Tre cose da sapere su KIC8462852

In questi ultimi giorni si è fatto un gran parlare di alieni, pianeti e ipotesi varie mischiando le informazioni importanti con quelle potenzialmente importanti, creando una gran confusione e, soprattutto il solito sensazionalismo tipico. Lo so, magari leggendo queste due righe introduttive penserete che voglia fare la parte del tipico guastafeste; in realtà non è così e lo capirete man mano durante la lettura di questo post. Ho solo intenzione di focalizzare di nuovo (anche se non so se sia mai stato fatto) l’attenzione su alcuni aspetti che reputo molto importanti e che, purtroppo, spesso vengono trattati con leggerezza per lasciare spazio al treno della viralità dirompente.
(Capite dunque che il titolo di questo post – fuori dallo stile di Quantizzando – è puramente pseudo-provocatorio).

Di cosa sto parlando? Mi riferisco a KIC8462852.
No, non è la targa di un trattore ma il nome dato ad una stella della nostra galassia dopo le osservazioni fatte dal satellite NASA Kepler.
Partiamo dal fatto fondamentale: cosa studia il satellite Kepler e come lo fa? Su Quantizzando potete leggerlo qui, comunque vado a riassumerlo brevemente.
In pratica Kepler osserva alcune stelle della Via Lattea per vedere se ci sono delle variazioni nel flusso di luce che misuriamo: se tale fenomeno avviene allora può darsi che magari un pianeta è passato proprio davanti a quella stella. Ed ecco che abbiamo scoperto un pianeta extra-solare. Insomma, tecnicamente magari complicato realizzare il satellite, ma l’idea è molto semplice.
Già qualche tempo fa Kepler ha fatto parlare parecchio di sé quando si parlava, soprattutto sulla stampa, della scoperta di un pianeta “gemello” della Terra che, come abbiamo già visto anche su Quantizzando, di gemello, per quanto ne sappiamo, ha ancora poco.

Dunque, cosa è successo questa volta? Un altro pianeta gemello? No, stavolta Kepler ha misurato qualcosa di anomalo. Cosa che è già una gran bella notizia in scienza, perché quando c’è un problema possono accadere due cose: 1) Si scopre qualcosa di nuovo che non sapevamo prima; 2) Abbiamo sbagliato qualcosa, cioè la spiegazione che avevamo fino a quel momento viene rafforzata.
Insomma, il metodo scientifico non solo non perdona ma rende sempre felici gli scienziati (ma evidentemente non i giornalisti, come vedremo).
Comunque, andiamo con ordine.


Kepler ha preso la stella KIC8462852 e ne ha misurato la quantità di luce emessa al variare nel tempo. Se niente passa davanti alla stella, abbiamo che la luce misurata deve essere sempre la stessa. Se invece qualcosa passa allora ci sarà una diminuzione della luce osservata. E Kepler ha osservato questo:

Questo grafico si chiama “curva di luce”. Sull’asse verticale è riportata la percentuale di luce misurata, mentre sull’asse orizzontale abbiamo il tempo.
Tratto da: http://arxiv.org/pdf/1509.03622v1.pdf

Insomma, come potete vedere, la luce arriva anche a diminuire più del 20%. Prima cosa importante da notare è la non-periodicità dei picchi. Questa sembra una sciocchezza ma in realtà è importante perché nell’articolo scientifico della scoperta (che trovate qui) tra gli autori compaiono anche alcuni astronomi amatoriali.

Ecco, secondo me questa è la prima cosa fantastica da sottolineare: grazie al progetto chiamato Planet Hunters chiunque si può mettere di impegno per cercare di scovare pianeti extra-solari (fatevi sotto, insomma).
Il punto è che gli algoritmi degli scienziati professionisti che analizzano i dati di Kepler vanno in cerca di fenomeni periodici, in quanto l’obiettivo è trovare pianeti in orbita attorno ad altre stelle.
Invece i non professionisti che spulciano Planet Hunters guardano tutto. E così si sono accorti di questa stella anomala con diminuzioni del flusso di luce anche superiori al 20%.
Perché è una cosa fantastica? Perché persone comuni possono prendere parte alla ricerca scientifica e anche avere il proprio nome su di un articolo scientifico, che non è poco.

