Contrordine: ‘Oumuamua è una cometa, non un asteroide2 min di lettura

Vi ricordate di ‘Oumuamua? Ne abbiamo parlato qualche tempo fa su Quantizzando: gli astrofisici pensavano si trattasse di un asteroide interstellare, cioè proveniente da fuori il nostro sistema solare.

Beh, oggi c’è una novità: ‘Oumuamua non è un asteroide, bensì è una cometa interstellare.

Che cos’è successo? Perché questo cambio di classificazione?

Tutto è nato dall’osservazione dell’orbita di ‘Oumuamua fatta da un gruppo di astrofisici dell’ESA e guidato dall’astrofisico Marco Micheli. I dati raccolti mostrano che ‘Oumuamua non sta rallentando come dovrebbe.

Infatti, il campo gravitazionale del Sole e dei pianeti dovrebbe agire sull’orbita di ‘Oumuamua; però i dati ci dicono che non è così, c’è qualcosa che fa andare ‘Oumuamua più veloce del previsto. Che cosa sta succedendo?

Infografica dell’ESA: la traiettoria osservata di ‘Oumuamua è diversa da quella prevista.

Visto che la gravità del sistema solare dovrebbe rallentare ‘Oumuamua, allora ci deve essere qualche effetto non gravitazionale che sta cambiando le carte in tavola. Va detto che questa accelerazione di ‘Oumuamua è stata osservata con estrema precisione

Per prima cosa gli astrofisici hanno fatto una passata di metodo scientifico: la pressione della luce emessa dal Sole, interazioni con le particelle del vento solare, diverse tipologie di attrito e potenziali effetti geometrici dovuti alla struttura di ‘Oumuamua sono stati escluse come possibili cause.

Una possibile spiegazione, a questo punto, può essere il fatto che ‘Oumuamua sia in realtà una cometa interstellare, anziché un asteroide. Questa ipotesi sarebbe convincente perché le emissioni di gas di una cometa sarebbero in grado di modificare la traiettoria di ‘Oumuamua quel tanto che basta per spiegare le osservazioni.

Comunque, neanche con il telescopio spaziale Hubble al momento si è riusciti a beccare le classiche caratteristiche che ci permettono di dire con certezza che ‘Oumuamua è una cometa. Probabilmente tutto ciò ci dice che ‘Oumuamua è un oggetto molto piccolo, grande non più di un paio di centinaia di metri, che produce (in caso fosse una cometa interstellare) code di polveri e gas davvero molto ma molto limitate.

La cosa incredibile di tutta questa storia è che già ne abbiamo parlato in due post qui su Quantizzando: in fin dei conti, ‘Oumuamua è un sasso che è partito da fuori il sistema solare, ha fatto un salto veloce da noi e ora sta scappando di nuovo via. Eppure, questo sasso è passato dalle nostre parti in un momento in cui abbiamo i mezzi e le capacità di studiare la sua traiettoria e le sue caratteristiche.

Questo è un fatto importante: il 30 giugno ogni anno in tutto il mondo si festeggia l’Asteroid Day, una giornata che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di monitorare gli oggetti celesti potenzialmente minacciosi e di investire nella ricerca spaziale.

La storia di ‘Oumuamua ci insegna che sia che siamo diventati più bravi sia che abbiamo ancora tanto da imparare su come avere a che fare con questi sassi spaziali. Nei prossimi mesi, comunque, si parlerà ancora di asteroidi grazie alle missioni JAXA Hayabusa2  e NASA OSIRIS-Rex (se volete saperne di più, ascoltate la puntata numero 24 del podcast Parsec).

 

Link all’articolo di Micheli et al. su Nature