Elon Musk vuole bombardare Marte. Ma non è una buona idea4 min di lettura

Qualche giorno fa Elon Musk, il milioniario a capo di Space X, se n’è uscito su Twitter così.

Facepalm.

Nuke Mars!” cioè “Bombardiamo Marte con delle testate nucleari!” è, senza giri di parole, una grossa sciocchezza (e non è la prima volta che Musk lo dice, tra l’altro).

Ma andiamo con calma: perché Musk vuole bombardare Marte?

L’idea di Musk sarebbe quella di bombardare in particolare le calotte polari di Marte, in modo da liberare gas serra (come il vapore acqueo e l’anidride carbonica) intrappolati nel ghiaccio così da liberarli nell’atmosfera. Questi gas innescherebbero quindi il ciclo dell’effetto serra a ritmo più intenso e Marte si scalderebbe. Così, a occhio, vi sembra un buon piano? Bene, ora vi dico perché non lo è neanche per sbaglio.

L’idea non è fattibile per tre motivi semplici

Partiamo da una considerazione base: non è possibile fare questa cosa. Anche volendo provarci, le bombe nucleari a disposizione non sono abbastanza potenti. Ecco, potremmo fermarci qui. Ma qualcuno potrebbe dire: OK, allora costruiamo bombe nucleari più potenti. Gosh.

Va bene, allora darò altri due motivi seri per farvi capire che l’idea di Musk non è da considerare.

Primo punto importante: Elon Musk non ha alcun diritto di bombardare Marte. E, inoltre, non spetta a Elon Musk decidere che cosa fare su Marte, nel senso che non decide una persona sola che cosa fare su un altro pianeta.

Dal punto di vista de trattati, ne esiste uno prodotto nel 1966 dalla risoluzione 2222 (XXI) dell’ONU: si chiama The Outer Space Treaty e in qualche modo stabilisce come gli Stati della Terra devono comportarsi nei riguardi di territori nello spazio.

In particolare:

Gli Stati non devono usare armi nucleari o di distruzione di massa in orbita o sulla superficie dei corpi celesti, oppure posizionare tali armi nello spazio in altro modo;

Gli Stati devono evitare di contaminare lo spazio e i corpi celesti in modo nocivo.

The Outer Space Treaty

Ci siamo capiti, insomma. Questo trattato è del 1966, quindi stipulato in un’epoca di piena Guerra Fredda, corsa allo spazio e agli armamenti; perciò è chiaro l’intento del testo. Tuttavia non vedo perché le stesse cose non debbano valere anche nel 2019: una nazione in grado di stazionare bombe nucleari nello spazio eserciterebbe sicuramente una pressione notevole su qualunque altro stato e sarebbe pericoloso per tutti.

Tornando a questioni più scientifiche, ecco un altro motivo per cui l’idea è bislacca: bombardare Marte con testate nucleari potrebbe contaminare non poco il pianeta rosso. Infatti, se ormai sappiamo che la superficie di Marte non presenta forme di vita, (ancora) non possiamo dire la stessa cosa per il sottosuolo di Marte. Un’esplosione nucleare comprometterebbe seriamente qualsiasi futura ricerca di questo tipo.

Ma facciamo due conti: c’è abbastanza gas serra intrappolato su Marte?

Piccola premessa: una buona sintesi di quello che leggerete tra poco la trovate in questo post di Luca Nardi sul blog Cronache dal Silenzio.

Ora qui proviamo ad andare insieme un po’ più nel dettaglio per capire la non fattibilità dell’idea di Musk.

Nel 2018 qualcuno ha provato a fare dei conti e i risultati di questa ricerca hanno prodotto un articolo pubblicato su Nature dagli scienziati Jakoski e Edwards: a prescindere dalle bombe o meno, se davvero liberassimo tutti i gas serra di Marte, riusciremmo a creare una nuova Terra?

Il punto è capire se la quantità di gas serra intrappolata su Marte sia abbastanza per fare due cose: 1) scatenare un effetto serra che porti le temperature a livelli accettabili per la vita; 2) avere una pressione tale da ottenere acqua allo stato liquido in maniera stabile sulla superficie di Marte.

