BEAM si è gonfiato sulla Stazione Spaziale Internazionale

Negli ultimi giorni si è parlato un sacco del BEAM (Bigelow Expandable Activity Module). Si tratta di qualcosa di cui sentiremo probabilmente parlare spesso in futuro e quindi vale la pena spendere due parole a riguardo.
Dunque questo BEAM è uno spazio gonfiabile che puó essere usato durante una missione spaziale, nella fattispecie come appendice della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Naturalmente si tratta di un ambiente che è studiato in modo tale da proteggere da tutta la robaccia che non fa benissimo agli astronauti, cioè ogni sorta di pericolo tipo detriti spaziali e raggi cosmici.
Perchè spendere tempo e soldi per portare un “gonfiabile” nello spazio? Semplice: un modulo del genere permetterebbe di salvare spazio nell’allestimento di una navicella e inoltre ridurrebbe il peso della stessa. Il BEAM ha dimensioni del tipo 4 metri per 3 metri e mezzo circa (quando è completamente gonfiato), e pesa 1300 kg circa.
L’altra sera (28 Maggio 2016) il BEAM è stato gonfiato dagli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale.
Congratulations to everyone involved in the BEAM program. A significant milestone has been accomplished pic.twitter.com/xPvQHPFRkS

— Bigelow Aerospace (@BigelowSpace) 28 maggio 2016

 

Il piano è tenerlo gonfiato per due anni. Nel frattempo gli astronauti della ISS faranno un po’ di attività di monitoraggio per testare il corretto funzionamento del BEAM. Passati questi due anni, il BEAM verrà sganciato e tornerà nell’atmosfera terrestre dove brucerà mestamente, ma consapevole di aver dato un grossissimo contributo alla scienza e all’esplorazione spaziale futura.
Infatti il BEAM fungerà da prototipo per lo sviluppo di nuovi e migliori moduli gonfiabili, facendo tesoro delle performance del BEAM nei prossimi due anni sulla ISS. La NASA potrebbe usare i moduli gonfiabili per le future missioni su Marte, dove per forza di cose una missione umana sarà anticipata da diversi lanci verso il pianeta rosso di attrezzature e materiali. E i moduli gonfiabili potrebbero essere utili in tali missioni preparatorie proprio per guadagnare spazio e magari ridurre il numero delle missioni stesse verso Marte per preparare lo sbarco umano.
Giusto per ripercorrere un attimo come sono andate le cose, facciamo un poco di cronistoria ora.
Il 10 Aprile 2016, la capsula Dragon, lanciata dall’agenzia SpaceX di Elon Musk (con cui la NASA collabora) ha portato con successo il BEAM sulla ISS.

Il 26, 27 e 28 Maggio, poi, fuoco alle polveri, anzi fiato alle trombe visto che si è gonfiato un gonfiabile. C’è voluto un po’ di tempo, inizialmente perché il primo tentativo è stato posticipato (nessun problema, solo precauzione) e poi perché quando si è iniziato a gonfiare, come da procedura, le operazioni si sono svolte lentamente, impiegando fino a circa sette ore per avere il BEAM bello pressurizzato:

Il risultato finale è una nuova stanza per gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale, tutto rigorosamente abusivo secondo quelli del catasto, ovviamente, ma la NASA approva (e anche noi, dai):

Dunque, per il momento siamo così. Per nuovi aggiornamenti su BEAM consiglio di seguire su Twitter l’account ufficiale e poi, se vi va, anche il mio account dove tradurrò tutto in italiano.

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