Un pensiero sull’esplorazione spaziale

Proprio ieri mi sono ritrovato a discutere (con alcuni altri colleghi) riguardo l’effettiva utilità dell’esplorazione spaziale. Il punto dei miei colleghi, in particolare è il seguente: a cosa serve mandare una persona su Marte se possiamo tranquillamente studiare quel pianeta spedendoci sopra un rover o un satellite?
Mi è sembrato un punto di vista davvero molto ragionevole, lo ammetto.

Mentre discutevamo, infatti, mi sono reso conto di quanto irragionevole (forse a prima vista o almeno per una mente ragionevole) fosse il mio punto. Infatti io sono completamente a favore dell’esplorazione spaziale da parte degli esseri umani. Ma, effettivamente, il mio pensiero non è ragionevole. Mi spiego.

Io ritengo che esplorare lo spazio sia una necessità per l’umanità. Ovvero, io penso che riuscire a creare i mezzi per muoversi nell’universo, visitando e, perché no, colonizzando nuovi pianeti, sia la naturale evoluzione della nostra specie.
Ovviamente non sappiamo a cosa andremo incontro e, al momento, non abbiamo nemmeno i mezzi per poter fare viaggi del genere. Per questo pensiamo subito a Marte, così vicino e probabilmente così fattibile nel prossimo futuro.

Già, ma qualcuno potrebbe obiettare: siamo nati sulla Terra, abbiamo sviluppato capacità meravigliose per studiare l’universo da questo piccolo puntino roccioso quale è il nostro pianeta. Dunque perché dobbiamo lavorare per andare a trovare posti nuovi e, magari, inospitali?


Ecco, il mio pensiero è che, se volete una spiegazione razionale a questa domanda, allora io non ve la so dare. Allo stesso modo non saprei dirvi perché studiamo le galassie, se non perché, dentro di noi, vogliamo trovare risposte a domande molto più grandi.

Quello che posso dirvi è la seguente cosa: vogliamo capire come funziona l’universo, magari capire cosa sia l’universo. E vogliamo anche esplorarlo, vedere come è fatto.

Se trovassimo un pianeta simile alla Terra a un centinaio di anni luce di distanza e avessimo i mezzi per fare questo viaggio, diciamo ipoteticamente, in cento anni, partiremmo oppure no? Lo sappiamo tutti che la risposta è sì.  Esplorare e conoscere l’universo che ci circonda è ciò che ci rende esseri umani. Magari il risultato di millenni di ulteriore evoluzione sarà proprio quello di una specie in grado di vivere nell’universo e non più confinata sulla Terra.

Il fatto che le nostre vite abbiamo una durata più breve di quei tempi che l’evoluzione richiede, non è un buon motivo per tarpare le ali all’esplorazione dello spazio, alla curiosità dell’essere umano.
Del resto anche l’universo ha impiegato una decina di miliardi di anni prima di diventare ospitale per la vita (almeno per quanto ne sappiamo).

In realtà potrei scrivere cento post su Quantizzando riguardo le meravigliose e utilissime ricadute dell’attuale esplorazione spaziale nel campo delle comunicazioni, della medicina (per esempio la Risonanza Magnetica!), dei trasporti e, pensate un poco, anche del dormire (sto parlando dei materassi e cuscini “memory foam” che spesso e volentieri ci vengono consigliati in TV!).
Ma non è questo il punto, non esploriamo lo spazio per questo. Le ricadute sono soltanto un ritorno, magari inaspettato, dell’investimento nell’esplorazione spaziale.

La realtà è che esploriamo lo spazio perché sentiamo che dobbiamo farlo, perché sentiamo che ci piace farlo, perché sentiamo che non possiamo ignorare tutto quello spazio che è là fuori. L’ho già detto altre volte su questo blog, ma lo ripeto volentieri: esplorare l’universo è il nostro modo di essere umani.

Poi, ovviamente, io non credo che i miei colleghi siano nel torto quando affermano di avere una visione più razionale della mia in questo contesto. Credo che non esista il torto o la ragione; piuttosto esiste (o manca) solo la capacità di immaginare (e sperare in) un futuro molto lontano (e per questo vi lascio con questo video che probabilmente avrete già visto):

Wanderers – a short film by Erik Wernquist from Erik Wernquist on Vimeo.

L’universo non è un parco giochi. Si tratta di un posto altamente inospitale dove le regole sono date da quelle leggi della fisica che tutti i giorni mettiamo alla prova.
No, l’universo non è un parco giochi, ma è la nostra casa. Vivreste mai una casa restando solo in cucina senza mai andare a vedere cosa c’è nelle altre stanze?

