Il Grande Dibattito

Questa è una storia vera, una storia di scienza. Una storia, essenzialmente. Dove due scienziati hanno discusso, hanno avuto idee diverse di cui, ovviamente, solo una era quella esatta. Ma in questa storia, poi, chi ha avuto l’idea esatta ne ha anche avuta una sbagliata. Cioè gli scienziati sono alla ricerca della verità non sono i custodi della verità. Comunque, iniziamo.

Qualche anno dopo la pubblicazione da parte di Albert Einstein della teoria della Relatività Generale (1915), nel mondo astronomico ci fu un acceso dibattito sulla natura di alcuni oggetti osservati dell’universo allora conosciuto. Stiamo parlando delle “nebulose”.

Il 26 aprile del 1920, in un meeting dell’American Association for the Advancement of Science, due astronomi presentarono, indipendentemente l’uno dall’altro, alcuni risultati sulla struttura dell’universo. 

I protagonisti della nostra storia furono Harlow Shapley e Heber Curtis. 


Il dibattito che ne venne fuori fu abbastanza controverso ed entrambi i contendenti avevano ragione su alcuni fatti e completamente torto su altri.

Shapley era convinto che la Via Lattea costituisse l’intero universo e dunque riteneva che le strane nebulose a spirale che erano state osservate fossero oggetti appartenenti alla nostra galassia. Ovviamente queste cose non se l’era inventate di sana pianta ma aveva un motivo valido per credere ciò;  infatti, per rendere ancor più valide le sue conclusioni, utilizzò i dati del collega olandese Adrian van Maanen, il quale sostenne di essere riuscito ad osservare che la “nebulosa” di Andromeda fosse in rotazione.
In particolare aveva misurato il periodo di rotazione dei bracci a spirale di Andromeda. Confrontando tale stima con le dimensioni allora conosciute per una galassia a spirale saltava fuori che un tale periodo di rotazione fosse troppo piccolo e violava il limite di velocità di rotazione imposto dal valore della velocità della luce. Dunque van Maanen (e poi Shapley) affermava che la nebulosa di Andromeda fosse parte della Via Lattea (le misure di van Maanen, però, si rivelarono più tardi errate).

L’altro contendente di questa singolar tenzone, Curtis, affermava invece che le nebulose, come quella di Andromeda, fossero altre galassie, proprio come la Via Lattea. A favore della sua tesi portò come argomento il numero di novae rivelate nella “nebulosa di Andromeda”; infatti Curtis si chiedeva come potesse essere possibile che ci fossero più novae in una ristrettissima zona della galassia che non nel resto della Via Lattea.
Le osservazioni successive dimostrarono che ad avere torto era Shapley, ma questo non vuol dire che non sia stato comunque capace di concepire delle ottime idee. 

Curtis e Shapley.


Shapley infatti, studiando la distribuzione degli ammassi globulari, capì che il centro della galassia era situato in direzione della costellazione del Sagittario e concluse quindi che il sistema solare dovesse trovarsi nella periferia della Via Lattea piuttosto che nelle zone centrali. Questa tesi non era assolutamente condivisa da Curtis, il quale riteneva che il Sole fosse al centro della nostra galassia.

Risulta davvero curioso notare come Shapley, il quale pensava che la Via Lattea fosse l’intero universo, affermava, in modo scientifico, che il Sole fosse situato in periferia di quell’ipotetico universo monogalattico, mentre Curtis, che ipotizzò appunto l’esistenza di altre galassie, non riuscì ad abbandonare l’idea che il Sole fosse al centro di qualcosa. 

E con questo si chiude la nostra (breve) storia. Siccome ogni storia, di solito, ha una morale, se proprio vogliamo, la morale di questa storia è: la scienza è fatta da essere umani. La scienza si fa portando evidenze a favore o contro una teoria. La scienza è dinamica, nel senso che può cambiare da un giorno all’altro la teoria dominante a patto di avere delle prove. Insomma, la scienza è fatta da essere umani e essere umani vuol dire fare scienza.



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