Da qui arriviamo alla seconda cosa fantastica da sottolineare: diminuzione della luce pari al 20%.
Si tratta di una cosa comune? Una cosa rara? Come fare a dirlo? Bene, gli scienziati, dopo la segnalazione delle astronomi amatoriali si sono detti: “E se proviamo a cercare, tra le osservazioni di Kepler, tutte le stelle che hanno un comportamento simile?”. Allora hanno lanciato un algoritmo che ha richiesto alcune ore di tempo e che ha cercato diminuzioni di luce superiori al 10%. Risultato: circa un migliaio di stelle sono state trovate con cali di luce maggiori del 10%. Ora, la maggior parte si dividevano in tre categorie: alcune erano stelle binarie (che quindi si eclissavano a vicenda), altre erano grandi macchie stellari (come le macchie solari praticamente) e infine alcune erano semplicemente delle misure prese male da Kepler.
Le poche stelle rimaste da questa ricerca, pur avendo diminuzioni di luce maggiori del 10%, comunque non somigliavano affatto a KIC8462852.  Inoltre, KIC8462852 non rappresenta un segnale artificiale del satellite Kepler: cioè la diminuzione del 20% osservata in KIC8462852 esiste e lotta con noi.
Perché tutto ciò è fantastico? Perché ne siamo abbastanza sicuri che quello che abbiamo osservato non lo abbiamo immaginato: deve esserci una spiegazione.

E alcune spiegazioni sono state proposte. Per esempio l’ipotesi che si tratti di resti dovuti a collisioni di pianeti o asteroidi oppure al passaggio di comete. Ognuna di queste ipotesi è stata praticamente scartata tranne, per ora, quella delle comete. Questo perché, di qualunque cosa si tratti, si dovrebbe osservare un’emissione nell’infrarosso e, a seconda poi dell’oggetto ipotizzato, la quantità di infrarossi aspettata cambia. In caso siano comete allora ci aspettiamo di vedere pochi infrarossi. La debole emissione infrarossa che vediamo non esclude lo scenario delle comete ma esclude abbastanza gli altri. Comunque, non voglio annoiarvi. Si tratta della solita storia: abbiamo bisogno di ulteriori osservazioni, soprattutto nell’infrarosso, per capire meglio cosa sta accadendo da quelle parti.
Tuttavia, con questo arriviamo alla terza cosa fantastica da sottolineare, forse la più importante di tutte: sono state proposte alcune possibili soluzioni alle quali sono stati messi dei paletti.

