Materia oscura (non più) in ritardo1 min di lettura

Qualche tempo fa vi ho raccontato dell’ammasso di galassie Abell 3827 in cui sembrava che ci fosse una galassia per cui la distribuzione di materia oscura non era sovrapposta alla distribuzione di materia barionica (cioè luminosa). In breve, ciò era stato scoperto grazie alla misura del lensing gravitazionale delle galassie dell’ammasso, ottenute con il telescopio spaziale Hubble. Tutto ciò aveva scatenato, come sempre, molte teorie sulle possibili interazioni tra materia barionica e materia oscura.

Ma da qualche mese abbiamo un aggiornamento: si stava a scherza’.

I nuovi dati sono stati raccolti con l’interferometro ALMA (Atacama Large Millimeter Array), un complesso di 66 antenne, e con il VLT (Very Large Telescope) in particolare con lo spettrografo MUSE montato sul VLT.

Questi nuovi dati hanno permesso di sottrarre meglio la luce tra noi sulla Terra e l’ammasso Abell 3827. Grazie a questa sottrazione fatta meglio della scorsa volta, ecco che adesso le cose tornano e la distribuzione di materia oscura segue quella della materia barionica.

Le cose tra noi e l’ammasso sono: le due “Milky Way star” e le cinque galassie N1, N2, N3, N4, N6. (Crediti: Massey et al. https://arxiv.org/pdf/1708.04245.pdf)

 

E quindi niente, siamo di fronte, per l’ennesima volta, a una conferma del modello standard della cosmologia.

Sembrerebbe un passo indietro, un’occasione mancata. Invece, anche conferme come queste, pur essendo meno intringanti, sono pur sempre un passo avanti. Si tratta infatti di un passo avanti per la scienza, la quale in modo rigoroso procede all’analisi anche di cose già osservate per cercare ulteriori conferme. Poi, magari come in questo caso, arriva una smentita della prima osservazione, ma che importa: la scienza è anche questo, è anche raccontare risultati, tra virgolette, noiosi (ricordate il caso di BICEP-2?).

Pensiamo piuttosto agli scienziati che hanno raccolto e analizzato dati di galassie lontanissime da noi. Pensiamo che siamo in grado di fare queste robe, oggi nel 2018. Pensiamoci, che ne so, per esempio quando andiamo a fare la spesa, anzi, quando siamo in fila alla cassa per pagare. Pensiamoci e poi non pensiamo al fatto che ancora non abbiamo fatto una scoperta eccitante sulla materia oscura. Pensiamo che è già abbastanza eccitante sapere dell’esistenza della materia oscura, una materia invisibile, trasparente, ma di cui noi riusciamo non solo a rivelare la presenza, ma anche ad aspettarci che si comporti in un certo modo secondo le teorie cosmologiche che abbiamo.

Perché, poi, la cosa bella che viene fuori è che la materia oscura che si comporta sempre proprio come pensiamo debba fare.

QUESTA è la cosa davvero stupefacente.

2 pensieri riguardo “Materia oscura (non più) in ritardo

  • Ciao! A proposito dell’altro articolo, l’inferenza che fai sulla confutazione delle teorie gravitazionali ‘alternative’ dovuta a questa presunta anomalia nella distribuzione di materia oscura non mi pare ne’ così immediato, nè logicamente corretto. La questione risiede banalmente nel fatto che qualunque teoria che sia in accordo con le osservazioni (quindi anche quelle) deve poter spiegare tanto i casi ordinari che questa massa invisibile genera nelle osservazioni cosmologiche, quanto quelli limite di un suo apparente disaccoppiamento dalla materia barionica; casi che sono spiegati tanto dal modello standard (almeno fino ad ora), tanto da quei modelli, per i quali l’assenza in questione sarebbe integrata diciamo così nei presupposti concettuali del modello. Altra cosa sarebbe quella di criticare una teoria perché piuttosto basata su criteri che non ammettono confutazioni. La scienza cioè, non è una religione. Nemmeno nel caso del modello standard.

    • Il punto è che non tutte le teorie hanno gli stessi risultati statistici in termini di osservazioni. La teoria che offre i risultati più affidabili è quello che si chiama modello standard della cosmologia (modello LambdaCDM). Quindi nessuno dice che la scienza è una religione, ci mancherebbe altro. Il fatto è che, al momento, c’è una teoria che funziona meglio delle altre. Questo è quanto.

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