Quella volta che Feynman provò a sbagliare

La storia contemporanea, anzi oserei dire la nostra quotidianità, è costellata da dichiarazioni che in qualche modo sfuggono all’onere della prova. Ognuno di noi si sente coinvolto in qualsiasi discussione, su qualsiasi argomento, con qualsiasi tempistica. Ormai assistiamo, praticamente impotenti, a un clima culturale dove le affermazioni fatte hanno un po’ perso peso specifico. In parte per quanto appena detto, ovvero per la consapevole dimenticanza di offrire un modo per controllare le fonti riguardo ciò che si afferma; in parte perché abbiamo spesso la memoria corta e tendiamo anche a dimenticare alcune affermazioni, fenomeno forse dovuto all’enorme mole di informazioni che recepiamo ogni giorno, oppure alla tempestività con cui uno stato su un social network finisce nel dimenticatoio.

Tuttavia, se il mondo è pieno di persone che fanno affermazioni, allo stesso modo possiamo trovare persone che hanno la briga di andare a controllare. Usando un linguaggio ormai consolidato potremmo chiamarlo fact-checking, ovvero controllo delle affermazioni espresse da qualcuno. Molto comune è l’uso di questo espediente in politica o in economia. Raramente abbiamo invece a che fare con ciò in scienza.
Non si tratta di una scelta: la scienza ha già le sue regole, il controllo e la revisione degli articoli scientifici è parte stessa del processo di pubblicazione di un risultato scientifico.
Ma cosa fare se l’affermazione non è fatta per iscritto ma soltanto a voce? E poi, se colui che fa l’affermazione si chiamasse Richard Feynman?

Richard P. Feynman è stato un fisico molto importante, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 1965 per i suoi studi sulla meccanica quantistica. Tra le tante cose per cui lo ricordiamo, oltre al Nobel, ci sono la sua grande capacità di spiegare, le sue famose lezioni, il suo riparare le radio, il suo suonare il bongo.
Durante una serie di lezioni sulla teoria della gravitazione, nel 1962-1963 al Caltech in California (USA), Feynman disse la seguente cosa: “…il centro della Terra dovrebbe essere più giovane di uno-due giorni rispetto all’età della superficie della Terra…“.

Come mai aveva detto questa cosa?

Le lezioni erano sulla gravità, e la gravità è descritta dalla teoria della relatività di Albert Einstein. Tale teoria dice che gli intervalli di tempo e spazio misurati sono relativi, ovvero dipendono dal sistema di riferimento in cui vengono effettuati. Abbiamo già parlato ampiamente della relatività su questo blog e rimando ad alcuni vecchi articoli per una rinfrescata (provate qui e qua).
In particolare, all’interno della teoria della relatività, si ha che più è intenso il campo gravitazionale in cui si è immersi, più evidenti saranno gli effetti relativistici. Ovvero, più è intenso il campo gravitazionale, più lentamente scorre il tempo. Perché accade questo? Perché un campo gravitazionale intenso è generato da una grossa massa. E una grossa massa distorce tanto la struttura dello spazio-tempo. Quindi, campo intenso equivale a una alterazione non indifferente degli intervalli di tempo e spazio misurati in prossimità di quella regione di spazio-tempo in cui il campo è così importante.
Per esempio, è proprio per questo motivo che il film Interstellar di C. Nolan mostra un’alterazione del tempo quando Matthew McCoughney, in precedenza in orbita attorno a un buco nero, tornato alla base confronta il suo orologio con quello di un collega astronauta rimasto sull’astronave principale.

Dunque il discorso di Feynman è ora abbastanza comprensibile: al centro della Terra il campo gravitazionale del pianeta è più intenso, quindi in accordo alla relatività, il tempo deve scorrere più lentamente. Di conseguenza il centro della Terra è più giovane della superficie del nostro pianeta.
Che dire, non fa una grinza.

Ora il punto è: giusto quello che ha detto Feynman dal punto di vista quantitativo? Davvero si tratta di una differenza di tempo pari a uno-due giorni?
Ecco, voi non ci crederete, ma dal 1962 al 2016 nessuno aveva mai svolto i conti sul serio. Attenzione, però: non che non fosse successo perché nessuno ne fosse capace, anzi. Tutti coloro che erano alle lezioni di Feynman erano in grado di fare quei conti, ma nessuno li fece. Ahia.

Ahia, perché venne praticamente dato per assolutamente vero quello che disse Feynman. Ci fu praticamente una mancanza di controllo all’interno della comunità scientifica. Il discorso fatto da Feynman fu ritenuto così abbastanza plausibile che nessuno si preoccupò di andare a controllare i conti. Altri tempi? Speriamo. Sicuramente, nonostante il conto non fosse un questione di vita o di morte, il fatto che ci siano voluti 54 anni per fare un controllo la dice lunga sul carisma e l’importanza di Richard Feynman all’interno della comunità scientifica. Ma infatti, sia chiaro, Feynman è stato uno dei più grandi di tutti. Solo che bisogna sempre ricordare che anche i più grandi possono sbagliare e sbagliare è una cosa umana. Del resto, alla fine della fiera, Feynman aveva realmente ragione: il centro della Terra è più giovane del resto del pianeta.

I conti veri e propri sono stati fatti da U.I. Uggerhoj, R.E. Mikkelsen, e J. Faye, i primi due della Aarhus University e il terzo della University of Copenaghen, tutti con base in Danimarca quindi. Se volete dare un’occhiata al loro lavoro, trovate tutto in questo articolo scientifico qua (link).

I tre scienziati hanno trovato quindi che, sostanzialmente, Feynman era nel giusto, come abbiamo già anticipato. Però, quantitativamente si sbagliava. Infatti, secondo i calcoli dei tre scienziati, il centro della Terra sarebbe più giovane di 2,49 anni. Tenendo conto che la Terra ha un’eta di 4,5 miliardi di anni circa, l’errore di Feynman dopotutto non è così grossolano (cosa volete che siano due giorni o due anni in confronto a 4,5 miliardi di anni?).

Resta da capire come un bel po’ di scienziati si siano lasciati tradire dalle parole di Feynman, di cui hanno attinto fidandosi ciecamente. Certo, sono cose che capitano e, secondo me, vale la pena porre su questi eventi la giusta attenzione, in modo da ricordare non solo che tutti possono sbagliare, anche i premi Nobel, ma soprattutto che controllare non fa mai male (del resto anche questo è il lavoro dello scienziato, lo dice il metodo scientifico). D’altra parte, va ricordato, Feynman era il primo che ammetteva i propri errori (giusto per ribadire la grandezza di questo personaggio).

Alla fine comunque Feynman, pur sbagliando, aveva ragione. La teoria della relatività funziona anche per quanto riguarda l’età di parte del nostro pianeta.
Questa storia, oltre che essere un bell’annedoto sull’importanza dell’applicazione del metodo scientifico (seppur con decenni di ritardo), mostra anche un meraviglioso esempio di applicazione della relatività, che gli esempi per far capire certe teorie non sono mai abbastanza.

Chissà cosa ne avrebbe pensato Jules Verne di tutta questa storia.


Bibliografia
The young center of the Earth, U.I. Uggerhoj, R.E. Mikkelsen, e J. Faye, 2016
Feynman Lectures on Gravitation, R.P. Feynman, F.B. Morinigo og W.G. Wagner

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