Vera Rubin e la materia oscura

Qualche giorno fa vagavo in rete saltando di articolo scientifico in articolo scientifico cercando le citazioni giuste per la mia tesi di dottorato. Quando mi sono trovato ad introdurre la materia oscura non ho potuto fare a meno di citare Vera Rubin. E, per curiosità mi son detto: chissà se la pagina Wikipedia di Vera Rubin è fatta come si deve. Perciò ho cercato in rete “Vera Rubin Wikipedia” e poi mi sono affacciato sulla pagina in italiano. E, almeno fino al 14 Dicembre 2015, c’era questo:

Cliccate per ingrandire o andate direttamente
sulla pagina di Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Vera_Rubin

Le cose che mi hanno fatto un po’ così pensare sono state due:

Ahia. Wikipedia in italiano di Vera Rubin non nomina la materia oscura e ha un link vuoto per “curva di rotazione”: https://t.co/HHjULnl0mq

— Quantizzando (@quantizzando) 30 Novembre 2015

In particolare, l’ultima frase mi è suonata altamente incomprensibile oltre che notevolmente striminzita come descrizione del lavoro di Vera Rubin.
Ma come si fa a non nominare la materia oscura nella pagina di Vera Rubin? E perché non esiste una voce per “curva di rotazione”  in italiano?


Un doppio controllo incrociato permette anche di verificare che, ovviamente, nella pagina materia oscura, dove si parla anche di rotazione delle galassie, non si fa cenno a Vera Rubin. In particolare, nella sezione “La rotazione delle galassie” della pagina “Materia Oscura” non vi è neanche una citazione di un’osservazione astronomica qualsiasi a riguardo.

Va bene, ma perché ho iniziato questo discorso? Per un motivo molto semplice. La prima cosa che ho pensato quando ho notato queste mancanze non è stato un assalto di pignoleria. Piuttosto un pizzico di preoccupazione. Sapete perché? Perché mi sono messo nei panni di una/un ragazza/o italiana/o che volesse documentarsi sulla materia oscura. Sono certo al 99% che passerà da Wikipedia (in italiano, appunto). Ed ecco che poi ne viene fuori un racconto non accurato sulla materia oscura e questa cosa, lo dico sinceramente, mi dispiace un sacco.
Ma del resto, che ci sta’ a fare un sito come Quantizzando sennò?
Anche perché ne abbiamo già parlato diverse volte della questione. Per esempio c’è un post in cui ho raccontato perché abbiamo bisogno della materia oscura e uno in cui si parlava di Fritz Zwicky, il primo a pensare all’idea di materia oscura dopo aver osservato alcune cose che non tornavano.

Ma poi c’è anche Vera Rubin.

Vera Rubin negli anni Settanta, al lavoro a cercare di capire come funziona l’universo.

Vera Rubin è nata il 23 Luglio del 1928. Al momento di andare all’università a fare quella che ora in Italia chiamiamo “laurea magistrale”, provò ad entrare a Princeton ma purtroppo non fu accettata. Il motivo era che Princenton negli anni Cinquanta non ammetteva donne; un qualcosa di increscioso che durò fino al 1975. Comunque Vera Rubin alla fine andò alla Cornell University dove completò i suoi studi. Successivamente andò alla Georgetown University dove ottenne il dottorato sotto la supervisione di George Gamow, di cui un giorno parleremo su Quantizzando. Per forza.
Poi un po’ di fortuna. Nonostante si ritrovò dopo il dottorato al Carnegie Institution di Washington che aveva all’epoca un programma in astronomia ridotto rispetto ad altri istituti, tuttavia incontro Kent Ford, il quale aveva costruito uno spettroscopio molto sensibile per misurare la rotazione delle galassie. Allora i due iniziarono a misurare la velocità delle stelle nelle galassie a spirale a seconda della loro distanza dal centro della galassia stessa in cui si trovavano.

Ciò che osservarono fu soprendente: le stelle nelle zone più interne giravano veloci proprio come le stelle più esterne. La sorpresa era nel fatto che prima si pensava alle galassie a spirale come dischi rigidi: in tal caso la velocità delle stelle più interne avrebbe dovuto essere più alta poichè tali stelle percorrono un orbita più stretta e vicina al centro (esattamente quello che accade con i pianeti del nostro sistema solare).

Il primo articolo di Vera Rubin e Kent Ford sulla curva di rotazione di Andromeda lo potete trovare qui.

Subito, Rubin e Ford studiarono anche altre galassie (sapete, il metodo scientifico…) e osservarono cose simili. Una spiegazione possibile era proprio quella proposta da Fritz Zwicky: le galassie devono contenere circa un fattore dieci volte di una certa materia non visibile rispetto a quella ordinaria di cui sono fatte le stelle. E così siamo ancora oggi: brancoliamo nel buio ma grazie a Zwicky e Rubin sappiamo che ci deve essere la materia oscura.

Tutte queste informazioni non me le sono inventate ma le ho trovate da un estratto del libro Cosmic Horizons sul sito dell’American Museum of Natural History.

Vorrei anche dire un’altra cosa: senza giri di parole, Vera Rubin secondo me merita un premio Nobel. Perché ha dimostrato praticamente che la materia oscura esiste, è qualcosa con cui dobbiamo fare i conti sul serio. Del resto è stato dato nel 2011 il premio Nobel per la fisica a coloro che hanno scoperto che nell’universo c’è tanta energia oscura (di cui non sappiamo niente di niente al momento) e quindi non vedo perché Vera Rubin non sia meritevole di un premio Nobel.

Insomma, Vera Rubin merita molto di più che quattro righe su Wikipedia.
Soprattutto voi, giovani lettori di Quantizzando, ricordatevi di menzionarla sempre nelle vostre ricerche sulla materia oscura.
Vorrei concludere con una frase tratta da un’intervista che Vera Rubin ha rilasciato a Discover Magazine nel 2002. Alla domanda “Quale altra galassia vorresti visitare?” Rubin ha risposto: “Vorrei visitare Andromeda così da poter guardare indietro la Via Lattea per vedere come è fatta da fuori”.  Scienziata fino al midollo, anche in ipotetici viaggi intergalattici.

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