Una spettacolare foto di un’eclissi di Sole

Una gran foto di uno degli eventi naturali e astronomici più suggestivi che conosciamo.

Nicolas Lefaudeux è un fotografo francese che a 12 anni ha cominciato a guardare con il telescopio e a 16 ne ha costruito uno tutto da solo.

Il 2 luglio 2019 Lefaudeux ha osservato l’eclissi totale di Sole che è stata visibile dal Cile. Lefaudeux ha così ottenuto questa straordinaria elaborazione fotografica: una combinazione di decine di immagini con diversi tempi di esposizione.

Crediti: N. Lefaudeux, 2019 [Per saperne di più su Nicolas Lefaudeux: https://hdr-astrophotography.com/a-propos/]

Nell’immagine si può vedere benissimo la corona solare, la parte più esterna del sistema solare. La corona solare è composta da gas molto caldo, con temperature che raggiungono anche il milione di gradi.

È importante studiare la corona solare perché lì avvengono fenomeni in cui il gas interagisce con il campo magnetico del Sole, formando diverse strutture (per esempio le protuberanze luminose nella foto) oppure scappando via sotto forma di vento solare.

Un’eclissi di Sole avviene quando la Luna si pone tra la Terra e il Sole. Questo fenomeno non avviene ogni mese soltanto perché l’orbita della Luna attorno alla Terra è inclinata e quindi i tre corpi (Terra, Luna e Sole) si allineano solo in momenti ben precisi (tutte le eclissi sono ampiamente prevedibili, infatti).

Dalla foto sembrerebbe, poi, che Luna e Sole abbiano le stesse dimensioni: ma non è così. Infatti la Luna si trova a 384 mila km di distanza dalla Terra e ha un diametro di 3400 km; il Sole invece dista da noi 150 milioni di km e ha un diametro di 1,4 milioni di km. Questo rende anche un po’ l’idea di quanto sia grande il Sole, visto che pur essendo molto più distante della Luna, comunque ha la stessa dimensione apparente in cielo.

Il fatto che Luna e Sole abbiano le stesse dimensioni apparenti è una clamorosa coincidenza che ci permette di godere dello stupefacente spettacolo delle eclissi.

Nettuno: 5 cose veloci da sapere

La foto che apre questo breve post è un’immagine di Nettuno scattata dalla sonda NASA Voyager 2 nel 1989.

Ecco 5 cose da sapere su questo pianeta gigante blu del Sistema solare.

1) Nettuno è l’ottavo pianeta in ordine di distanza dal Sole ed è un pianeta gassoso, cioè un pianeta in cui non c’è una superficie su cui poggiare i piedi. I pianeti gassosi sono l’incubo dei pavimentisti.

2) Perché Nettuno è blu? Nettuno è principalmente composto da idrogeno ed elio con sprazzi di metano. Ed è proprio quest’ultimo che rende Nettuno blu. Perché? Perché, come sapete, la luce del Sole è la combinazione di diversi colori, dal rosso al blu. Il metano, per come è fatto, assorbe la luce rossa e riflette quella blu ed ecco il colore del pianeta. Semplicemente, hanno lasciato aperto il gas da quelle parti.

3) Come si formano le nuvole su Nettuno?
Al solito modo, cioè attraverso condensazione. Solo che qui si tratta di metano e ammoniaca che condensano. Ci sono anche nuvole di ghiaccio ad altitudini elevate. Addirittura, pensate, alcuni esperimenti di laboratorio suggeriscono che le nuvole di metano possano far piovere diamanti. E quindi avrebbero più valore i lupini (boni!) su Nettuno che i diamanti.

4) Che cosa sono quelle grosse macchie scure nelle foto di Nettuno? Sono tempeste. Ma tempeste davvero forti, roba da mettersi le montagne in tasca per evitare di volare via. Infatti Nettuno è uno dei posti più ventosi del sistema solare, roba che gli organizzatori dell’America’s Cup di vela pagherebbero oro, anzi platino, anzi lupini. Su Nettuno si può arrivare anche a 2100 km/h di venticello.

5) Finora, la sonda Voyager 2 è l’unica che si è fatto un giro da quelle parti e così da vicino senza entrare in orbita attorno al pianeta, un kiss & ride insomma. La NASA sta pensando a nuove missioni verso Nettuno, ma il tempo stringe: per spedire una sonda in orbita su Nettuno non possiamo andare oltre il 2030. Questo perché per arrivare su Nettuno dobbiamo passare da Giove, altrimenti non riusciamo a piazzare la sonda in orbita attorno a Nettuno.

Come finirà? Boh. Alla fine, come la giri la giri, il problema è sempre lo stesso, ovunque, anche su Nettuno: arrivare al momento giusto e trovare parcheggio.

È stata (forse) scoperta una cometa interstellare

A quanto pare, una cometa proveniente da fuori il Sistema solare si sta avvicinando al Sole per poi scappare via di nuovo. Se confermato, sarebbe una grandissima occasione per studiare in dettaglio un oggetto interstellare.

