stelle di neutroni avvenuto a chissà quale distanza da noi, qualche miliardo di anni fa.

Ecco la storia che potete raccontare: quello stronzio ha girato tutto l’universo per finire nei fuochi d’artificio della festa del patrono del vostro paesino. Non una gran fine, vero. Ma del resto, era pur sempre stronzio!


Qui il comunicato stampa ESO

La storia di quel vecchio lampo cosmico di raggi gamma

Un segnale di raggi gamma provenienti dal cosmo è stato riesumato ed è stata fatta una gran bella scoperta.

Nella puntata del podcast Parsec di sabato 19 ottobre (la puntata numero 50, tra l’altro!) ho raccontato una storia particolare riguardo la riesumazione di un segnale scientifico di qualche anno fa.

È una bella storia, finisce bene, e magari potete riciclarla se siete a cena da amici stasera. Buon ascolto!