Questione di divulgazione6 min di lettura

Qual è il modo migliore per fare divulgazione scientifica? Onestamente, non saprei rispondere a questa domanda molto spesso oggetto di dibattito tra chi fa divulgazione tutti i giorni e per mestiere. Quindi, se siete arrivati qui per avere una risposta, temo rimarrete delusi.

Io non faccio divulgazione per mestiere e quando parlo con chi lavora nel campo trovo sempre buoni suggerimenti o comunque cose molto interessanti che cerco di fare mie, per quanto posso. A volte ci riesco, a volte no. Ma il mondo della divulgazione è in continuo divenire: non esiste un modo univoco di agire per arrivare sia al cuore che alla testa delle persone con la scienza. Le strade sono molteplici è ognuna di esse ha, come è giusto che sia, pregi e difetti.

Certo, per quanto mi riguarda, pur provando tanti modi differenti di operare, sento dentro di me che ci sono alcune vie che mi sono più congegnali. Ma non vuol dire che ritenga necessariamente che si tratti delle vie migliori e che tutti dovrebbero seguire. Insomma, la situazione è tutt’altro che lineare.

Ciò che trovate in questo post è ovviamente solo la mia opinione personale. Da parte mia, non ho alcuna pretesa di essere esaustivo o pedagogico; si tratta solo di pensieri in libertà e come tali vanno letti, non c’è da parte mia alcuna voglia di giudicare, ma solo di scrivere quattro righe a proposito di questo argomento, anche provando a farlo in una maniera spiritosa (ma non so se mi è venuta bene!). Più che altro, tra le righe, questo è un post pieno di domande nascoste che si conclude con un sacco di domande esplicite. Se cercate delle risposte, beh mi dispiace, come già detto, siete nel posto sbagliato.

 

Per iniziare
Lui ci sa fare davvero alla grande.

Prima di partire, un paio di vecchi post da usare come spunto o da guardare poi dopo. Qualche tempo fa avevo scritto una cosa su come fosse particolare la divulgazione ai nostri tempi, ma era una cosa che riguarda soprattutto i social network e quindi c’entra il giusto. Oppure potete dare di nuovo al post che avevo scritto dopo aver visto Il senso della bellezza al cinema.

Possono essere un buon punto di partenza, secondo me, per quello che vorrei raccontarvi oggi.

Comincio con un esempio. Gli astrofisici scoprono cos’è la materia oscura, cosa succederebbe nel mondo della divulgazione? Tutti, ma proprio tutti riporterebbero la notizia tentando di rendere digeribile la complessità della scoperta. Fin qui tutto bene, si tratta di una scoperta, va spiegata a tutti. Chiunque deve poter avere i mezzi per capire.

Ora vado con un altro esempio. Gli astrofisici non hanno scoperto niente, cosa succede nel mondo della divulgazione? Beh, ci sono tante cose che possono essere spiegate e raccontate meglio, quindi bisognerebbe inventarsi uno o più modi per far avvicinare le persone al mondo dell’astrofisica. Qui ci sono diverse opzioni; siccome non pretendo di coprire tutto lo spettro di possibilità divulgative, ne prenderò in esame solo tre. In onore del film Febbre da cavallo di Steno con Gigi Proietti ed Enrico Montesano, e con spirito volutamente goliardico, chiamerò la  prima possibilità la “elonmuskata“, la seconda la “saganata“, la terza la “chitesenculata“. Insomma, il messaggio è: prendetemi seriamente, ma senza esagerare.

La elonmuskata

Space X ha inviato una Tesla nello spazio. Lo ha fatto per testare il lanciatore Falcon Heavy, volgarmente un razzo che verrà usato nel prossimo futuro per le missioni spaziali. Le immagini della Tesla tamarra nello spazio hanno fatto il giro del mondo. Subito è scattata la molla della discussione: ma a che serve, divulgativamente parlando? In fondo è solo marketing, perché le persone dovrebbero essere gasate per tutto ciò? Lo dico: io ho goduto tantissimo quando i due razzi sono riatterrati dopo il lancio del Falcon Heavy e ho goduto anche nel vedere il profilo del pianeta Terra nella carrozzeria della Tesla.
Grazie a tutto ciò, le persone si sono avvicinate all’astrofisica e all’esplorazione spaziale? Non lo so, probabilmente no. Il rischio potrebbe essere quello che la divulgazione venga tenuta in considerazione solo se spettacolare, solo se in grado di creare contenuti davvero coinvolgenti su scala globale o contenuti davvero virali su scala social.
Ma una elonmuskata non può durare dal punto di vista divulgativo. Cioè, una elonmuskata è il livello zero della divulgazione, quello per cui dopo che tutti si sono girati, la persona che parla parte con “Bene, adesso che ho la vostra attenzione vorrei parlarvi di…”. Ecco, secondo me è molto semplice. La elonmuskata è uno stratagemma per tentare di catturare l’attenzione. Certo, sui social la cosa si può vedere anche diversamente: un utente becca una elonmuskata e la condivide perché sembra una cosa figa e basta. Chissene su cosa c’è dietro. Cioè, se la NASA scopre qualcosa sui buchi neri, chissene in prima battuta sui dettagli, tanto i buchi neri so’fighi, voglio sapere, voglio vedere, voglio condividere. E quindi la foto(montaggio) più titolone di tanti siti scientifici fa il botto di visualizzazioni e clic. Lato positivo: magari non tutti approfondiscono ma la cosa positiva della elonmuskata è che riesce davvero a raggiungere il grande pubblico. Il livello di profondità a cui attecchisce poi viene valutato solo in un secondo momento, per capire se il gioco è valso la candela. Lato negativo: passa solo l’aspetto superficiale, cioè tutti condividono per condividere ma le cose restano poco chiare. La elonmuskata come specchietto per le allodole, OK, ma non riesce a spingere in profondità, a volte, non sempre.

