#astroZEROlogia

AGGIORNAMENTO 24 DICEMBRE 2014: La petizione, come descritto qua sotto, é stata chiusa. Abbiamo raggiunto 4429 firmatari: un Grazie enorme a tutti voi!
(Post originale del 23 Aprile 2014)
Da oggi parte una petizione qui su Quantizzando: eliminare l’astrologia dalla RAI.
Tutti i dettagli sono qui sul sito change.org il quale ospita la nostra petizione.
Come potrete vedere l’obiettivo è di 500 mila firme, molto ma molto ambizioso. D’altronde solo con la voce grossa e con una petizione ampiamente condivisa si possono fare dei cambiamenti. La petizione è attiva fino al 23 Dicembre 2014.
Come ho già detto ci sono parecchi dettagli nel link alla petizione ma se avete ancora qualche dubbio ecco due post di questo blog in cui abbiamo parlato (male) dell’astrologia.
La prospettiva degli oroscopi: link.
La non-scienza dell’oroscopo: link.
Come potete vedere è una questione molto importante per questo blog. Avanti con le vostre firme qualora voi vogliate appoggiare questa petizione.
La scienza buona conta su di noi.

Ancora sulle onde gravitazionali

Un mese circa fa abbiamo parlato della possibile scoperta, alquanto sensazionale qualora fosse confermata, riguardo le onde gravitazionali primordiali che confermerebbero la teoria dell’inflazione.
Ma le onde gravitazionali non sono solo primordiali. Secondo la teoria della Relatività Generale di Einstein dovremmo essere in grado di osservare tali onde anche provenienti da sistemi fisici presenti nell’universo attuale.
Ma facciamo un passo indietro.
Nel 1974 Joseph Taylor e Russell Hulse trovarono una coppia di stelle di neutroni (che sono stelle che si originano dopo l’esplosione di una supernova) nella nostra galassia. Una delle due stelle del sistema è una pulsar, ovvero una stella che invia impulsi di onde radio regolari. Sulla Terra siamo in grado di misurare questi impulsi con un’ottima precisione. Dunque, dopo parecchi anni (circa venti) passati ad osservare l’intervallo di tempo tra due impulsi si è trovato un ritardo in questo intervallo che indica una perdita di energia del sistema. Incredibilmente, questa energia persa dal sistema è esattamente dello stesso valore previsto dall’emissione di onde gravitazionali secondo la Relatività Generale.
Possono crearsi eventi ancora più energetici: per esempio le due stelle di neutroni potrebbero perdere energia emettendo onde gravitazionali e alla fine potrebbero collidere generando una formidabile esplosione.

E quindi?
Bisogna misurare queste onde. Sarebbe una conferma micidiale della teoria di Einstein! Come facciamo a misurare queste onde? Ci vuole un attrezzo chiamato interferometro. Come funziona?
Intanto vediamo un’immagine. Un interferometro è più o meno una cosa fatta così:

L’interferometro di LIGO

In particolare, nell’immagine di sopra, è rappresentato proprio schematicamente l’interferometro di LIGO (si pronuncia “laigo” e l’acronimo sta per Laser Inteferometer Gravitational-wave Observatory) che è un osservatorio costruito proprio per rivelare le onde gravitazionali (ne parleremo tra poco).
Dunque, quello che un inteferometro fa è sparare un raggio laser e poi dividerlo in due parti lungo due bracci di uguale lunghezza. Alla fine dei bracci vi sono degli specchi che riflettono i due raggi laser. Se non accade nulla di strano, i due raggi laser vanno verso il rivelatore senza alcun ritardo di arrivo tra loro. Se per qualche motivo i due bracci cambiano la loro lunghezza, allora uno dei due raggi arriverà prima dell’altro. Questo è il punto.

Più o meno ecco cosa accade quando un’onda gravitazionale
ci attraversa (effetto grandemente esagerato ovviamente!)

Infatti un’onda gravitazionale è una distorsione della struttura dello spazio tempo. L’effetto osservato dalla Terra è una distorsione delle lunghezze che va proprio a modificare la lunghezza dei bracci dell’interferometro. Dunque, potenzialmente abbiamo lo strumento perfetto per misurare le onde gravitazionali.

Sono tre gli interferometri di LIGO: due nei pressi di Richland nello stato di Washington, USA e uno nei pressi di Linvingston, Louisiana, USA.

Una foto di uno degli osservatori LIGO.

Trovato qualcosa finora? Ancora niente. Per darvi un’idea della difficoltà, sappiate che gli interferometri hanno bracci lunghi alcuni chilometri (e questo può darvi anche un’idea del costo elevato del rivelatore); inoltre, le distorsioni che si dovrebbero misurare dovute all’effetto delle onde gravitazionali sono dell’ordine del miliardesimo di miliardesimo di metro! Insomma la sfida è importante, come potete capire.

Perché questo post se lo stato della faccenda è parecchio complicata? Per due semplici motivi.
Primo motivo: è cosa buona e giusta avere un minimo di aggiornamenti su queste cose. Del tipo: se dovessero misurare e scoprire dunque queste onde gravitazionali in questo modo così diretto allora voi già saprete di cosa si starà parlando e sarete abbastanza soddisfatti!
Secondo motivo: da casa vostra potete partecipare all’analisi dei dati di LIGO! Questa è davvero una cosa grandiosa. Come fare? Si tratta di andare sulla home page del progetto Einstein@Home e scaricare il software necessario per far sì che il vostro computer si colleghi alla rete di LIGO per analizzare i dati. Tranquilli perché BOINC (questo il nome del software) utilizza solo il tempo di inattività del vostro computer (quello durante cui siete in bagno o a prendere il caffé e lasciate il vostro computer acceso, per intenderci).