Non voglio convincervi che dobbiamo esplorare lo spazio, non ce n’è bisogno. Tanto lo faremo senza dubbio.

L’oroscopo perfetto, più o meno.

Se siete finiti da queste parti perché intrigati dal titolo, ebbene sappiate che non c’era alcuna intenzione di imbrogliarvi. Se siete abituali lettori di Quantizzando allora magari siete stati attirati con stupore dal titolo (“Ma vedi tu se adesso anche Sandro ha cominciato a leggere gli oroscopi?”); se invece non siete mai capitati su Quantizzando allora magari siete stati spinti dal vostro piacere nel leggere l’oroscopo e, aggiungo, magari anche dalla frustrazione di non riuscire a trovare l’oroscopo che fa per voi. In questo post vedrete come per avere l’oroscopo perfetto non c’è affatto bisogno di un astrologo famoso e rinomato.

Ma bando alle ciance: volete un fantastico oroscopo personalizzato? Allora non dovete fare altro che cliccare qui, sull’oroscopo gentilmente offerto dal CICAP Piemonte.
Ecco, forse ora che sapete che l’oroscopo è fatto dal CICAP sono accadute due cose: la vostra fiducia nell’oroscopo che andrete a leggere sarà diminuita mentre la fiducia in questo blog (e nel sottoscritto) sarà tornata (spero!) ai soliti livelli di normalità (la vostra poca fede, qualora ci fosse stata, è già acqua passata e siete perdonati – si scherza eh!).

Ma veniamo all’oroscopo. Inserite i vostri dati base (nome, data e luogo di nascita) e otterrete il vostro sensazionale oroscopo personale.

Ora, per favore, leggetelo (lascio un paio di righe in bianco per darvi il tempo, eh).

E quindi? Si adattava a ciò che pensate di voi stessi? Il CICAP Piemonte vi chiede anche di votare, una volta letto l’oroscopo, quanto esso sia aderente alla vostra persona.
Sono sicuro che abbastanza persone tra voi si siano ritrovati nelle parole dell’oroscopo o almeno in buona parte di essere. Per esempio, il mio calzava quasi a pennello (per fortuna sono sempre scettico!).
Beh, a questo punto, è chiaro che da qualche parte ci deve essere un trucco, così arriviamo al punto di questo post.
Per capirlo, basta continuare a cliccare il link proposto dopo l’oroscopo che avete letto, il quale vi farà approdare ad una pagina del CICAP in cui potrete trovare una deliziosa spiegazione del fisico Stefano Bagnasco.

In parole povere, l’oroscopo è stato costruito prendendo frasi casuali e mettendole insieme. In particolare poi queste frasi sono tali per cui possono adattarsi a chiunque.
Tipo: “Hai scoperto che è imprudente essere troppo sinceri nel rivelarsi agli altri”.  Insomma cose così, che probabilmente avrete già letto se avete già dato uno sguardo all’oroscopo del CICAP Piemonte.
Questo trucchetto è in realtà, come spiegato da Bagnasco, un fenomeno molto famoso chiamato Effetto Barnum (anche chiamato Effetto Forer).

Insomma, basta mettere nell’oroscopo frasi che facciano felici tutti (nel bene e nel male) ma che non siano magari troppo specifiche. Questo è il grande potere dell’astrologia: fregare le persone con trucchetti del genere, basare il proprio successo sulle debolezze umane.

Per fortuna esiste la scienza la quale ci dice ormai da tempo, e io non mi stancherò mai di ripeterlo fino alla nausea, che: le costellazioni non esistono come entità reali, sono solo un effetto di proiezione dovuto all’enorme distanza delle stelle da noi. Quando un pianeta è in una costellazione è solo una proiezione: in realtà Giove e la stella più vicina sono lontani 4 anni luce, cioè la luce della stella impiega 4 anni per arrivare su Giove, cioè vediamo la stella come era 4 anni fa. E meno male che stiamo parlando della stella più vicina. Giusto per citare alcune valide ragioni per definire l’astrologia una pseudoscienza.

Per capire l’effetto di proiezione: nel cielo vediamo Orione (a sinistra) ma in realtà le stelle della costellazione sono lontanissime tra loro.

Per capire ancora meglio questo fatto della prospettiva, date un’occhiata alla figura qui sopra. A sinistra c’è una bella immagine di Orione, una costellazione imponente del cielo invernale che tutti più o meno conoscono. Vista così sembra che le stelle siano tutte vicine tra loro e così pensavano gli antichi popoli. Ma oggi sappiamo che le stelle di Orione sono in realtà tutte a distanze di centinaia di anni luce (non 4 come la stella più vicina a noi – Proxima Centauri – ma centinaia!).

