Le sonde Voyager vanno ancora alla grande, nonostante qualche acciacco1 min di lettura

Le sonde NASA Voyager 1 e 2 viaggiano nell’universo da 42 anni e non accennano a mollare. Dopo essere arrivate alla periferia estrema del Sistema Solare, gli anni iniziano a farsi sentire.

Per questo motivo alla NASA hanno deciso di accendere i motori delle sonde di recente: a gennaio 2018 per la Voyager 1 e a luglio 2019 per la Voyager 2.

Il problema è questo: man mano che le sonde si allontanano dal Sole, le temperature sono sempre più basse ed è necessario un sistema di riscaldamento che permetta di tenere la temperatura giusta per evitare che i vari sistemi di controllo congelino.

Per questo motivo, finora, i sistemi di riscaldamento sono rimasti accessi a bordo delle Voyager. Ma dopo 42 anni i problemi sono dietro l’angolo.

Le Voyager hanno tre batterie chiamate RTG (radioisotope thermoelectric generator). Queste batterie producono energia grazie al decadimento del Plutonio-238. Tuttavia, anche le RTG sono sempre meno efficienti anno dopo anno: ogni 365 giorni pruducono 4 watt di potenza elettrica in meno.

Dopo 42 anni il calo corrisponde a un 40% in meno di disponibilità energetica e quindi arriva il momento di decidere quali sistemi tenere accesi e quali spegnere. I razzi, per esempio, sono estremamente importanti: senza i razzi non ci sarebbe modo di tenere puntata l’antenna delle sonde verso la Terra. In questo modo, possono arrivare a noi sulla Terra i meravigliosi dati che le Voyager stanno ancora raccogliendo ai confini del Sistema solare.

Ora, con queste manovre, le Voyager potranno ancora inviarci dati.

Il viaggio nell’universo continua. Almeno per un altro po’.

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