Lo so, magari sembra che abbia ripetuto di nuovo ciò che ho detto finora. Spiegare perché questo punto è, secondo me, fantastico e da sottolineare potrebbe essere delicato, ma ci proverò. Quello che voglio dire è che non sappiamo ancora spiegare l’anomalia registrata in KIC8462852 ma, amici, sappiamo cosa sicuramente non è. Sembra una sciocchezza, ma in questa affermazione è praticamente racchiusa l’essenza del metodo scientifico oltre che forse la storia dell’astrofisica.
Voglio dire che siamo arrivati ad un punto delle nostre conoscenze e delle nostre ricerche scientifiche in cui possiamo dire con una certa confidenza cosa non è un qualcosa osservato a 1500 anni luce di distanza. Scusate se è poco.
Troppo spesso, soprattutto nel comunicare scienza al grande pubblico, si fa sempre leva su quello che abbiamo capito in positivo. Ma in realtà la scienza e, in particolare l’astrofisica, sono piene di cose che abbiamo capito in negativo (passatemi il termine) ovvero cose che abbiamo capito cosa non sono. Per esempio la materia oscura e l’energia oscura, non sappiamo benissimo di che si tratta ma possiamo dire qualcosa riguardo cosa non si tratta. Ripeto, questa è l’essenza della scienza. Trovarsi immersi nel ragionare sul cosa non è l’anomalia KIC8462852 vuol dire essere catapultati nell’azione del metodo scientifico, dove gli scienziati testano e scartano ipotesi a raffica.
Certo, ovviamente l’ipotesi di una mega-struttura aliena non è da scartare a priori e, ovviamente, non sono qui per dire di farlo. Anzi, bisogna dire che si tratta di un’ipotesi davvero affascinante e sarebbe la cosa fantastica per eccellenza qualora dovesse essere vera. Quindi, insomma, gli scienziati hanno fatto benissimo a proporre questa ipotesi e ad incoraggiare ulteriori studi verso la stella KIC8462852 per capire se si è in grado di captare qualche segnale di vita intelligente (qui l’articolo scientifico di qualche giorno fa a proposito della mega-struttura aliena).  Hanno fatto benissimo perché se un tipo di ipotesi si può testare allora bisogna farlo assolutamente, non bisogna avere pregiudizi. Quindi, come vedete non getto discredito sull’ipotesi di una mega struttura di una civiltà aliena, anzi non vedo l’ora che si facciano nuove osservazioni per scoprire qualcosa di più.
Insomma, per dirla con le parole di Giorgio A. Tsoukalos:

“Non sto dicendo si trattasse di alieni… ma si trattava di alieni.”

Tornando seri, il problema non è la scienza, ma la comunicazione di notizie del genere al grande pubblico.
Ripeto, come sommario i punti su cui secondo me si sarebbe dovuto insistere nel divulgare la notizia: 1) La scoperta è stata fatta da astronomi amatoriali; 2) Si tratta di un’anomalia per davvero, cioè è stato accuratamente controllato sia tecnicamente e sia, soprattutto, statisticamente che tale fenomeno è davvero eccezionale; 3) Sappiamo cosa quasi certamente non è.
Se chi fa giornalismo scientifico si dimentica di enfatizzare cose come queste allora poi non ci lamentiamo che ci sono problemi riguardo la cultura scientifica in Italia. Perché la colpa non è del povero pubblico, il quale ha una grandissima voglia di saperne di più e meglio riguardo la scienza; la colpa, anzi il problema è la comunicazione scientifica fatta per creare la notizia che possa diventare virale.
Questo tipo di tattica giornalistica non è affatto educativa e dovrebbe essere fortemente evitata.

Inoltre, vorrei farvi notare un fatto davvero molto semplice e ovvio che ho già detto anche su Twitter:

Quella della stella #KIC8462852 è una notizia interessante che nessuno avrebbe mai notato, se non fosse stato per la cosa degli alieni.

— Sandro Ciarlariello (@quantizzando) 15 Ottobre 2015

Infatti se aprite l’articolo scientifico scoprite che è di un mese fa. Inoltre, giusto per farvi capire la differenza tra giornalismo scientifico serio e giornalismo scientifico italiano, consiglio di prendere visione di quest’articolo del New Scientist in cui di alieni neanche l’ombra e che, soprattutto, è stato pubblicato solo tre giorni (il 18 Settembre 2015) dopo l’uscita dell’articolo scientifico originale. Per confronto leggete pure la notizia riportata da due maggiori quotidiani nazionali come il Corriere della Sera e La Repubblica il 15 Ottobre 2015.
Lascio a voi ogni commento (e se vi va potete anche condividerli qui sotto così ne parliamo insieme).

Insomma, ho approfittato per raccontarvi cosa è stato osservato con Kepler ma in realtà volevo solo farvi notare come il problema del giornalismo scientifico in Italia è spesso un problema serio. Le notizie scientifiche sui grandi media che dispongono di un pubblico ampio,  purtroppo frequentemente vengono trattate con approssimazione nonostante il pubblico sia fortemente interessato ad una informazione di qualità su questi temi.

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