Una speranza vasta come l’universo

Visto da Saturno, il nostro pianeta è quel puntino bianco che vedete in questa foto scattata dalla sonda NASA Cassini nel 2013. Siamo solo un pianetino minuscolo nell’immensità dell’universo, un pallido puntino blu per dirla con le parole di Carl Sagan. Inoltre, notate che in questa foto sono incluse tutte le persone che vivono o che abbiano mai vissuto sulla Terra.

© NASA

Ci troviamo immersi in un qualcosa di indescrivibilmente più grande di noi che incredibilmente possiamo anche provare a capire come funziona. Lì fuori ci sono cose meravigliose: stelle che nascono, si accendono e poi alcune esplodono anche, dando luogo a quegli atomi di cui noi stessi siamo fatti; e poi galassie, centinaia di miliardi di altre galassie ognuna con centinaia di miliardi di stelle e ancora pianeti, magari, forse come il nostro. Abbiamo impiegato secoli per capirlo grazie alla scienza, ma il concetto fondamentale è che siamo solo un piccolo granello di polvere di stelle e l’universo funzionerebbe benissimo anche senza di noi. Oggigiorno tutto questo ci sembra scontato, ma centinaia di anni fa gli esseri umani erano convinti che il pianeta Terra fosse in qualche modo speciale e anche il centro dell’universo. Tutto questo generava continuamente odio, guerre e scontri.

Ma, un momento.

L’odio, le guerre, gli scontri ci sono ancora, nonostante ormai sia chiaro che combattere esibendo ragioni assurde per accaparrarsi un piccolo pezzo del nostro pianeta è uno sforzo di una inutilità pazzesca se confrontato alle gigantesche dimensioni dell’universo. Probabilmente l’odio, le guerre e gli scontri ci saranno sempre e non sarà la meraviglia di aver capito che viviamo in un universo inconcepibilmente più grande di quello che potremmo immaginare a cambiare le cose.

Perdonatemi, vi prego, per questo post un po’ più emotivo del solito, ma ogni qual volta si apprende di notizie tristi e terribili come quelle che arrivano purtroppo sempre più spesso dalle varie parti del mondo, il senso di impotenza di fronte all’inspiegabile determinazione ad autodistruggersi degli esseri umani mi assale fortemente portandomi in uno stato di totale angoscia dove mi chiedo, probabilmente in maniera piuttosto ingenua, quale sia il senso di queste nostre vite.  


In questi casi, non so bene per quale ragione ma, personalmente, per quello che vale, trovo sempre un po’ di conforto in quella foto della sonda Cassini perché mi ricorda che si può sempre contrapporre a quello stato di angoscia una speranza vasta come tutto il resto dell’universo.
Guardo la foto e pian piano torna la fiducia, magari che, un giorno, impareremo finalmente a guardare più lontano del nostro naso, cercando di comportarci come una specie unita consapevole delle proprie conoscenze e capacità piuttosto che come schegge impazzite che si scontrano le une con le altre per un piccolo pizzico di un piccolo granello di polvere di stelle.

 
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