Due parole sulla simulazione della seconda prova di maturità al liceo scientifico del 20195 min di lettura

Stamattina sul sito del Ministero della Pubblica Istruzione sono state rese disponibili le simulazioni delle seconde prove di maturità del 2019.

Ho dato un’occhiata a quelle del liceo scientifico per due motivi abbastanza banali: perché ho fatto anche io a suo tempo il liceo scientifico e perché in passato ho insegnato in quel tipo di scuola. Insomma, ho vissuto la maturità sia come studente sia come insegnante di matematica e fisica e quindi sono per forza di cose preoccupato per i ragazzi per quanto riguarda la nuova seconda prova d’esame.

Ma andiamo con ordine: prima vediamo la prova, poi faccio due riflessioni. In realtà ho già espresso un parere veloce su Twitter, così a caldo, ma vorrei provare qui a usare più caratteri di quelli consentiti da un tweet.

La simulazione 2019 della seconda prova per i licei scientifici quest’anno sarà un mix letale di matematica e fisica. Se volete dare un’occhiata alla simulazione, trovate il PDF a questo link.

A una prima occhiata, intendo senza svolgere effettivamente il compito, saltano subito fuori alcuni problemi che definirei strutturali.

Una prova da rendere ufficiale tra qualche anno

La cosa veramente antipatica delle modifiche all’esame di stato è che sono subito effettive per l’anno scolastico in corso. Non tengono per niente conto, almeno in apparenza ma poi vedremo anche in sostanza secondo me, del fatto che la scuola sia un percorso che si svolge su più anni. Mi pare una cosa assurda questa, ma spero di essere smentito prima o poi. Perché dico questo? Perché i ragazzi ora al quinto anno non hanno mai basato il loro studio della fisica su problemi come quello della simulazione d’esame uscita oggi, se non nell’ultima parte del quinto anno. Può darsi che qualche docente abbia anche provato a fare qualcosa in questo senso a partire dalla classe terza, ma il problema non sono i professori, sono i programmi come vedremo con qualche altro esempio.

Quello che voglio dire è che secondo me è una cosa buona tirar fuori quest’anno la simulazione del compito mischiato di matematica e fisica, ma sarebbe una cosa ancora migliore decidere che un compito di quel tipo sarà oggetto dell’esame di stato tra tre anni: in questo modo, gli studenti (e i professori) che ora lavorano al triennio possono imbastire con maggiore serenità i programmi da svolgere fino al quinto anno, così che i ragazzi possano arrivare più pronti al momento della maturità; in più si aggiungerebbe il fatto che vedrebbero simulazioni di questo tipo per altri due anni e avrebbero tutto il tempo per prepararsi gradualmente a usare contemporaneamente matematica e fisica (come richiesto dalla simulazione uscita oggi).

Mischiare matematica e fisica con programmi che non viaggiano insieme

Mischiare matematica e fisica non è un problema. Infatti, personalmente, preferirei che il compito d’esame fosse totalmente di fisica o di scienze, ma di questo ne parliamo tra poco.

Ora vorrei far osservare un dettaglio importante: i programmi di matematica e fisica del liceo scientifico non hanno gli stessi tempi tecnici.

Faccio un esempio. Pensate al concetto di velocità: tecnicamente, la velocità è la derivata della funzione che indica lo spazio percorso rispetto al tempo (in parole povere: la velocità indica come varia la quantità di spazio percorso nel tempo; se in uno stesso tempo percorro più o meno spazio, la mia velocità sarà più o meno alta, tutto qui).

Nella frase precedente ho evidenziato in grassetto le tre parole: velocità, derivata, funzione. Questo perché la velocità è un concetto di fisica che si studia nel biennio e si ripassa al terzo anno, mentre derivate e funzioni sono concetti di matematica che si studiano al quarto e al quinto anno.

Bene: ora guardate questo quesito (il numero 6) presente nella simulazione di oggi.

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Come vedete c’è una funzione di cui si chiede di trovare, tra le altre cose, la velocità, ovvero di fare la derivata. Ora, io capisco che gli studenti in quinta dovrebbero avere un quadro completo della situazione sia in matematica sia in fisica; ma secondo me c’è qualcosa che non torna perché la Scuola non dovrebbe dare mai nulla per scontato. Se ho studiato, da studente, per un anno intero (il terzo al liceo) le velocità senza usare le derivate, perché poi all’esame mi chiedete (voi al Ministero) di usare le derivate proprio per calcolare la velocità? Infatti, uno studente il concetto di associare la velocità alla derivata lo impara quando studia le derivate, non quando studia la velocità. Se lo imparasse studiando la velocità, quel quesito 6 sarebbe davvero immediato.