Insomma, ripeto quello che ho già detto in questo vecchio post: la frase “Giove nell’Acquario non ha senso, a meno che non abbiate a casa un pesciolino di nome Giove.

Ecco, una cosa del genere insomma, ammesso che il pesciolino si chiami Giove.


Comunque, per concludere, se proprio non potete fare a meno dell’oroscopo ogni mattina, allora leggete quello del CICAP Piemonte: infatti esso è sicuramente “perfetto” per ognuno di noi, in un certo senso. D’altronde inizierete la giornata con il piede giusto e con la giusta dose quotidiana di scetticismo che, in fondo, non guasta davvero mai.

L’orto senza Luna

Avete mai sentito parlare del presunto legame tra agricoltura e Luna? Ovviamente sì.
E avete mai sentito qualcuno dirvi perché tale legame esiste? Ovviamente no.
E sapete perché nessuno ve lo ha mai detto? Semplice, perché tale legame non c’è.

Il post potrebbe finire qui, non c’è alcun bisogno di andare avanti. Aggiungo un esperimento condotto dal gruppo CICAP della regione Lombardia in cui diverse piantine di insalata sono state coltivate con e senza Luna. Naturalmente, non si è osservata nessuna differenza a meno di altri fattori esterni che solitamente influenzano l’agricoltura come, banalmente, le condizioni meteorologiche.

D’altronde (come spiegato anche dai ragazzi del CICAP Lombardia nel link di sopra) la Luna esercita la sua gravità anche quando non si vede in cielo: cioè comunque la Luna sta lì.

E le maree allora? Beh, le maree avvengono due volte al giorno, tutti i giorni. Tra l’altro, le maree avvengono perché la Terra è abbastanza vicina alla Luna tale che la gravità da un lato è differente dalla gravità all’altro capo del pianeta. Questo perché la Terra è abbastanza grande. Ciò è ovviamente impossibile da considerare per le dimensioni di una pianta. Inoltre, cosa possano entrarci le fasi lunari, che hanno un ciclo mensile, non è chiaro oltre che senza senso.


Quindi non venite da me a dirmi che la Luna influenza l’agricoltura perché è vicina o perché ci sono le maree, per favore.
L’unica cosa su cui potrei dialogare con più calma è la quantità di luce (luce solare riflessa dalla Luna, peraltro), la quale è sicuramente maggiore durante le notti di Luna Piena. Ma neanche, a dire il vero, visto che comunque si tratta di una luce troppo debole per innescare la fotosintesi. E non lo dico io, ma lo dicono quelli dell’University of Cambridge. Fate voi, insomma.

Perciò, cari amici di Quantizzando, siamo di fronte ad una semplice superstizione popolare. Insomma qualcosa che, al momento, è privo di alcun fondamento scientifico. Come per l’astrologia, ovviamente, l’onere della prova, a mio avviso, deve essere lasciato a coloro che sostengono questa teoria, in quanto la propongono.

Ovviamente (e lo dico sorridendo…) non vale dire che siccome si coltiva con le fasi lunari da tremila generazioni e il vino è venuto sempre buono (tra l’altro il vino è nella cantina, dove nemmeno la luce lunare arriva…bah!), allora la teoria luna-agricoltura funziona di certo.

Eh no, bisogna fare uno studio bello serio; come quello del CICAP Lombardia (a cui, dimenticavo, va un enorme applauso!) ma magari un poco più sofisticato e spalmato su un periodo più lungo di tempo. Poi magari si viene a scoprire che sono il duro e serio lavoro e i mille accorgimenti che un agricoltore ha durante l’anno che permettono di avere un buon prodotto, altro che Luna!
Sicuramente, non ci sono motivi evidenti per ritenere che la Luna influenzi l’agricoltura. La scienza, comunque, è sempre aperta a nuovi esperimenti e provo a supporto di tale convinzione laddove dovessero emergere un giorno. Tuttavia, per quanto detto finora, si tratterebbero di influssi davvero minimi e ridicoli da un punto di vista quantitativo.

Detto ciò: volete continuare ad usare il calendario lunare per le vostre coltivazioni? Liberissimi di farlo. Anzi, forse non siete così liberi come credete di essere; siete schiavi di una superstizione.
Provate a lasciar perdere la Luna nel vostro orto: sarà tutto buonissimo, sarete meno superstiziosi e vi fiderete un poco di più della scienza.