Onde gravitazionali e fiducia nella scienza2 min di lettura

Non molto tempo fa, a novembre 2018, la rivista New Scientist aveva riportato (con tanto di copertina) di alcune ricerche che mettevano in dubbio l’osservazione delle onde gravitazionali fatta da LIGO nel 2015. Il problema sono le prime onde gravitazionali osservate da LIGO, cioè il segnale GW150914.Ne avevo parlato qui su Quantizzando e mi ero soprattutto soffermato sul fatto che i dati e i metodi di ricerca di LIGO e Virgo dovessero essere il più trasparenti possibile; in questo modo la comunità scientifica può svolgere in modo ottimale la sua attività di controllo e riproduzione di risultati ottenuti da altri.

Il dibattito è proseguito in questi mesi: da una parte LIGO, cioè coloro che hanno ottenuto i dati, dall’altra parte un gruppo di ricercatori danesi.

A novembre scorso un gruppo danese (composto da James Creswell, Sebastian von Hausegger, Andrew D. Jackson, Hao Liu, Pavel Naselsky) aveva sollevato dubbi su GW150914.

Poi, qualche mese fa, un altro gruppo (composto da Alex B. Nielsen, Alexander H. Nitz, Collin D. Capano, Duncan A. Brown) ha dato supporto ai risultati di LIGO: tutto OK, senza dubbio LIGO aveva osservato le onde gravitazionali in GW150914.

Tratto da: https://arxiv.org/pdf/1811.04071.pdf

E adesso? Il gruppo di Creswell ha scritto un nuovo articolo scientifico in cui ha riesaminato il lavoro del gruppo di Nielsen e ha trovato da ridire anche su quest’ultimo lavoro.

Secondo il gruppo di Creswell, nel lavoro di Nielsen et al. c’erano alcuni errori e il risultato della nuova analisi è ancora quello di dubbi sul segnale GW150914. A essere precisi, le conclusioni a cui Creswell et al. arrivano sono che l’interpretazione dei dati di GW150914, secondo loro, deve essere considerata ancora aperta. Il punto, sempre secondo loro, è che “è un’ovvieta che, se stai cercando onde gravitazionali, alla fine trovi onde gravitazionali”. Cioè, dicono: attenzione a quello che si chiama confirmation bias, ovvero il rischio di voler vedere nei dati esattamente ciò che si sta cercando.

Le conclusioni del nuovo articolo del gruppo di Creswell: https://arxiv.org/pdf/1903.02401.pdf

Lo so: detta così sembra una replica della storia già raccontata a novembre scorso. In realtà non è così, qui si è fatto qualcosa di diverso. La novità è che c’è stata collaborazione tra chi ha ottenuto risultati simili a quelli di LIGO (cioè il gruppo di Nielsen) e chi invece ha ottenuto risultati dubbi (il gruppo di Creswell). Infatti, Creswell et al. nel loro articolo ringraziano Nielsen et al. per la loro disponibilità a condividere codici, programmi e file della loro analisi. Insomma, un vero esempio di collaborazione scientifica, una cosa molto bella va detto.

Personalmente, ritengo che in generale le onde gravitazionali siano state osservate senza dubbio, visto che poi è arrivato anche Virgo oltre a LIGO a osservare gli stessi segnali negli stessi istanti. Per quanto riguarda la questione del segnale di GW150914, beh, tocca aspettare mi sa ancora qualche altro controllo e vedere gli sviluppi di questa faccenda.

Ma a prescindere da GW150914, questa vicenda insegna che gli scienziati devono parlarsi il più possibile; secondo me, ciò che deve accadere necessariamente adesso è che parta una collaborazione tra gli scienziati di LIGO e il gruppo danese di Creswell. Il dialogo, la disponibilità, la collaborazione: queste sono le uniche cose importanti in questa storia. Sono cose importanti soprattutto agli occhi del pubblico. Se da fuori questa storia viene percepita come una competizione eccessiva tra gruppi di ricerca, in cui gli scienziati si arroccano ciascuno dietro il proprio gruppo di ricerca, allora è naturale che l’impressione che si percepisce è quella di una sorta di indisponibilità a rivedere le proprie posizioni in generale.

Per il bene della scienza e di tutti, sarebbe utile dunque che le cose funzionino sempre nel modo in cui sono andate tra i gruppi di Creswell e Nielsen: condivisione e collaborazione tra chi non è in accordo su un risultato, senza alcuna trincea. In questo modo, e solo in questo modo, il pubblico può guardare con fiducia alla scienza come dibattito sano sulla conoscenza.

Se ciò però non accade, allora ecco che il pubblico perde subito fiducia nella scienza e negli scienziati. E se alla fine il pubblico perde (completamente) fiducia nella scienza allora, lo sappiamo benissimo, è abbastanza dura rimettere poi a posto i cocci.