La saganata

Carl Sagan è stato un astrofisico e un ottimo divulgatore scientifico dalla comunicazione semplice, chiara ed efficace. Come lui pochissimi, davvero. Lavorando anche a diversi progetti NASA, riuscì a far conoscere al grande pubblico non solo l’importanza di tali missioni, ma anche i risvolti importanti sul lato umano, cioè l’impatto che l’esplorazione del cosmo può avere su come consideriamo il ruolo dell’umanità nell’universo. Una roba che solo a pensarci viene il mal di testa, ma Sagan era in grado di farla apprezzare a tutti senza essere pesante e noioso, ma senza neanche scendere nel tamarro delle elonmuskate di cui parlavo prima (che, ripeto, non è necessariamente un male).
Fare divulgazione come faceva Sagan non è più possibile. Primo perché Sagan era un personaggio unico e secondo perché adesso siamo in un momento storico molto differente.
Ma con il termine saganata non intendo copiare Sagan, piuttosto riuscire a catalizzare l’attenzione senza ricorrere a spettacolarizzazioni eccessive. Non è facile, è dannatamente difficile. Tutti, ma proprio tutti compreso me, ci proviamo. A volte va bene, a volte va male. Se l’aspetto positivo è riuscire a trasmettere una piccola scintilla di astrofisica che possa restare, l’aspetto negativo è la prevedibilità, la standardizzazione. Voglio dire, prima c’era Sagan ed era uno solo con le sue saganate, ora ci sono tante persone che tentano di seguire la sua strada (ripeto: non si tratta di imitazione bensì di emulazione al massimo). L’obiettivo è cercare nuove strade, cioè nuove saganate, crearsi uno stile credibile e affidabile mantenendo sempre un certo equilibrio nell’esposizione. Difficile ma non impossibile. In Italia, per ora, solo Piero e Alberto Angela sono in grado di farlo. Ma qui si parla di gente che si è costruita la propria affidabilità in decine di anni. I nostri tempi di fruizione sui social invece impongono quasi una voracità nella creazione di contenuti che è esattamente l’opposto dell’equilibrio delle saganate. Questa è una continua ricerca nel campo della divulgazione e io sono sicuro che questo sia lo stile che continuerà a dare i suoi frutti anche in futuro, seppur con metodi diversi visto che i tempi cambiano continuamente.

 

La chitesenculata

L’astrofisica può essere molto pesante. Sì, certo, i buchi neri so’ fighi, gli esopianeti so’ alieni, le onde gravitazionali wow, ma seriamente, volendo scavare, volendo provare a raccontare le cose in dettaglio, la faccenda potrebbe diventare parecchio pesante. Molti pensano: ma siamo sicuri sia necessario? Le persone vogliono arrivare fino a quel livello? Mica devono prendersi una laurea in astronomia le persone. Giusto.
Però poi magari qualcuno potrebbe essere interessato. E allora scriviamolo ‘sto post con un sacco di roba interessante, magari più lungo come lettura del tipico post dei giorni nostri.
Quanti lo leggeranno? Pochi? Pochissimi? Beh, date le premesse fatte non è che ci sia poi così tanto da sorprendersi. Ma è importante quanti lo leggeranno? Non c’è da essere soddisfatti anche se fosse solo uno l’utente finale interessato? Ecco, siamo di fronte a una chitesenculata.
Attenzione, però: non sto facendo una critica negativa. Anzi, sto dicendo che ne potrebbe valere la pena se fatto bene. L’importante, secondo me è partire con la consapevolezza che si sta facendo un certo tipo di lavoro. Poi, quello che viene viene.

E quindi l’astrofisica?

Recentemente le conferenze stampa della NASA sono un po’ sopra le righe. Ma mettetevi nei loro panni. Spendono soldi pubblici e devono per forza far vedere che fanno cose fighissime (e le fanno davvero, tra l’altro). Ma infatti è proprio questo il punto: in un mondo quasi normale, dire “abbiamo scoperto le onde gravitazionali prodotte dallo scontro di due buchi neri” dovrebbe creare uno shock nella mente di ognuno di noi anche se a dirlo fosse la voce del navigatore satellitare dell’automobile. Cioè le cose sono già così straordinarie che basta pochissimo. Fare conferenze o pubblicare notizie con titoli creativi e strani vuol dire allora pensare che le notizie in sé non siano già eccitanti. Oppure vuol dire pensare che le persone si interessino, in generale a prescindere dalla notizia, solo a cose dette e presentate in un certo modo.
Così però la divulgazione perde, si abbassa il livello, o almeno c’è il rischio che si abbassi il livello. A volte proprio gli enti di ricerca più importanti, con il loro andare un filo sopra le righe a colpi di conferenze stampa, hanno fatto come Edward Norton in Fight Club. A volte, non sempre eh, ma sono volte che hanno lasciato il segno (una su tutte: la storia di BICEP-2).

Come ho già detto, non sempre è così, per fortuna, e meno male Sagan nella storia e per esempio gli Angela in Italia oggi ci ricordano che non è così ma è solo una percezione distorta dei nostri tempi.
Ma qual è la strada giusta? Chi può dirlo. Sicuramente è importante raccontare le cose giuste, ma cosa dire sull’enfasi? E sulle tamarrate? Bisogna farsi guidare dal gusto del pubblico in maniera passiva o guidare il gusto del pubblico in maniera attiva?

A queste domande ancora nessuno sa rispondere con precisione, ma sarà fondamentale farlo provando a divulgare.

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