Forse bisognerebbe rivedere completamente i programmi di matematica e fisica? Forse, se si vuole organizzare una prova d’esame con due materie, bisognerebbe prima assicurarsi che i programmi di entrambe le materie procedano con il giusto passo per tutto il triennio? Già, perché questo è un altro punto dolente di tutta la questione: un esame che mischia matematica e fisica non può essere un esame da preparare solo al quinto anno: i docenti hanno bisogno di sapere la struttura dell’esame in anticipo per iniziare a preparare i ragazzi a partire dal terzo anno.

L’utilità della seconda prova al liceo scientifico

La seconda prova del liceo scientifico invece resta sempre nel limbo: tecnicamente, ma non accade dal 1968, allo scientifico potrebbe uscire anche il latino come materia d’esame di seconda prova. Ci manca solo questo.

Comunque, a parte la fantascienza, la seconda prova dello scientifico è sempre una questione molto teorica, se ci fate caso. Per moltissimi anni nella seconda prova c’è stato un problema di matematica, spesso camuffato da applicazione alla realtà, ma non sempre.

Poi si è pensato di fare la prova di fisica, o almeno di aggiungere fisica alla prova. Ora, secondo me non si tratta di una cattiva idea, ma le cose vanno fatte in modo ragionato. Innanzitutto, cambiare idea ogni anno non va bene: ricordiamoci che dall’altra parte della barricata (che non dovrebbe essere una barricata) ci sono dei ragazzi; poi, a livello scolastico le modifiche devono essere introdotte con gradualità, soprattutto se così importanti.

Faccio un esempio: pensiamo a uno studente che è stato bocciato in quinta scientifico lo scorso anno, dopo l’esame. È stato bocciato con un tipo di esame, avrà una seconda chance con un altro tipo di esame: è normale? No, naturalmente. Se le modifiche fossero state graduali, magari non avremmo neanche pensato a questa cosa. Ricordo per inciso, per chi se lo fosse scordato, che la bocciatura non è una punizione: nel mondo ideale dovrebbe essere un modo per recuperare lo studente sotto diversi punti di vista. Certo è che se creiamo una Scuola che sembra un luogo di punizione, allora automaticamente anche la bocciatura lo diventa; forse una punizione doppia in questo caso.

In tutto questo dove collochiamo la seconda prova del liceo scientifico? La seconda prova dello scientifico dovrebbe essere un momento in cui si verifica l’attitudine scientifica dei ragazzi. Pensano in maniera scientifica? Sanno ragionare in modo scientifico? Come se la cavano con l’interpretazione dei dati? Sanno riconoscere se un testo è stato scritto in modo scientifico? Ecco, queste sarebbero cose interessanti da valutare all’esame di maturità di un liceo scientifico. Non mi pare si stia andando in questa direzione. Anzi, per il ministero la cosa importante sembrerebbe solo valutare che uno studente sia in grado di fare quattro conti, sempre quelli, di matematica e magari trasportarli un po’ alla fisica (con tutte le incoerenze dei programmi scolastici).

Per curiosità ho guardato le seconde prove di altri tipi di scuole: liceo musica, del design, delle arti visive, per esempio. Certo, si tratta di scuole che hanno la possibilità esplicita di fare delle prove molto pratiche (andate a vederle sul sito del MIUR) che avranno sicuramente le loro difficoltà stimolanti per i ragazzi. Non capisco perché non si possa fare una roba simile al liceo scientifico. Chissà, boh.

Dovremmo promuovere l’idea di un liceo scientifico diverso.

Il liceo scientifico dovrebbe principalmente insegnare a conoscere la storia della scienza, della filosofica e delle idee della scienza, a ragionare in modo scientifico e a valorizzare la cultura della verifica tramite esperimenti; se l’esame finale, la temibile seconda prova, non riesce a essere il momento topico in cui mettere alla prova tutto ciò, allora quando riusciremo a far capire ai nostri ragazzi che queste qualità sono importanti? È importante non solo per il loro futuro di giovani, ma anche per il nostro di adulti.