Dopo ‘Oumuamua, a quanto pare abbiamo un nuovo ospite nel nostro Sistema solare: l’oggetto ha un nome, C/2019 Q4 (Borisov), è dovrebbe essere una cometa. Il condizionale in questi casi è d’obbligo: quando avremo dati più precisi nelle prossime settimane potremo tirare le somme (e vi terrò aggiornati, promesso).

Ma intanto, raccontiamo questa storia.

La scoperta di Borisov: una nuova cometa

Gennady Borisov è un ingegnere e anche un astronomo dilettante. Ha costruito un telescopio e lo usa presso il Crimean Astrophysical Observatory di Nauchnij, in Crimea.

Borisov e la sua attrezzatura.

Il 30 agosto 2019, durante una serata di osservazione, scopre un nuovo oggetto celeste nella costellazione del Cancro. Borisov nota, durante l’osservazione, che l’oggetto ha anche una coda e quindi lo classifica come una cometa.

Una cometa speciale, però

Quando si scopre un nuovo oggetto, la prima cosa da fare è calcolarne l’orbita. Ecco, questa non è una cosa facile.

Un oggetto celeste si muove in cielo in qualche modo per colpa della gravità degli altri oggetti. Il modo in cui interagisce gravitazionalmente determina l’orbita. Per esempio, giusto per dirne uno, non sappiamo a priori quanto l’orbita sia inclinata rispetto al nostro punto di vista.

Allora si fa così: si mettono nei calcoli dell’orbita un po’ di parametri ragionevoli, dettati magari dalle primissime informazioni in possesso. Dopo aver fatto ciò si calcola l’orbita, si confronta con le osservazioni successive dell’oggetto celeste e si vede si ci abbiamo beccato.

Naturalmente ho semplificato moltissimo giusto per farvi capire, più o meno l’idea è questa. Ciò vuol dire che man mano che passeranno i giorni, tenendo di continuo sott’occhio la cometa, dovremmo conoscere sempre meglio la sua orbita.

Ma i primissimi dati già ci dicono una cosa importante: l’orbita della cometa scoperta da Borisov è iperbolica. Che vuol dire?

A grandi linee, possiamo pensare a tre tipi di orbite: ellittica, parabolica, iperbolica.

I tre tipi di orbite (Crediti: Stamcose / CC BY-SA 4.0)

I tre tipi di orbite si distinguono per una caratteristica principale: l’eccentricità. Ecco, l’eccentricità è uno di quei parametri fondamentali che vi dicevo prima per il calcolo dell’orbita. Un’orbita ellittica ha come eccentricità un valore minore di uno; un’orbita parabolica ha eccentricità uguale a uno; un’orbita iperbolica ha eccentricità maggiore di uno.

Un’orbita ellittica è un’orbita chiusa in cui l’oggetto celeste non ha una velocità sufficiente a sfuggire alla gravità del Sistema solare (per esempio è il caso dei pianeti); un’orbita iperbolica è un’orbita aperta in cui l’oggetto celeste ha invece una velocità maggiore di quella necessaria per sfuggire alla gravità del Sole (per esempio, le sonde che mandiamo fuori dal Sistema Solare). L’orbita parabolica invece è un caso particolare perché l’oggetto celeste ha esattamente la velocità minima necessaria per sfuggire al Sole (ma non sfugge poi alla fine).

Nel caso della cometa di Borisov, i primissimi dati danno un’eccentricità di 3,2. Quindi, un’orbita iperbolica e in avvicinamento verso il Sole.

Questo vorrebbe dire una cosa sola: la cometa di Borisov proviene dallo spazio interstellare, non fa parte del Sistema solare. E si sta muovendo per abbandonarci, inoltre.

Una possibile orbita della cometa scoperta da Borisov (in bianco) rispetto al Sole e ai pianeti del Sistema solare (quel groviglio al centro della gif) – (Crediti: NASA/JPL)

Quindi che cosa succederà ora?

Nei prossimi mesi sarà fondamentale studiare la cometa per confermare ciò che abbiamo detto finora. Solo la continua osservazione del moto della cometa di Borisov ci fornirà i dettagli che ci interessano.

Restando con l’ipotesi che sia un oggetto interstellare, nei prossimi mesi la cometa si avvicinerà sempre più al Sole per poi allontanarsi di nuovo e sfuggire per sempre al Sistema solare. I calcoli preliminari (quindi da prendere con le pinze) prevedono per la cometa di Borisov la massima vicinanza al Sole intorno i primi 10 giorni di dicembre 2019.

Osservare questo oggetto sarà importantissimo. Abbiamo per la prima volta, probabilmente, l’occasione di studiare un oggetto interstellare che si comporta come una cometa. Da quello che osserveremo magari capiremo com’è fatto di preciso, da cosa è composto, come si comporta.

Magari, chissà, avremo una grande occasione per imparare qualcosa di nuovo sullo spazio interstellare che ci circonda. Vedremo, siamo pronti.