Pilastri della Creazione

Hubble Space Telescope (HST) è, appunto, un telescopio lanciato nello spazio. Per la precisione è stato lanciato nel 1990  in orbita attorno la Terra e da allora ha reso un notevole servigio all’astrofisica. E quest’anno sono 25 anni di onesto, duro e buon lavoro. Insomma, una ricorrenza da festeggiare.

Prima vorrei solo ricordare qual è l’importanza di avere un telescopio nello spazio. Infatti i telescopi sul suolo terrestre hanno l’handicap di dover sottostare ai giochetti dell’atmosfera. Ovvero la luce delle galassie lontane, prima di arrivare al telescopio, deve attraversare l’atmosfera. Quest’ultima, a causa di turbolenze e altro, può provocare delle distorsioni delle immagini ma anche limitare la loro risoluzione. Quando dico risoluzione intendo la capacità dello strumento di “risolvere” cioè distinguere due sorgenti vicine nel cielo. Esiste un limite teorico a questa risoluzione che dipende da due fattori: è direttamente proporzionale alla lunghezza d’onda a cui si osserva e inversamente proporzionale al diametro del telescopio. Ovvero più è grande il telescopio più è piccola la scala di risoluzione, cioé possiamo distinguere oggetti che sono molto vicini. Ovviamente tutto questo è peggiorato se di mezzo c’è anche l’atmosfera.
Perciò, per arrivare al limite teorico di risoluzione bisogna mandare un telescopio nello spazio. Insomma tutte queste parole solo per dire che c’è un motivo ben preciso per cui le immagini nello spazio sono migliori e il motivo è la mancanza di atmosfera.

Bene, ora torniamo ai festeggiamenti per i 25 anni di servizio di HST. Per celebrare il telescopio ha scattato una foto dei cosiddetti Pilastri della Creazione, chiamati così perché si tratta di una regione in cui vengono create nuove stelle e non perché vi sia qualche significato mistico (non fatemelo nemmeno sentire, per favore!). Ecco, ora vi mostro la già meravigliosa foto che HST ha scattato nel 1995 (alla sinistra del vostro schermo) e la foto scattata quest’anno per celebrare i 25 anni (alla destra del vostro schermo).

1995
2015
Si tratta senza dubbio di una foto bellissima e maestosa. Tuttavia è solo un particolare di una zona ben più grande della nostra Galassia:
La Nebulosa dell’Aquila, dove si trovano i Pilastri della Creazione
Dunque, voi sapete che su Quantizzando non ci accontentiamo di vedere delle belle foto del nostro universo ma vogliamo saperne di più. Perfetto.
Gli astrofisici hanno analizzato e studiato la Nebulosa dell’Aquila, ovvero la nebulosa che contiene i Pilastri della Creazioni. Dalle osservazioni si vede che la cavità della nebulosa contiene circa 20 stelle. Per questo gli astrofisici si sono interessati a questa regione per capire meglio come polvere interstellare e stelle interagiscono. Quindi, per dirla brevemente, lo studio della polvere interstellare ci può dare qualche indizio su quello che sta accadendo da quelle parti.
Ciò è stato fatto in questo studio, dove sono stati mostrati due possibili scenari; gli astrofisici hanno visto che il modello standard non va bene per le osservazioni della Nebulosa dell’Aquila. Per modello standard si intende radiazione ultravioletta delle stelle che colpisce e riscalda i grani di polvere. Insomma c’è bisogno di un qualche altro meccanismo che spieghi il riscaldamento dei grani di polvere. Nell’articolo scientifico in questione vengono proposti due scenari: o la distribuzione del tipo di grani di polvere è diversa dal solito oppure la Nebulosa dell’Aquila rappresenta i resti di una supernova, cioé dell’esplosione di una stella arrivata alla fine del suo ciclo vitale. Tuttavia il risultato finale è che i Pilastri della Creazione pian piano vengono erosi e quindi non si dovrebbero vedere più in tempi scala pari a migliaia di anni!
D’altronde, se per un attimo assumiamo che si tratti davvero dei resti di una supernova (che tra l’altro dovrebbe essere stata visibile circa 2000 anni fa da qualcuno sulla Terra), allora abbiamo la seguente considerazione.
La Nebulosa dell’Aquila e quindi anche i Pilastri della Creazione si trovano a circa 7000 anni luce da noi, ovvero la luce impiega 7000 anni per arrivare sino a noi sulla Terra. In altre parole l’immagine presa da HST mostra com’erano i Pilastri della Creazione 7000 anni fa.
Ciò, oltre ad essere un fantastico viaggio nel tempo ci dice anche che, assumendo si tratti dei resti di una supernova, stiamo vedendo nella foto qualcosa che ora non esiste più: i Pilastri dovrebbero essere stati già distrutti ormai!
Tutto ciò sembra incredibile ma non è altro che la combinazione di due effetti: il fatto che la velocità della luce non è infinita bensì di 300 mila km al secondo più il fatto che l’universo è immenso. Anzi, dato che la Nebulosa dell’Aquila appartiene alla nostra Galassia, possiamo limitarci a dire che la nostra Galassia è enorme rispetto alle dimensioni a cui siamo quotidianamente abituati.
Ora, provate a pensare quant’è grande l’universo! (Lascio un paio di righe di tempo per farlo)
Si tratta di un qualcosa di incredibile, di un qualcosa che non dovrebbe farci concentrare in quel che facciamo tutti i giorni se solo proviamo a pensarci un attimo. Ma è davvero così. Siamo parte di un qualcosa di immensamente grande.
La cattiva notizia è che potremmo sentirci persi di fronte a questa tutta grandezza, la buona notizia è che questa immensità può essere studiata semplicemente applicando il metodo scientifico.
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