Dunque anche voi potete fare della buona scienza e aiutare a scoprire le onde gravitazionali. Anche io ho messo a disposizione il mio computer sperando un giorno di sentire la notizia che queste onde gravitazionali sono state rivelate. Grandi tempi per fare della scienza!

La scoperta dell’acqua calda

Parecchie generazioni che ci hanno preceduto hanno ben pensato di scrutare il cielo. Alla ricerca di segni, indicazioni, magari sfruttarne la periodicità degli eventi. Qualcuno si era anche chiesto come fosse fatto l’universo, cercando di capire chi girasse intorno a chi.
Potrebbe generarsi una sottile ilarità nel ripercorrere i vari modelli proposti nei secoli ma quelle persone, con i limiti imposti dalla loro epoca culturale in cui hanno vissuto, vanno ammirate. Non solo perché si sono posti il problema. Anche perché certe volte ci sono andati vicini.
Il punto é che al giorno d’oggi, in realtà, sappiamo infinitamente di più di quanto fosse disponibile alla conoscenza degli antichi popoli.
Per certi versi possiamo dire che c’é un mare di informazioni riguardo il nostro universo che sono completamente gratuite per la nostra generazione. Ovvero sono conoscenze acquisite e consolidate nel corso dei secoli. Sono sicuro che i Greci avrebbero pagato tutto il denaro in loro possesso pur di accedere alla conoscenza di cui disponiamo oggi.
Però, e purtroppo lo dico con una punta di rammarico, non sembra essere ciò che la nostra generazione sia disposta a fare. Anzi.
Proprio perché si tratta di conoscenze acquisite sembra che non sia dovuto occuparsi di certe questioni astronomiche che possono sbrigativamente essere catalogate con l’etichetta della “scoperta dell’acqua calda”, come da titolo. Ma ad una analisi poco più approfondita si scopre che in realtà alcuni concetti apparentemente scontati non sono del tutto acquisiti dalla maggioranza delle persone. Sembra che debba essere solo una piccola elite di persone a conoscere e ad accedere ad alcuni segreti dell’universo.
Le scuse sono diverse: dalla matematica troppo complicata alla mancanza di tempo passando per il “tanto a me che mi cambia”.
Così nacquero i divulgatori, per riavvicinare le persone ad un qualcosa di molto naturale che hanno dimenticato a fare: domandarsi com’è fatto l’universo. Ma non basta.
Non basta perché il pubblico generale alla fine si illumina solo quando si parla di buchi neri e Big Bang e soprattutto per questioni filosofiche-religiose che non hanno niente a che vedere con la scienza come ben sanno i fisici che si occupano davvero di buchi neri e Big Bang.
Non solo.
Un bel giorno gli scienziati scoprono un pianeta simile alla Terra che potrebbe ospitare la vita. Ripeto, potrebbe.
Ma per la mente umana il potrebbe é un presente indicativo e nascono di nuovo questioni filosofiche.
Nessuno che si preoccupa di riconoscere alla scienza la pazienza nell’affrontare secoli (ripeto, secoli) in cui si pensava che ci fosse un unico mondo, in cui questo mondo era addirittura al centro dell’universo.
Ma la scienza sa essere paziente, come già detto. E allora invece di pensare agli alieni e ora di applaudire allo sforzo di uomini concreti che hanno saputo sviluppare tecniche in grado di ribaltare tutto. E quali sono quelle tecniche? Come abbiamo fatto? Sono quelle le cose da ricordare della scienza. Quelle cose che vengono date per scontate ma che invece hanno richiesto molti anni e l’ingegno di molte persone.
Alcune volte mi sembra che nei programmi di divulgazione sia obbligatorio parlare di buchi neri o Big Bang. Sembra sia proprio quello che lo spettatore voglia sentirsi dire, il motivo per cui guardare quel programma o andare a quella conferenza. Lo so cosa pensate: che i buchi neri e il Big Bang sono cose troppo affascinanti.
Io penso: essi sono il trucco per riuscire a carpire l’attenzione dei non addetti ai lavori. In fondo uno potrebbe assistere ad qualunque evento in cui si parla di buchi neri e non capire assolutamente nulla magari pensando che l’argomento sia troppo complicato per chi non ha una adeguata preparazione ma comunque assolutamente affascinante.
Come si formano le stelle, come si formano le galassie, come si muovono le stelle nelle galassie, come si scoprono i pianeti extra-solari, come funziona il Sole, come si misurano le distanze nell’universo? Ci sono tanti di quei problemi aperti in astrofisica e tante di quelle domande che attendono risposta!
Sia chiaro amici lettori di Quantizzando, non vi sto accusando di negligenza. Non é colpa vostra. La colpa é nostra che vi presentiamo le informazioni senza stuzzicare per bene la vostra sete di conoscenza.
La colpa é nostra che pensiamo che voi siate solo interessati ai buchi neri e al Big Bang. E la colpa é ancora nostra che non abbiamo capito che in realtà potremmo parlare di mille altri argomenti e avere ancora gente che segue i nostri blog.
Ma forse questa non é altro che un’altra scoperta dell’acqua calda, chissà.