E se dei protoni accelerati ti colpissero la testa?2 min di lettura

Chissà cosa potrebbe mai accadere ad essere investiti da un fascio di protoni accelerati. Le premesse non sembrano buone, in effetti. Per questo ho provato a fare una veloce ricerca in rete. Uno dice, ma come ti vengono in mente certi dubbi, vero. Poi però, come sempre, la curiosità viene premiata da una qualche storia incredibile, che magari voi conoscete già.

Questa è l’incredibile storia di Anatoli Burgoski.

Anatoli Burgoski è uno scienziato russo nato nel 1942. Nel 1978, Burgoski lavorava al più grande acceleratore di particelle sovietico dell’epoca, U-70 Synchrotron, situato a Protvino.

Il 13 luglio del 1978, Burgoski si stava occupando della manutenzione dell’acceleratore di particelle. A un certo punto, boom, qualcosa andò storto e un fascio di protoni accelerati gli attraverso la testa.

In pratica un fascio di particelle (con energie circa 300 volte più grandi di quelle che vengono usate anche in terapie contro i tumori) si aprì un’autostrada nel suo cervello. A quanto pare Burgoski vide un intenso flash di luce, ma niente dolore.

Questa cosa dei flash è riportata anche dagli astronauti delle missioni Apollo, i quali hanno raccontato a volte di aver osservato lo stesso tipo di fenomeni. Nel caso degli astronauti, l’origine di ciò è da ricondursi alla presenza di raggi cosmici, appunto protoni molto energetici che sono molto pericolosi per il corpo umano se non vengono schermati in qualche modo. Ma, per fortuna degli astronauti, le tute spaziali sono fatte apposta per proteggere dai raggi cosmici, fiuuu.

E poi: protoni molto energetici possono alterare i legami chimici del DNA. Esplosioni come Chernobyl o Hiroshima hanno diffuso parecchia energia tutto intorno e hanno creato danni. L’episodio che ha avuto come protagonista Burgoski ha invece beccato un fascio molto potente e molto preciso nel cranio.

Già detta così sembra essere accaduto qualcosa di grave, ma proviamo a mettere dei numeri per contestualizzare.

Burgoski si beccò nella testa un fascio di particelle di 2000 gray. Il gray è un’unità di misura del Sistema Internazionale usata per descrivere le misure di dosi di radiazione assorbite. In sostanza, 1 gray equivale a 1 joule per kilogrammo. Ovvero 1 gray vuol dire che un 1 joule di energia è stato assorbito da 1 kilogrammo di materia (per esempio tessuti del corpo umano, in questo caso).

Esiste una dose minima, diciamo “consigliata” che non bisognerebbe superare in caso di incidenti radioattivi? Sì, non si dovrebbe beccare più di 5 gray.

Burgoski invece, come abbiamo detto, prese 2000 gray. Viene subito da pensare che ora lo scienziato russo sia una specie di eroe della Marvel, o comunque un giustiziere mascherato che sventa il crimine con i suoi super poteri. Anzi no, la prima cosa che viene da pensare è che Burgoski, dopo l’incidente, sia morto sul colpo.

Beh, non so quale scenario fosse il vostro preferito, comunque non si è verificato nessuno dei due. Burgoski è sopravvissuto senza diventare un supereroe. Certo, ha il viso metà paralizzato perché tutto l’apparato nervoso di mezza faccia si è praticamente bruciato, ma è vivo. Si è laureato e dottorato e non ha preso il cancro, si è sposato e ha avuto un figlio. Gli è capitata una roba davvero assurda, incredibile, terrificante, ma sembra esserne rimasto quasi illeso.

Lui è l’eroe di questo post: Anatoli Burgoski.

Burgoski ha dovuto mantenere, per ragioni di segreto di stato sovietico, per diversi anni il riserbo sull’accaduto. Probabilmente non è stato l’unico ad avere incidenti di questo tipo, chissà, ma di Burgoski possiamo sicuramente raccontare la storia, con lieto fine annesso.

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Le fonti, che raccontano dettagli di questa storia e che hanno ispirato questo breve post, le trovate qui: Wired, Aeon