Per la prima volta è stato simulato l’intero ciclo di un flare solare1 min di lettura

Un gruppo di scienziati del National Center for Atmospheric Research (NCAR) e del Lockheed Martin Solar and Astrophysics Laboratory hanno costruito una simulazione molto dettagliata dell’intero ciclo di un flare solare. È la prima volta che si ottiene una simulazione di questo tipo.

Un flare solare è un’intensa emissione di plasma dalla superficie della nostra stella. Solitamente un flare avviene in prossimità di un gruppo di macchie solari e un quantità considerevole di plasma viene viene espulsa dalla superficie del Sole. Questo fenomeno di plasma espulso è chiamato espulsione di massa coronale (CME, Coronal Mass Ejecton).

In generale, un plasma è uno stato della materia in cui non esistono atomi neutri, ma tutte le particelle cariche sono libere di muoversi. Quando particelle cariche di muovono in campi magnetici, allora esse sono soggette a forze che le accelerano.

La simulazione di cui vi sto parlando la trovate qui sotto: ciò che vedete rappresenta molto bene ciò che accade sulla superficie del Sole.

Ora provo a descrivervi ciò che avete appena visto.

Due regioni del Sole, dove sono presenti delle macchie solari, sono collegate da campi magnetici (le strutture ad arco che vedete per esempio, nel video, sulla destra) che intrappolano il plasma, il quale si muove seguendo proprio la struttura dei campi.

Questi campi magnetici sono tutti pressati tra loro e, come se fossero spaghetti piegati, a un certo punto letteralmente si possono spezzare e ricombinare per formare altri nuovi campi magnetici anche più grandi.

In questa fase, il plasma si scalda moltissimo, fino a una temperatura di qualche milione di gradi, e viene sputato in alto a causa delle forze che si generano durante la rottura dei vecchi campi magnetici e finisce dentro i nuovi campi magnetici. In tutto ciò il plasma emette raggi X e ultravioletti.

Alla fine, poi, le cose si calmano e il plasma ricade sul Sole: questo fenomeno è chiamato pioggia coronale. Si chiama cosí perché questo fenomeno avviene in quella zona del Sole chiamata corona, cioé una corona circolare appunto che circonda il Sole (e che è visibile, per esempio, durante le eclissi solari).

Le simulazioni come quelle della ricerca del NCAR sono molto importanti: confrontando questi modelli con i dati reali del Sole, possiamo capire meglio come funziona la nostra stella.

Il prossimo obiettivo degli scienziati è quello di inserire i dati osservati del Sole nella simulazione: in questo modo, seguendo l’evoluzione della simulazione con i dati reali in input, potremmo capire se il modello usato effettivamente funziona oppure se ci sono cose da sistemare perché le abbiamo capite non ancora benissimo.

L’articolo in cui sono raccontati i dettagli di questa ricerca è stato pubblicato su Nature Astronomy (link).