La scoperta dell’acqua calda

Parecchie generazioni che ci hanno preceduto hanno ben pensato di scrutare il cielo. Alla ricerca di segni, indicazioni, magari sfruttarne la periodicità degli eventi. Qualcuno si era anche chiesto come fosse fatto l’universo, cercando di capire chi girasse intorno a chi.
Potrebbe generarsi una sottile ilarità nel ripercorrere i vari modelli proposti nei secoli ma quelle persone, con i limiti imposti dalla loro epoca culturale in cui hanno vissuto, vanno ammirate. Non solo perché si sono posti il problema. Anche perché certe volte ci sono andati vicini.
Il punto é che al giorno d’oggi, in realtà, sappiamo infinitamente di più di quanto fosse disponibile alla conoscenza degli antichi popoli.
Per certi versi possiamo dire che c’é un mare di informazioni riguardo il nostro universo che sono completamente gratuite per la nostra generazione. Ovvero sono conoscenze acquisite e consolidate nel corso dei secoli. Sono sicuro che i Greci avrebbero pagato tutto il denaro in loro possesso pur di accedere alla conoscenza di cui disponiamo oggi.
Però, e purtroppo lo dico con una punta di rammarico, non sembra essere ciò che la nostra generazione sia disposta a fare. Anzi.
Proprio perché si tratta di conoscenze acquisite sembra che non sia dovuto occuparsi di certe questioni astronomiche che possono sbrigativamente essere catalogate con l’etichetta della “scoperta dell’acqua calda”, come da titolo. Ma ad una analisi poco più approfondita si scopre che in realtà alcuni concetti apparentemente scontati non sono del tutto acquisiti dalla maggioranza delle persone. Sembra che debba essere solo una piccola elite di persone a conoscere e ad accedere ad alcuni segreti dell’universo.
Le scuse sono diverse: dalla matematica troppo complicata alla mancanza di tempo passando per il “tanto a me che mi cambia”.
Così nacquero i divulgatori, per riavvicinare le persone ad un qualcosa di molto naturale che hanno dimenticato a fare: domandarsi com’è fatto l’universo. Ma non basta.
Non basta perché il pubblico generale alla fine si illumina solo quando si parla di buchi neri e Big Bang e soprattutto per questioni filosofiche-religiose che non hanno niente a che vedere con la scienza come ben sanno i fisici che si occupano davvero di buchi neri e Big Bang.
Non solo.
Un bel giorno gli scienziati scoprono un pianeta simile alla Terra che potrebbe ospitare la vita. Ripeto, potrebbe.
Ma per la mente umana il potrebbe é un presente indicativo e nascono di nuovo questioni filosofiche.
Nessuno che si preoccupa di riconoscere alla scienza la pazienza nell’affrontare secoli (ripeto, secoli) in cui si pensava che ci fosse un unico mondo, in cui questo mondo era addirittura al centro dell’universo.
Ma la scienza sa essere paziente, come già detto. E allora invece di pensare agli alieni e ora di applaudire allo sforzo di uomini concreti che hanno saputo sviluppare tecniche in grado di ribaltare tutto. E quali sono quelle tecniche? Come abbiamo fatto? Sono quelle le cose da ricordare della scienza. Quelle cose che vengono date per scontate ma che invece hanno richiesto molti anni e l’ingegno di molte persone.
Alcune volte mi sembra che nei programmi di divulgazione sia obbligatorio parlare di buchi neri o Big Bang. Sembra sia proprio quello che lo spettatore voglia sentirsi dire, il motivo per cui guardare quel programma o andare a quella conferenza. Lo so cosa pensate: che i buchi neri e il Big Bang sono cose troppo affascinanti.
Io penso: essi sono il trucco per riuscire a carpire l’attenzione dei non addetti ai lavori. In fondo uno potrebbe assistere ad qualunque evento in cui si parla di buchi neri e non capire assolutamente nulla magari pensando che l’argomento sia troppo complicato per chi non ha una adeguata preparazione ma comunque assolutamente affascinante.
Come si formano le stelle, come si formano le galassie, come si muovono le stelle nelle galassie, come si scoprono i pianeti extra-solari, come funziona il Sole, come si misurano le distanze nell’universo? Ci sono tanti di quei problemi aperti in astrofisica e tante di quelle domande che attendono risposta!
Sia chiaro amici lettori di Quantizzando, non vi sto accusando di negligenza. Non é colpa vostra. La colpa é nostra che vi presentiamo le informazioni senza stuzzicare per bene la vostra sete di conoscenza.
La colpa é nostra che pensiamo che voi siate solo interessati ai buchi neri e al Big Bang. E la colpa é ancora nostra che non abbiamo capito che in realtà potremmo parlare di mille altri argomenti e avere ancora gente che segue i nostri blog.
Ma forse questa non é altro che un’altra scoperta dell’acqua calda, chissà.
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