Due parole su The Martian (senza spoiler!)

Finalmente ieri sono riuscito ad andare a vedere The Martian.
Popcorn, poltrona comodissima e film in lingua originale (cosa che ha la sua importanza in generale, a mio avviso). E ora sono qui a dire due parole, sarò davvero brevissimo.
Come da titolo, potete stare super-mega-tranquilli. Non avrete nessuno spoiler.
Già sapete tutto quello che serve per leggere questo post: ovvero che nel film c’è un uomo solo (cioè Matt Damon) su Marte. Quindi, ripeto, potete stare tranquilli e continuare a leggere.

Appena finito di vedere il film ho immortalato di nuovo Matt Damon al cinema di Portsmouth (UK).


Dico subito una cosa: avete visto Interstellar e Gravity e non vi sono piaciuti? Fa niente, perché The Martian è qualcosa di completamente diverso. Qualcosa di assolutamente migliore in termini di sceneggiatura, ma del resto è tratto da un gran bel libro. Lo ripeto, magari per chi non avesse mai letto questo blog: non mi metto a fare le pulci scientifiche a film del genere. Se sto scrivendo un post su The Martian, come ho già fatto l’anno scorso per Interstellar, è per sottolineare come il cinema possa essere molto importante per divulgare un messaggio essenziale: dobbiamo esplorare l’universo.

Dobbiamo non perché qualcuno lo ha imposto. Semplicemente, esplorare è la più basilare affermazione del nostro essere umani. Dentro di noi c’è questo istinto che non riusciremo mai a fermare, quello di cercare di comprendere e scoprire l’universo.
Non mi stancherò mai di ripetere questa cosa; avevo già detto che il libro fa un magnifico lavoro nel raccontarlo e il film altrettanto magnificamente lo rappresenta.
Ah già, a proposito. Io, personalmente, ho visto il film con un bias: sapevo già tutto nei minimi dettagli in quanto avevo già divorato il libro. Sono rimasto dunque deluso dal film? Risposta: Assolutamente no. Ridley Scott e i suoi hanno fatto un lavoro eccellente e, a mio modesto parere, anche gli attori si sono comportati in maniera egregia. Mentre vedevo il film, nella mia mente tornavano proprio le parole del libro esattamente come le avevo immaginate in una possibile descrizione sul grande schermo. Vabbè, ma non un critico cinematografico, quindi lasciamo perdere.

Per quanto riguarda invece il pathos, nonostante sapessi già tutto, comunque il livello di tensione è rimasto altissimo per tutta la durata del film. Lo so, questa potrebbe essere una cosa che varia da persona a persona.
Comunque, per confronto, c’era anche la mia ragazza al cinema con me ieri e posso confermare che, per chi, come lei, avesse “dimenticato” (parole sue…) di leggere il libro, beh, sappiate che la sua esperienza è stata alquanto elettrizzante e coinvolgente, in un mix di ansia, stupore e tensione.

Insomma, se vi piace il genere, consiglio vivamente di andarlo a vedere.
Ma, ancora di più, consiglio la visione a chi non è affatto attratto da film di questo tipo: vi ricrederete. Se poi, magari, avete anche delle perplessità sull’esplorazione spaziale oppure siete di quelli che dicono “Perché mandare una persona su Marte quando possiamo mandarci i satelliti e i robot?” allora sono certo che questo è il film giusto per voi, ma non per farvi cambiare idea (ci mancherebbe altro!) quanto, piuttosto, per farvi capire davvero il punto di vista di persone che la vedono come me.

Perché, un uomo solo su un altro pianeta del sistema solare automaticamente diventa il primo essere umano a mettere piede in posti mai visti da nessun altro di noi e ciò ci rende, inevitabilmente e improvvisamente, consapevoli riguardo quel senso di straordinario che solo l’universo riesce a dare.
Oppure, forse, semplicemente, quel senso di straordinarietà riaffiora dopo un lungo letargo iniziato
tanti anni fa quando eravamo piccoli e la meraviglia era il nostro pane quotidiano.

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