Le prime immagini di Ultima Thule ottenute dalla sonda New Horizons2 min di lettura

Ieri sera verso le 20, i membri del team della missione NASA New Horizons  hanno parlato al pubblico e mostrato i primi risultati dell’incontro ravvicinato della sonda con 2014 MU69, per gli amici Ultima Thule.

Ultima Thule è l’oggetto più lontano da noi mai osservato direttamente con una sonda: si trova a 6,7 miliardi di km circa, in quella zona del Sistema solare chiamata fascia di Kuiper. Praticamente abbiamo appena osservato un oggetto celeste incredibilmente vecchio, nel senso soprattutto che è rimasto così come è, senza essere disturbato, dalla formazione del Sistema solare circa 4,6 miliardi di anni fa.

Ma partiamo da ciò che ci hanno fatto vedere durante la conferenza stampa di ieri sera: una foto di Ultima Thule a 28 mila km di distanza.

Crediti: NASA New Horizons

Il fatto più evidente, che già sospettavamo, riguarda la forma di Ultima Thule: a quanto pare è composto da due oggetti (pressoché) sferici che si toccano e la cui giunzione (il “collo”) è molto brillante.

Qui ci sono un paio di cose da dire. Per esempio, perché il “collo” è così brillante? Un’idea, molto semplice ma potenzialmente efficace, è che la zona del collo sia quella più ripida; in questa zona è più facile che ci cada del materiale e quindi si ha sempre del materiale nuovo che viene esposto alla luce del Sole.

Il collo di Ultima Thule è come un fosso in cui ci cade continuamente roba (slide tratta dalla conferenza stampa del team NASA New Horizons del 2 gennaio 2019).

Altra domanda: come si è formato un oggetto del genere? Un’ipotesi è che qualche miliardo di anni fa il materiale presente nella fascia di Kuiper abbia iniziato ad addensarsi a causa della reciproca gravità. Questo processo ha portato alla formazione di due grosse palle, che durante la conferenza sono state chiamate Ultima e Thule: non credo di fare un grosso spoiler a questo punto rivelandovi il finale, cioè che poi le due grosse palle Ultima e Thule si sono unite per formare ciò che vediamo oggi, Ultima Thule.

Ecco come gli astrofisici ipotizzano si sia formato Ultima Thule (slide tratta dalla conferenza stampa del team NASA New Horizons del 2 gennaio 2019)

Abbiamo anche dettagli sul colore di Ultima Thule. Infatti, questo è Ultima Thule in un’immagine che combina un’osservazioni a colori a 50 mila km di distanza e un’osservazione dello strumento LORRI (a bordo di New Horizons) a 28 mila km di distanza.

Alcuni dicono che Ultima Thule somigli a un pupazzo di neve. Io dico: caciocavallo.
(Crediti: NASA New Horizons)

A quanto pare, Ultima Thule è rosso. Il motivo sembrerebbe l’esposizione continua al Sole, per miliardi di anni, avrebbe formato quelle molecole chiamate toline e che donano quel tocco di rosso a Ultima Thule.

Un’altra cosa interessante che ora capiamo meglio è la curva di luce di Ultima Thule. La curva di luce non è altro che un grafico che mostra la luce emessa, in questo caso di Ultima Thule riflessa, da un corpo al passare del tempo.

La curva di luce di Ultima Thule ha tenuto banco per diverse settimane per un motivo molto semplice: era una curva piatta. Gli astrofisici, all’inizio, non si aspettavano questo comportamento perché Ultima Thule ha una forma allungata: come mai non c’è variabilità nella luce riflessa?

Il mistero è stato, per modo di dire, svelato con dopo aver analizzato gli ultimi dati. Le simulazioni mostrano che un oggetto come Ultima Thule, allungato sì, ma anche composto da due grossi pezzi uniti, può mostrare molta meno variabilità rispetto a un ellissoide.

Dal profilo Twitter di Emily Lakdawalla

Ma torniamo un attimo alla forma di Ultima Thule, perché qui secondo me viene la faccenda più pazzesca di tutte. Pazzesca perché abbiamo mandato una sonda fino alla periferia del Sistema solare, eppure con i telescopi da Terra già ci avevamo preso.

Ricordate quando qualche giorno fa vi ho parlato, sempre su questo blog, dei dati ottenuti tramite l’occultazione di stelle lontane? Ecco, è andata proprio così: la forma di Ultima Thule prevista da quei dati si è rivelata essere proprio quella osservata realmente.

Grazie all’ingegno (usare il fenomeno dell’occultazione) abbiamo ottenuto praticamente lo stesso risultato della sonda che ha viaggiato per 6,7 miliardi di km per giungere laggiù in periferia per vederlo direttamente. È una roba notevole, senza dubbio.

I dati delle occultazioni del 2017 ottenuti da Terra (linea tratteggiata rossa) sovrapposti ai dati di New Horizons appena ottenuti in questi giorni (area celeste). Molto bene!

Ma non è finita: nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, nuovi dati arriveranno.

E soprattutto, nuove immagini ad alta risoluzione.