Riscaldamento Globale

Da tempo sono un assiduo lettore di un blog chiamato RealClimate (clicca qui per vedere il blog e gli scienziati autori) lanciato in rete nel 2004.
Si tratta di un sito molto interessante dove leggere qualcosa riguardo i cambiamenti climatici del nostro pianeta scritto da una serie di scienziati che lavorano quotidianamente su questi argomenti.
Addirittura TIME (il famoso settimanale americano) ha detto che RealClimate è uno dei “siti più in linea con gli obiettivi originali del Web, cioè la comunicazione scientifica”.

Personalmente, ritengo RealClimate uno di quei posti su internet dove si può leggere e capire un argomento, pur non essendone esperti, con un certo grado di comprensibilità e fiducia.
Per inciso, un qualcosa che mi piacerebbe fare anche qui con Quantizzando (lavoro duro!) visto che questo è un blog di comunicazione della scienza al pubblico.

Comunque tornando a RealClimate, il punto è che il blog è in inglese. Lo so che al giorno d’oggi ciò non dovrebbe essere un problema ma d’altro canto mi rendo conto che se il pubblico italiano avesse a disposizione quel tipo di informazioni in italiano, allora sarebbe tutta un’altra storia. Ovviamente non ho la minima intenzione di tradurre il blog RealClimate. Quello che mi piacerebbe fare è soltanto evidenziare alcuni concetti molto ben espressi su RealClimate riguardo al riscaldamento globale e postarli qui su Quantizzando in italiano. Se dovessi fallire in questo compito (spero di no!) potrete sempre attingere alla fonte originale andando direttamente sul blog RealClimate; del resto credo che il mio obiettivo principale qui sia semplicemente quello di porre alla vostra attenzione il blog RealClimate, qualora non lo conosceste già naturalmente.

Si sente sempre parlare di riscaldamento globale. Intuitivamente è un qualcosa che riguarda l’innalzamento delle temperature sul nostro pianeta. Tuttavia, per tutti noi, sarebbe bello vedere (letteralmente!) i dati. Perciò ecco qua:

Fonte: RealClimate.org

Il grafico qua sopra mostra le temperatura anno per anno e mese per mese dal 1979 (anno da cui abbiamo i dati dei satelliti) ad oggi.
Come vedete dalla linea blu, c’è un aumento della temperatura globale di 0.175 gradi per decennio. Inoltre c’è un altro numero 0.047 che rappresenta l’intervallo di confidenza di questa misura o se volete quanto possiamo ritenere che effettivamente possiamo fidarci del fatto che la linea blu abbia un’inclinazione diversa da zero (questo vorrebbe dire che la linea blu sarebbe orizzontale e quindi non ci sarebbe nessun trend verso un aumento delle temperature).

Riassumendo: il grafico sopra mostra che il riscaldamento globale esiste davvero. Si tratta di un fatto scientifico misurato.

Il numero che sopra abbiamo chiamato intervallo di confidenza è importantissimo quando si vuole interpretare una misura, qualsiasi misura, non sono quelle riguardanti il riscaldamento globale.

Infatti, in questo momento, proprio mentre leggete questo post, chiunque potrebbe bussare alla porta della vostra stanza o del vostro ufficio o mentre siete in bagno (dico questo perché vedo che Quantizzando viene letto spesso da smartphone!) e farvi vedere un altro grafico molto simile che però parte dal 1998:

Fonte: RealClimate.org

Come caratteristiche visuali il grafico è praticamente simile a quello con i dati che partono dal 1979 ma, come vedete i numeri del trend cambiano. La cosa importante, tuttavia, non è notare che il precendente 0.175 sia diventato 0.116; ciò che bisogna notare è che il numero associato all’intervallo di confidenza  è 0.137, cioè più grande di 0.116.

Questo vuol dire che, effettivamente, abbiamo che il trend è di 0.116 più/meno 0.137 gradi al decennio. In pratica, se guardate il grafico, ciò significa che la linea in blu più marcato può variare la sua inclinazione nella regione delimitata dalle due linee in blu più chiaro. Quindi, per quello che possiamo interpretare con i dati a partire dal 1998 la linea blu scuro potrebbe essere anche orizzontale (nessuna evidenza di riscaldamento globale) come potrebbe essere inclinata verso l’alto (cioè riscaldamento globale) oppure addirittura leggermente verso il basso (raffreddamento globale!).

Che significa tutto questo? Significa che non ci possiamo assolutamente fidare di questo tipo di misure. In altre parole, l’intervallo di tempo considerato, dal 1998 ad oggi, è troppo corto per poter tirare fuori una conclusione.

Per farvi capire meglio questo concetto, ovvero il fatto che non bisogna prendere intervalli troppo brevi di tempo, faremo un esempio estremo molto semplice. Pensate a due giorni consecutivi; il primo giorno dovete uscire con il cappotto perché c’è un po’ d’aria fresca, mentre il giorno successivo potete addirittura uscire solo con una felpa. Quante volte è capitato, vero? Ma nessuno ha mai detto di essere di fronte ad una prova del riscaldamento globale, ci mancherebbe altro!
Tutto questo accade perché in brevi periodi di tempo ci potrebbero essere degli eventi (per esempio il celeberrimo anti-ciclone delle Azzorre che tanto piace a mio padre!) in grado di creare dei trend fittizi rispetto a ciò che si vuole davvero misurare, ovvero il riscaldamento globale su grande scala.

Faccio un’analogia astrofisica, che è quello che mi riesce meglio (non ho detto bene eh, notate!) ed è anche la ragione che mi ha spinto a scrivere questo post, tra l’altro.
Sappiamo che l’universo si espande perché studiando la luce delle galassie lontane abbiamo che tutte mostrano che si allontanano da noi (per una spiegazione più chiara di questo rimando a questo post su Quantizzando). Però, se prendiamo galassie troppo vicine alla nostra, misuremo anche moti di avvicinamento! Questo è dovuto alla forza di mutua attrazione gravitazionale tra la nostra galassia e le nostre vicine di casa. Perciò, la lezione che ogni astrofisico sa bene è che per misurare l’espansione dell’universo si deve andare su scale molto grandi, più grandi di quelle che definiscono il gruppo di galassie a cui appartiene la nostra Via Lattea.
Ecco, lo stesso discorso riguarda il riscaldamento globale, con l’unica differenza che invece di scale spaziali abbiamo scale temporali.

Un altro modo carino per visualizzare il trend del riscaldamento globale su un largo periodo di tempo è dato da questa simpatica visualizzazione trovata sul sito Bloomberg.com (dove ci sono anche dati antecendenti al 1979 presi tramite misurazioni dal suolo e dal mare).

Dunque, per concludere, il riscaldamento globale esiste. Non lasciatevi infinocchiare da gente che usa la statistica a sproposito.  Inoltre, per essere sempre aggiornati consiglio davvero caldamente di diventare anche voi lettori assidui del blog RealClimate.

Fonte: Recent global warming trends: significant or paused or what?

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