Aggiornamenti su BICEP2

Lo scorso marzo avevamo raccontato qualcosa sui risultati di BICEP2, un telescopio che osserva la luce nel range delle microonde (e quindi in particolare ha studiato la radiazione cosmica di fondo, la prima luce dell’universo). Per tutti i dettagli rimando tutti voi a quel post su Quantizzando. Quindi, visto che ci sono aggiornamenti, mi sento obbligato qui su Quantizzando a mettervi al corrente dei nuovi sviluppi, altrimenti non sarei un bravo blogger.
Il succo era che le osservazioni condotte da BICEP2 potevano essere la prima prova indiretta della realtà di una teoria fenomenologica riguardo l’universo chiamata inflazione; teoria che descrive una fase di espansione accelerata avvenuta nei primissimi momenti dell’universo. Quindi BICEP2 sembrava aver buttato un occhio su un periodo molto lontano, circa 13.8 miliardi di anni di anni fa (questa è l’età stimata dell’universo attualmente).

Però c’erano incertezze già in marzo. Ora, proprio oggi, sono arrivati i risultati di Planck, il satellite dell’ESA (European Space Agency) che ha osservato l’emissione in microonde dovuta alla polarizzazione della luce a causa della polvere (grani di silicio sparsi nella galassia) in tutto il cielo e in particolare nella regione che riguarda anche i dati di BICEP2.
Piccolo ripasso: polarizzazione vuol dire la seguente cosa. Un fotone è un’onda elettromagnetica e un’onda oscilla. Può capitare che per qualche fenomeno (onde gravitazionali, lensing o appunto polvere) tali fotoni oscillino in una qualche direzione preferenziale. Ecco, questo vuol dire avere luce polarizzata. E la polvere fa come gli occhiali da Sole: si tratta dello stesso principio di funzionamento; il vetro degli occhiali fa passare solo luce che oscilla in una certa direzione. Ma torniamo a Planck e BICEP2.

Ebbene?

Niente. Cioè, a quanto pare i risultati di BICEP2 si possono spiegare in termini delle osservazioni di Planck sulla polarizzazione della luce causata dalla polvere.

E quindi?

Quindi quello che ha osservato BICEP2 non era un segnale che teneva conto in maniera appropriata anche dell’effetto della polvere. E allora il segnale misurato forse non era proprio quello delle onde gravitazionali dell’inflazione. Se non mi credete allora credete ad un astrofisico (e comunicatore di scienza) di gran lunga più esperto di me sull’argomento come Amedeo Balbi con un post nel suo blog Keplero.

Attenzione, però. Non ci sono né vincitori né vinti. Infatti come si può leggere nell’articolo scientifico di oggi (a proposito, ecco il link: http://arxiv.org/pdf/1409.5738.pdf) i team di Planck e BICEP2 si sono uniti per capirci qualcosa di più sulla faccenda e fare un’analisi congiunta dei dati che non si sa mai. Insomma, visto che probabilmente non possiamo eccitarci per avere tra le mani la prova dell’inflazione, di sicuro dobbiamo restare meravigliati di fronte al funzionamento della scienza. BICEP2 ha fatto una misura e ha trovato una cosa; Planck ne ha trovata un’altra. E poi si mettono insieme. Non ci sono (quasi) mai nemici ma solo un obiettivo comune: capire qualcosina in più sull’universo. Fosse anche un granellino di polvere.

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