La nebulosa Elica1 min di lettura

Questa nella foto sopra il titolo è la nebulosa Elica, a 650 anni luce da noi. La nebulosa Elica si chiama così perché apparirebbe come un’elica vista dall’alto, anche se, a dire il vero, sembra più un occhio.

La nebulosa Elica è una nebulosa planetaria, cioè si è formata dopo la fine di una stella tipo il nostro Sole. Infatti, quando una stella come il Sole smette di avere reazioni di fusione nucleare, gli strati di gas più esterni vengono espulsi.

Ciò che resta di questa espulsione è ciò che oggi vediamo al centro della nebulosa: un oggetto chiamato nana bianca, che è appunto il residuo del nucleo della stella originaria.

In questa foto, in blu è indicata l’emissione di luce da parte dell’ossigeno mentre in rosso l’emissione di luce da parte dell‘idrogeno. La distribuzione spaziale di questi elementi, indicata anche dai colori, ha perfettamente senso, perché prima che si formasse una nebulosa qui c’era una stella.

Infatti, gli elementi più pesanti, come l’ossigeno si sono formati nelle regioni più dense di quella che era la stella, dove le reazioni nucleari sono sempre state attive; l’idrogeno, l’elemento principale di cui sono fatte le stelle, si trova soprattutto negli strati più esterni dove le reazioni nucleari hanno avuto un impatto minore o non hanno avuto affatto luogo.

Anche se la geometria della nebulosa Elica appare molto semplice e somiglia a quella di gusci di gas che si espandono, in realtà la situazione è molto più complessa. Tra le varie complessità, spicca quella dei cosiddetti nodi della nebulosa. Se si guarda da vicino la nebulosa, infatti, si osservano delle strutture allungate nella parte centrale (per intenderci, proprio al confine tra la parte rossa e la parte azzurra).

Per avere un’idea, ciascun nodo ha una massa come quella della Terra e ogni nodo si estende su una distanza pari circa a quella dell’orbita di Plutone.

Non è ancora chiaro come si siano formati questi nodi. Ci sono almeno due meccanismi proposti.

Una possibilità è che la stella che prima era al centro, con il suo potente vento stellare, abbia tirato via il gas e scolpito l’ambiente circostante fino a formare queste strutture.

Un’altro scenario invece prevede che le code di questi nodi si siano formate perché ciascun nodo ha fatto da ombra a ciò che c’era dietro; cioè come se le punte dei nodi avessero fatto da schermo all’irruenza del vento stellare e da qui la formazione della scia dietro al nodo. Ma in sostanza, boh, ancora non abbiamo capito niente. Una cosa è certa: queste strutture sono anche in altre nebulose.

Esatto, avete già capito: ne riparleremo presto probabilmente.

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