Nello studio del 2018, Jakoski e Edwards mostrano che se liberassimo tutti i gas serra dalle calotte polari e anche dal suolo marziano, arriveremmo a un effetto serra in grado di aumentare la temperatura di circa 10 gradi e al massimo arrivare a una pressione atmosferica di circa 20 mbar (si legge milli-bar). Per confronto, sulla Terra la pressione atmosferica è di circa 1013 mbar.

Ho dato i valori di pressione e temperatura perché le due quantità vanno a braccetto per capire se c’è possibilità di avere acqua liquida. Infatti, sulla Terra noi ragioniamo in termini di temperatura perché sappiamo che la pressione atmosferica ha un valore ben definito. Ma se variasse anche la pressione, allora le temperature delle diverse fasi dell’acqua non sarebbero più le canoniche 0°C e 100°C ma sarebbero altre.

Ecco, questo discorso va fatto su Marte. Qui sotto c’è un diagramma pressione-temperatura per le fasi dell’acqua su Marte.

La linea gialla del grafico indica ciò che accade sulla Terra e che sappiamo tutti: alla pressione atmosferica terrestre, aumentando la temperatura (asse orizzontale), l’acqua passa da solida (zona verde) a liquida (zona blu) e a gas (zona viola).

La linea rossa invece descrive la situazione attuale su Marte: la pressione è 6 mbar e, come potete vedere, la linea rossa non passa mai per la zona blu, cioè su Marte, oggi, non può esistere l’acqua liquida. Se però potessimo alzare la pressione su Marte, magari aumentando la quantità di gas nell’atmosfera, ecco allora che la linea rossa si sposterebbe più in alto e attraverserebbe la zona blu. Ma, allo stesso tempo, dovremmo avere anche le temperature adatte per stare nella zona blu.

Su Marte, le temperature vanno dai -140°C notturni ai circa 20°C di giorno. Con un aumento di circa 10 gradi (come previsto dallo studio di Jakoski e Edwards nel caso di un aumento di pressione di 20 mbar), potremmo avere dunque acqua liquida in alcune parti della giornata, ma non riusciremmo ad averla in maniera stabile durante tutto il giorno (se si fanno i conti, la temperatura dovrebbe aumentare di almeno 60 gradi per avere acqua liquida in corrispondenza di un aumento di pressione di 20 mbar).

In più, c’è un ulteriore ingrediente da aggiungere a questo racconto: Marte perde continuamente gas serra. Marte ha una massa più piccola di quella della Terra e già questo vuol dire una gravità più bassa e quindi una capacità minore di trattenere del gas nella propria atmosfera. E in questo contesto poi operano anche la luce ultravioletta e le particelle cariche provenienti dal Sole: questi due agenti spaccano le molecole di vapore acqueo e anidride carbonica che si trovano nell’atmosfera marziana. Le molecole spaccate scappano via nello spazio: in questo modo parte dei gas serra sono persi e non c’è modo di farli tornare indietro nell’atmosfera.

Insomma, tutto questo ragionamento è per dire: anche avendo la capacità tecnologica per liberare tutti i gas serra e anche chiudendo (più di) un occhio sulla distruzione del suolo marziano, comunque non ci sarebbero le condizioni per rendere Marte simile alla Terra, come segue dallo studio di Jakoski e Edwards. Le future missioni su Marte potrebbero fornire dati più precisi, ma le stime fatte da Jakoski e Edwards si basano su ipotesi piuttosto conservative e non credo saranno smentite dalle missioni ExoMars o MAVEN, per esempio.

Mettersi l’anima in pace e fare meno propaganda

Elon Musk ha di nuovo fatto propaganda, insomma. L’ultima volta lo aveva fatto con il lancio del Falcon Heavy con a bordo la Tesla, ma almeno là c’era il successo di un lanciatore che sarà molto utile in futuro alla NASA e all’esplorazione spaziale.

Stavolta (e non credo sia un caso), subito dopo il tweet “Nuke Mars!”, Musk ha subito tweetato un link per acquistare magliette, e poi ha cambiato la sua immagine del profilo. Ma insomma, tanto rumore per nulla, se non per il merchandising di Musk.

Possiamo dire, visto il tweet, che Musk l’ha sparata davvero grossa.

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